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Attualità 3 min di lettura7 min fa

Milano, fermato il volto della protesta: l’accusa è di terrorismo

Youssef Siher, amministratore di una pagina e di una chat seguite da migliaia di persone, è accusato di aver preparato nuove violenze per il 24 ottobre 2026.

La Procura di Milano ritiene che il fermo di Youssef Siher abbia impedito una nuova escalation dopo le devastazioni del 17 e 18 ottobre. Il trentenne, ricercatore dei movimenti politici islamici e amministratore del canale Telegram e della pagina sociale “Movimento 17 ottobre”, è detenuto a San Vittore e oggi comparirà davanti al giudice per la convalida richiesta dalla pm Francesca Crupi.

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L’accusa: preparare nuove rivolte

A Siher vengono contestate l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica, l’associazione con scopi terroristici o eversivi e la violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche. Secondo gli investigatori, avrebbe utilizzato i suoi canali per spingere giovani e giovanissimi a tornare in piazza, fornendo indicazioni sulle modalità degli scontri e convocando gruppi in diverse città per il 24 ottobre 2026.

Nel provvedimento, la Procura lo descrive come “un istigatore efficace” e sostiene che il suo intervento abbia evitato una sommossa. Gli inquirenti ritengono che i messaggi destinati a indicare luoghi e modalità di concentramento siano stati bloccati prima dell’invio, grazie all’attività della polizia giudiziaria.

La rete digitale avrebbe raggiunto dimensioni rilevanti: la pagina sociale conta oltre 48mila seguaci, mentre il gruppo Telegram sfiora i 9.500 iscritti. Il fermato, secondo l’accusa, avrebbe cercato di unire ambienti antagonisti e giovani già coinvolti nelle proteste, trasformando in un progetto organizzato una mobilitazione nata dopo gli scontri milanesi.


Perquisizioni e rischio di fuga

Sabato sono stati sequestrati telefoni e computer, anche nell’abitazione dei genitori di Siher a Mazzano, nel Bresciano. L’analisi dei dispositivi dovrà chiarire contatti, comunicazioni e possibili responsabilità nella gestione della rete, oltre a verificare se esistano altri soggetti impegnati nella preparazione delle iniziative.

La Procura milanese considera concreto anche il pericolo di fuga. Nel provvedimento si sottolineano la capacità di movimento del trentenne e i suoi rapporti personali, elementi che secondo gli inquirenti potrebbero aiutarlo a rendersi irreperibile.

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Per chi indaga, l’attività online avrebbe prodotto un effetto concreto sulla città: negozi chiusi, barriere installate davanti agli esercizi e un rafforzamento della presenza di forze dell’ordine ed esercito. Il timore di nuove violenze avrebbe alimentato una diffusa percezione di pericolo dopo gli episodi del 17 e 18 ottobre.


La moglie e gli accertamenti a Genova

Anche Sagia Hammoud, 32 anni, è indagata per gli stessi reati. Mediatrice interculturale di origini libanesi, nata e cresciuta a Como, è la moglie di Siher e, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe contribuito con lui alla gestione della pagina e del gruppo nati dopo le proteste.

La Procura di Genova sta inoltre verificando eventuali collegamenti tra Siher e le persone arrestate nell’indagine della Direzione distrettuale antimafia ligure sul presunto finanziamento ad Hamas tramite associazioni benefiche. L’inchiesta, che nel dicembre 2025 aveva portato a decine di arresti, non lo aveva però incluso: il suo nome non compare nel procedimento recentemente chiuso.

Nel frattempo, i profili social del politologo sono stati riempiti di messaggi ostili, mentre una manifestazione milanese ha riunito pacificamente 15mila persone tra Cairoli e piazza Leonardo Da Vinci. Nei gruppi della protesta viene respinta l’idea di una regia unica e, in vista dello sciopero generale del 30 ottobre, resta forte la mobilitazione contro precarietà e carovita.

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