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Attualità 2 min di lettura5 min fa

Siher, il doppio fronte dell’inchiesta: terrorismo e pista Hamas

La Procura di Milano valuta il fermo del ricercatore, mentre a Genova si esaminano eventuali rapporti con associazioni al centro di un’indagine sui presunti finanziamenti ad Hamas.

Youssef Siher si trova al centro di due distinti livelli di accertamento. A Milano la Procura chiede la convalida del fermo eseguito sabato 24 ottobre, contestandogli l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e la violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche. A Genova, invece, gli investigatori stanno verificando se il ricercatore abbia avuto rapporti con la rete di associazioni benefiche già coinvolta in un’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas: in quel procedimento, al momento, non risulta indagato.

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Il ruolo attribuito dagli investigatori

Secondo la Digos, il trentenne di origini marocchine avrebbe svolto una funzione politica nella nascita e nella crescita del Movimento 17 ottobre. Gli investigatori lo descrivono come la figura che avrebbe cercato di dare una direzione comune alla rabbia esplosa nelle piazze, mettendo in comunicazione ambienti antagonisti e gruppi di giovani indicati come protagonisti delle violenze della settimana precedente.

L’accusa non riguarda direttamente saccheggi o danneggiamenti. A Siher viene invece attribuita la gestione della mobilitazione attraverso i canali digitali, con la diffusione di contenuti e indicazioni che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero potuto favorire ulteriori episodi violenti. La Digos lo considera «l’istigatore, l’agitatore, l’uomo che voleva mettere il cappello politico su un movimento potenzialmente pericoloso».


La rete digitale e gli accertamenti a Genova

Il Movimento 17 ottobre avrebbe raccolto in pochi giorni oltre 48mila seguaci su Instagram e quasi 9.500 iscritti su Telegram. Per gli investigatori, queste dimensioni avrebbero trasformato una protesta nata in modo spontaneo in una struttura capace di raggiungere e orientare un numero consistente di persone.

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A occuparsi delle piattaforme, secondo gli atti, sarebbero stati Siher e la moglie, mediatrice culturale residente a Como e a sua volta indagata. Il ricercatore, laureato in Comunicazione e con un master in Scienze politiche all’Università degli Studi di Milano, lavora come giornalista freelance, studia i movimenti politici islamici e partecipa alla mobilitazione filopalestinese.

Il suo profilo, diverso da quello dei giovani coinvolti negli scontri, è considerato dalla Digos un elemento che ne avrebbe accresciuto il peso nella protesta. Nel frattempo, a Genova, le verifiche puntano a stabilire se esistano collegamenti con le associazioni già esaminate nell’indagine sui presunti flussi di denaro destinati ad Hamas. Siher non è accusato in quel fascicolo e ogni eventuale responsabilità dovrà essere valutata nelle sedi giudiziarie competenti.

La richiesta di convalida del fermo sarà ora sottoposta al giudice di Milano. Le contestazioni formulate dalla Procura restano quindi ipotesi accusatorie, ancora da verificare nel corso del procedimento.

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