Manovra, nove miliardi per tutto: il debito detta le regole
La legge di bilancio vale 23,5 miliardi, ma dopo energia e difesa il governo dovrà distribuire soltanto una parte limitata delle risorse disponibili.
La vera incognita della prossima legge di bilancio non riguarda soltanto le misure promesse dalla maggioranza, ma lo spazio effettivo per finanziarle. Il provvedimento dovrebbe arrivare tra domani e mercoledì, con una dotazione complessiva di 23,5 miliardi di euro. Una volta considerati gli spazi di flessibilità destinati a energia e difesa, il margine per gli altri interventi si riduce però a circa nove miliardi.
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Il debito restringe la manovra
È questo il limite che accompagna il lavoro di Giancarlo Giorgetti. Sabato, intervenendo all’assemblea della Compagnia delle Opere, il ministro dell’Economia ha difeso un’impostazione prudente sui conti pubblici e ha richiamato la maggioranza alla necessità di mantenere equilibrio nelle scelte.
Il vincolo non dipende soltanto dal prossimo bilancio. La spesa per gli interessi sul debito assorbe risorse che potrebbero essere destinate a investimenti e servizi, mentre una crescita debole rende più complesso ridurre il peso dell’indebitamento. Il governo può decidere come impiegare il denaro disponibile, ma non può aumentarlo semplicemente attraverso una norma.
Troppe richieste, poche risorse
Sul tavolo restano diverse priorità: aumenti salariali e agevolazioni per i giovani, incentivi per l’occupazione femminile, sostegni alle famiglie, nuovi fondi per la sanità e una riduzione delle imposte per il ceto medio. Tra le ipotesi allo studio figura un’aliquota unica del 5 per cento per gli under 30-35 con redditi compresi tra 20.000 e 30.000 euro.
Anche il capitolo assunzioni potrebbe essere rafforzato. Le maggiorazioni fiscali oggi fissate al 130 per cento salirebbero al 140 per cento per i giovani e al 180 per cento per le giovani madri. Forza Italia spinge per ampliare il taglio dell’Irpef, mentre la Lega chiede di rendere possibile il pensionamento anticipato a 64 anni. Per la sanità si valuta invece un bonus, o una carta di sostegno, rivolta soprattutto agli anziani e alle persone fragili.
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Il confronto con banche e sindacati
Ogni scelta, tuttavia, riduce lo spazio per le altre. La Cisl ha chiesto di evitare una distribuzione frammentata delle risorse e ha messo in guardia dal rischio di una manovra costruita soltanto per rispondere alle diverse sensibilità elettorali della coalizione.
A rendere più complesso il quadro c’è anche la trattativa con gli istituti di credito. L’esecutivo punta a ottenere dalle banche un contributo da cinque miliardi, ma Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, ha segnalato che sarebbe difficile rinnovare un’intesa con una controparte considerata non rispettosa degli impegni assunti.
Il confronto dimostra quanto sia ristretto il campo d’azione del governo: trovare nuove entrate significa spesso aprire un negoziato con soggetti che non intendono sostenere integralmente il costo delle misure. La prudenza invocata da Giorgetti nasce dunque da un problema strutturale, destinato a pesare anche sulle prossime decisioni di politica economica.
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