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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Milano, il fermo che scuote le proteste: chi è Youssef Siher

Il politologo è accusato di aver alimentato disordini attraverso una rete digitale nata dopo gli scontri di ottobre; la Procura valuta anche possibili collegamenti con un’inchiesta genovese.

La detenzione di Youssef Siher ha riacceso il confronto dentro il movimento di protesta milanese. Mentre i suoi profili digitali vengono sommersi da attacchi e messaggi ostili, ieri circa 15mila persone hanno partecipato a un corteo pacifico da Cairoli a piazza Leonardo Da Vinci.

Dalle realtà che hanno promosso la manifestazione arriva però una lettura diversa: il movimento, sostengono, sarebbe nato dal basso e non dipenderebbe da un’unica guida. In vista dello sciopero generale del 30 ottobre, nelle discussioni su precarietà e costo della vita circola anche la frase: «Se pensate, sbagliando, di averci tolto la “mente”, ricordate che dovete ancora toglierci gambe e braccia».

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La moglie coinvolta nella stessa indagine

Nel procedimento è finita anche Sagia Hammoud, moglie di Siher. La donna, 32 anni, è mediatrice interculturale, ha origini libanesi ed è nata e cresciuta a Como.

Secondo l’ipotesi investigativa, Hammoud avrebbe avuto con il marito un ruolo nella gestione della pagina “Movimento 17 ottobre” e della relativa chat Telegram. Anche nei suoi confronti vengono contestati gli stessi reati attribuiti a Siher, ma il testo disponibile non indica ulteriori provvedimenti adottati a suo carico.


L’accusa nasce dai messaggi online

La Procura di Milano ha chiesto il fermo di Siher nella serata di sabato. La pm Francesca Crupi dovrà ora sollecitarne la convalida; il trentenne, dal giorno precedente, è detenuto nel carcere di San Vittore.

Gli investigatori stanno esaminando telefoni e computer sequestrati durante le perquisizioni. L’obiettivo è ricostruire contatti, comunicazioni e presunte modalità operative della rete digitale, oltre a verificare se dietro i messaggi ci fosse un’organizzazione più ampia.

Nel provvedimento, la Procura descrive Siher come un soggetto capace di influenzare gli altri e gli attribuisce l’intenzione di provocare paura tra i cittadini. Per gli inquirenti, il fermo avrebbe contribuito a impedire una possibile sommossa prevista per il 24 ottobre.

La contestazione riguarda l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica, l’associazione con finalità di terrorismo o eversione e la violenza organizzata durante le manifestazioni pubbliche. Il provvedimento sostiene che l’indagato avrebbe sfruttato gli episodi del 17 e 18 ottobre per creare un gruppo Telegram arrivato a superare i 6mila partecipanti.


Nel mirino convocazioni e istruzioni

A Siher viene attribuita la diffusione di messaggi rivolti alla convocazione di persone in diverse piazze italiane per il 24 ottobre 2026. Gli inquirenti ritengono che quei contenuti contenessero riferimenti alla rivoluzione, alla guerriglia urbana e ad azioni contro l’ordine pubblico.

Secondo la ricostruzione della Procura, comunicazioni inviate il 23 e il 24 ottobre avrebbero dovuto indicare i luoghi di concentramento dei manifestanti. L’intervento della polizia giudiziaria, con il blocco dell’invio di ulteriori messaggi, avrebbe impedito che quelle indicazioni arrivassero agli utenti della chat.

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Il provvedimento parla di una condotta «realmente efficiente ed efficace» nel convincere le persone a commettere illeciti. La valutazione investigativa si fonda anche sul materiale che sarebbe stato diffuso online: manuali per gli scontri, indicazioni per proteggersi o allontanarsi durante le manifestazioni e suggerimenti per aumentare il livello del conflitto.

La Procura collega inoltre l’attività digitale a un clima di allarme diffuso. La presenza di polizia ed esercito e la scelta di molti commercianti di abbassare le serrande o installare barriere vengono indicate come conseguenze della paura di nuovi episodi di devastazione e saccheggio.


Il profilo del politologo

Siher ha 30 anni, è italiano di seconda generazione e studia i movimenti politici islamici. Ha conseguito una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche all’Università degli Studi di Milano; svolge attività giornalistica autonoma e ha collaborato con alcune testate nazionali.

È inoltre descritto come attivista vicino alla causa palestinese. La pagina “Movimento 17 ottobre” conterebbe più di 48mila seguaci, mentre la chat Telegram sarebbe arrivata a sfiorare quota 9.500 iscritti. Entrambi gli spazi sono comparsi dopo gli scontri che avevano colpito Milano otto giorni prima rispetto agli accertamenti.

Tra gli elementi valutati per giustificare il fermo, la Procura indica anche il rischio che l’indagato possa sottrarsi alla giustizia. Gli investigatori gli attribuiscono una notevole capacità di spostamento e una rete di conoscenze che, secondo la loro ricostruzione, potrebbe aiutarlo a rendersi irreperibile.


Verifiche aperte a Genova

Un altro filone riguarda possibili rapporti tra Siher e le persone arrestate nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Genova sul presunto finanziamento ad Hamas tramite associazioni benefiche. Quell’indagine aveva portato a decine di arresti nel dicembre 2025.

La Procura genovese sta svolgendo verifiche, ma il nome di Siher non risulta nell’inchiesta recentemente chiusa dal capoluogo ligure. Gli accertamenti, quindi, mirano a stabilire se esistano contatti o collegamenti, senza che al momento sia indicato un suo coinvolgimento formale in quel procedimento.

Le ipotesi contestate a Milano non riguardano la partecipazione diretta alle devastazioni o ai saccheggi che hanno preceduto l’adozione dell’ultimo decreto governativo sui cortei violenti. L’accusa sostiene piuttosto che Siher avrebbe svolto una funzione di collegamento tra ambienti antagonisti e gruppi di giovani indicati dagli investigatori come potenzialmente capaci di provocare nuovi disordini.

Le perquisizioni eseguite sabato, compresa quella nell’abitazione dei genitori a Mazzano, in provincia di Brescia, avrebbero fatto emergere materiale digitale meritevole di ulteriori esami. Anche questi dati dovranno essere valutati nel corso dell’indagine, insieme ai contenuti pubblicati e ai contatti della rete online.

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