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Attualità 4 min di lettura6 min fa

Giovani senza futuro: la proposta per non perderli tra scuola e lavoro

Dalla prima infanzia all’ingresso nell’età adulta, serve una regia unica che coordini servizi, istruzione, formazione e opportunità professionali.

Chi difende le manifestazioni e chi le contesta sembra avere una risposta pronta soltanto per la parte più visibile del problema. Resta invece senza soluzione la domanda decisiva: chi si occupa dei giovani che abbandonano gli studi, non trovano un impiego stabile o scelgono di trasferirsi all’estero perché in Italia non vedono prospettive?

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La spesa pubblica guarda ancora indietro

Affrontare davvero questa questione obbligherebbe a ridiscutere la distribuzione delle risorse tra generazioni. L’Italia destina già una quota molto elevata della spesa alle pensioni; per questo, secondo la proposta avanzata, non è coerente aumentare ancora i trattamenti pensionistici a scapito degli investimenti rivolti a bambini e ragazzi.

Matteo Salvini sostiene Quota Cento e una parte consistente della sinistra, anche sotto la pressione della Cgil, difende ulteriori interventi su questo fronte. La tutela degli anziani poveri o non autosufficienti resta necessaria, ma andrebbero riesaminati i vantaggi concessi senza criteri selettivi, le uscite anticipate finanziate dallo Stato e i trasferimenti privi di una verifica sulla loro efficacia. Lo stesso controllo dovrebbe riguardare bonus, detrazioni e sussidi.


Il disagio non nasce in piazza

La protesta non può essere ridotta alla violenza di chi rompe una vetrina, così come la repressione non esaurisce i compiti dello Stato. Il governo Meloni ha garantito il servizio d’ordine, ma il ripristino della sicurezza non risponde a chi vive tra occupazioni precarie, affitti fuori portata e crescente distanza dalle istituzioni. Anche l’opposizione, limitandosi a denunciare il malgoverno senza indicare strumenti concreti, rimane sul terreno della propaganda.

Marco Leonardi, economista vicino alla minoranza del Pd, ha richiamato a Orvieto un dato utile a leggere il malessere: negli ultimi cinque anni l’Italia è stato l’unico Paese a perdere potere d’acquisto. Secondo la sua ricostruzione, il drenaggio fiscale ha comportato 25 miliardi di imposte aggiuntive per i lavoratori dipendenti; all’inizio del 2026, inoltre, il potere d’acquisto dei salari risultava ancora inferiore del 6,1 per cento rispetto al 2021.


Una regia unica dagli asili ai 21 anni

Il problema non riguarda soltanto chi protesta. Nel 2025 il 13,3 per cento degli italiani fra 15 e 29 anni non studiava, non lavorava e non seguiva corsi di formazione, contro una media europea dell’11 per cento. Il dato è migliorato rispetto al 15,2 per cento del 2024, ma l’Italia resta tra i Paesi con la quota più alta di giovani inattivi; spesso, peraltro, le difficoltà cominciano già durante l’infanzia o l’adolescenza.

A questa situazione si aggiunge la mobilità in uscita. Fra il 2019 e il 2024, 247mila italiani tra 25 e 34 anni hanno trasferito la residenza fuori dal Paese, mentre i rientri sono stati 86mila: il saldo negativo è dunque di 161mila persone, comprese 78mila laureati. Partire può rappresentare un’occasione; la vera sfida consiste nel rendere altrettanto concreta la possibilità di restare o rientrare.

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Servizi collegati e obiettivi verificabili

La proposta è istituire un ministero 0-21, incaricato di seguire il percorso che va dalla nascita all’ingresso nella vita adulta. Non si tratterebbe soltanto di aggiungere un ufficio, ma di coordinare competenze oggi distribuite tra dicasteri e amministrazioni diverse: quando un ragazzo si perde tra scuola, sanità e servizi sociali, infatti, manca spesso un soggetto responsabile dell’esito finale.

Le strutture e i finanziamenti non partono da zero, incluso il Piano nazionale della Garanzia Infanzia. Servirebbero però risorse pluriennali riconoscibili, intese operative con Regioni e Comuni, traguardi pubblici e una verifica annuale davanti al Parlamento. La responsabilità politica avrebbe senso soltanto se accompagnata da strumenti per misurare ciò che funziona e correggere ciò che fallisce.


Dalla prevenzione al lavoro qualificato

Il percorso dovrebbe comprendere asili accessibili e dotati di personale, istituti aperti nel pomeriggio, interventi già alle prime assenze ripetute e servizi psicologici facilmente raggiungibili. Sport, cultura e figure educative nei quartieri potrebbero affiancare la scuola; per i ragazzi più vulnerabili servirebbe inoltre un referente capace di mettere in comunicazione famiglia, istituto, sanità e servizi sociali.

La transizione verso formazione, apprendistato, università e occupazione andrebbe organizzata senza lasciare vuoti. Ma la politica educativa, da sola, non basterebbe: occorrerebbero investimenti, ricerca, concorrenza e imprese in grado di offrire lavori qualificati, selezioni trasparenti e percorsi di carriera legati ai risultati. In caso contrario, l’Italia continuerebbe a formare giovani destinati a trovare altrove le opportunità che qui non incontrano.

A sinistra, Elly Schlein ha riproposto a Montepulciano le priorità del Pd: salario minimo, contrasto alla precarietà, nuovi studentati, recupero dell’edilizia popolare, migliori stipendi per gli insegnanti, istituti più sicuri e gratuità di trasporti e libri anche alle scuole superiori. Ha aggiunto una legge per consentire ai giovani emigrati di mantenere il diritto a vivere in Italia, ma senza chiarire come finanziare e realizzare l’insieme delle misure.

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