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Attualità 3 min di lettura8 min fa

Siher, il docente lo difende: «Nella tesi nessuna radicalizzazione»

L’inchiesta sui contenuti del Movimento 17 Ottobre coinvolge anche Sagia Hammoud, individuata dagli investigatori attraverso il telefono della moglie.

Il caso giudiziario di Youssef Siher si intreccia con un profilo accademico che il suo ex relatore descrive in termini molto diversi da quelli dell’accusa. Il docente Nicola Del Corno lo ricorda infatti come uno studente brillante e moderato, mentre la procura contesta al 30enne messaggi ritenuti capaci di alimentare violenza e disordini.

L’indagine riguarda i canali del Movimento 17 Ottobre, creati dopo gli scontri e i saccheggi avvenuti a Milano il 17 e 18 ottobre. Nel procedimento è coinvolta anche la moglie Sagia Hammoud, indicata dagli inquirenti come un’altra amministratrice dei profili utilizzati per diffondere appelli e istruzioni destinati alle manifestazioni del 24 ottobre.

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Le accuse nate dalle chat

Secondo il decreto di fermo, Siher avrebbe incoraggiato la commissione di reati contro l’ordine pubblico attraverso contenuti pubblicati in rete. Tra i messaggi contestati compare anche la frase: «Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame».

La procura gli attribuisce inoltre l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e dall’uso di strumenti informatici, oltre alla partecipazione violenta a una manifestazione. Per la pm Francesca Crupi, i contenuti avrebbero contribuito a creare nella popolazione una percezione di pericolo, anche in ragione della presenza di polizia ed esercito a Milano e in altre città.

Nelle conversazioni esaminate dagli investigatori si sarebbe parlato di sacrificare la propria fedina penale per ottenere un cambiamento e della possibilità di danneggiare istituti bancari. Sul telefono sarebbe stato trovato anche un documento intitolato «Rivoluzione, istruzioni per l’uso», pensato per promuovere una mobilitazione contro il Governo Meloni.


Il piano per le manifestazioni

Il materiale sequestrato comprenderebbe indicazioni sull’abbigliamento, sugli oggetti da portare in piazza e sulle modalità per comunicare gli spostamenti delle forze dell’ordine. In uno dei messaggi si legge: «In piazza facciamo gruppi Signal con amministratori scelti casualmente, per comunicare dove si spostano gli sbirri, cancelliamo i gruppi subito dopo la piazza, non lasciamo traccia».

Gli inquirenti ritengono che queste indicazioni mostrino l’esistenza di un progetto eversivo sviluppato sfruttando la tensione seguita agli avvenimenti del 17 e 18 ottobre. Resta però da chiarire se Siher abbia preso parte personalmente agli scontri di quelle giornate. L’uomo è stato individuato sabato 24 ottobre nell’abitazione di un’amica, al Corvetto, e accompagnato in questura; durante gli interrogatori ha scelto di non rispondere.

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La localizzazione del telefono di Hammoud avrebbe permesso alla squadra mobile di arrivare a lui, che aveva spento il proprio dispositivo. Per gli investigatori, anche la donna avrebbe avuto un ruolo nella gestione dei canali del movimento e deve rispondere delle medesime contestazioni.


Chi è Sagia Hammoud

Hammoud ha 32 anni, è nata e cresciuta a Como e lavora come mediatrice interculturale per un’associazione con sedi a Como e Milano. Si presenta come libanese, palestinese e araba e fa parte dei Giovani Palestinesi di Milano.

Nel gennaio 2025 aveva firmato con il marito un articolo dedicato alla morte di Ramy Elgaml, il 19enne deceduto nel 2024 al Corvetto durante un inseguimento dei carabinieri. Nella sua presentazione professionale raccontava inoltre l’interesse per la Palestina, la lettura, la scrittura e le forme di arte politica.


Il relatore: nessun segnale radicale

Del Corno, professore di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano, seguì la tesi triennale di Siher nel 2020. Il lavoro era dedicato all’islamismo politico e analizzava il rapporto tra la Sunna, le tradizioni legate alla condotta e alle parole di Maometto, e l’organizzazione politica degli Stati islamici.

«Era uno studente eccellente», ha raccontato il docente, spiegando che la ricerca era stata condotta con metodo e non presentava elementi di radicalismo o di apologia. Del Corno ha aggiunto di aver scritto in seguito una lettera di referenze per il giovane, che aveva proseguito gli studi in Scienze Politiche e puntava a un dottorato.

Gli ex compagni lo avrebbero ricordato come una persona studiosa e dai modi moderati. Siher era stato anche eletto nel senato accademico con UniLab, lista considerata vicina al centrodestra, e aveva ottenuto uno stage all’Ispi. Elementi che, secondo il suo ex relatore, restituiscono un’immagine distante da quella delineata nel decreto di fermo.

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