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Attualità 4 min di lettura7 min fa

Serbia, il ribaltone degli studenti: Vučić resta senza maggioranza

La Lista nata dalle proteste contro la corruzione conquista il Parlamento serbo e interrompe il lungo dominio del Partito progressista, mentre resta incerto il futuro del governo.

La Serbia si prepara a un cambio di fase politica: le prime proiezioni delle elezioni parlamentari anticipate assegnano alla Lista degli studenti la maggioranza assoluta dei seggi. Aleksandar Vučić ha ammesso la sconfitta quando lo spoglio non era ancora concluso, riconoscendo il successo del movimento nato nelle piazze contro la corruzione e la gestione del potere.

Il voto ha fatto registrare un’affluenza vicina al 70 per cento, il livello più alto dalla dissoluzione della Jugoslavia nel 1992. Per il Partito progressista serbo (SNS), al governo dal 2012, il risultato segna la fine di oltre un decennio di predominio politico.

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Una maggioranza nata nelle proteste

Secondo le stime comunicate dallo stesso Vučić, la formazione studentesca dovrebbe conquistare tra 135 e 140 dei 250 seggi dell’Assemblea nazionale, mentre il SNS si fermerebbe intorno a quota 105. Le rilevazioni di CeSID e Ipsos indicano numeri simili: 138 deputati alla Lista degli studenti e 104 al partito dell’ex presidente; i posti restanti andrebbero ai rappresentanti delle minoranze etniche.

A Belgrado e in altre città, la diffusione delle prime proiezioni ha provocato cortei spontanei e festeggiamenti. Davanti alla sede della Lista degli studenti, i sostenitori hanno accolto i dati con applausi e cori. Radomir Saičić, professore dell’Università di Belgrado intervenuto per il movimento, ha sintetizzato così la serata: «Stasera festeggiamo la vittoria, domani costruiremo il futuro».


Dal disastro di Novi Sad alle urne

L’origine della crisi politica risale al 1° novembre 2024, quando il cedimento di una pensilina nella stazione ferroviaria di Novi Sad causò la morte di 16 persone. L’incidente alimentò dubbi sulla sicurezza delle opere pubbliche e sulle procedure seguite, oltre a far emergere accuse relative a corruzione, irregolarità nei lavori e controlli insufficienti.

Le prime iniziative furono promosse soprattutto dagli universitari, che chiedevano giustizia e l’individuazione delle responsabilità. Nel tempo, però, la protesta si allargò a insegnanti, agricoltori, professionisti e altri gruppi sociali, diventando la più ampia mobilitazione serba dalla caduta di Slobodan Milošević nel 2000, nell’arco di quasi due anni.


La scommessa senza un leader unico

Sotto la pressione delle manifestazioni, Vučić aveva convocato elezioni anticipate a settembre. Aveva inoltre lasciato la presidenza per tentare di tornare alla guida del governo: il suo secondo mandato sarebbe terminato nel maggio del 2027 e la Costituzione gli impediva di candidarsi per una terza volta.

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La scelta ha trasformato il movimento di protesta in un progetto elettorale. La Lista degli studenti ha presentato 250 candidati provenienti dalla società civile, tra professori, medici, agricoltori, attori e sportivi. Il primo nome è quello del cardiologo Ilija Srdanović, ma non è ancora stato indicato chi potrebbe guidare l’esecutivo. Gli organizzatori delle proteste hanno infatti preferito affidarsi a personalità esterne alla politica tradizionale.


Il dopo Vučić resta da definire

Corruzione, responsabilità delle istituzioni e riduzione del peso dei partiti nella gestione dello Stato sono stati i temi centrali della campagna. Il programma prevede, tra gli altri obiettivi, l’allontanamento dei funzionari accusati di aver represso le manifestazioni, la fine delle nomine politiche nelle aziende pubbliche, un rafforzamento dell’istruzione e il ripristino dell’autonomia del servizio pubblico radiotelevisivo.

Per ampliare il consenso, la formazione ha portato la campagna anche nei centri rurali e nelle aree considerate favorevoli a Vučić. Il movimento ha così intercettato parte del malcontento rimasto senza rappresentanza, in un sistema nel quale le opposizioni tradizionali erano state a lungo divise.

Durante la campagna, Vučić ha sostenuto che gli studenti fossero appoggiati da interessi stranieri, citando presunti finanziamenti dalla Croazia e dal Montenegro. Le accuse sono state respinte dal movimento. Nel discorso sulla sconfitta, l’ex presidente ha attribuito il risultato anche ai mezzi d’informazione indipendenti serbi e a presunte interferenze europee e di alcuni ambienti statunitensi, senza presentare prove a sostegno.


Bruxelles, Mosca e Pechino

La nuova maggioranza dovrà chiarire anche la propria linea internazionale. La Serbia resta candidata all’ingresso nell’Unione Europea, ma i negoziati sono rallentati dalle perplessità sullo stato di diritto, sull’autonomia della magistratura e sulla corruzione. Finora la Lista degli studenti ha concentrato il messaggio soprattutto sulle questioni interne, lasciando aperte le scelte nei rapporti con Bruxelles, Mosca e Pechino.

Negli anni di Vučić, Belgrado ha conservato legami stretti con la Russia, principale fornitore di gas e alleato storico, senza applicare le sanzioni occidentali contro Mosca dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Parallelamente, la Serbia ha intensificato gli scambi economici con la Cina, mentre ha continuato a indicare l’integrazione europea come obiettivo. L’Unione Europea rimane il principale partner commerciale del paese.

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