Milano, fermato il gestore del “Movimento 17 ottobre”: cosa rischia
La Procura contesta a Youssef Siher l’istigazione a delinquere con aggravante terroristica e indaga sui contatti della rete online nata dopo gli scontri.
Il nodo dell’inchiesta milanese sono i messaggi diffusi in rete prima delle manifestazioni annunciate per il 24 ottobre 2026. Youssef Siher, 30 anni, è stato portato nel carcere di San Vittore: secondo la Procura avrebbe utilizzato una pagina e una chat molto seguite per incoraggiare disordini e violenze organizzate.
La pm di Milano Francesca Crupi dovrà chiedere la convalida del fermo. Gli investigatori stanno esaminando telefoni e computer sequestrati durante le perquisizioni, compresa quella effettuata nell’abitazione dei genitori dell’indagato a Mazzano, nel Bresciano.
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L’accusa: una regia per nuove violenze
A Siher vengono contestate l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica, l’associazione con obiettivi terroristici o eversivi e la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Il provvedimento sostiene che l’indagato avrebbe trasformato le proteste nate dopo le devastazioni del 17 e 18 ottobre in una mobilitazione preparata attraverso strumenti digitali.
La Procura ritiene che dai suoi canali siano partiti inviti a riunirsi in diverse piazze italiane, insieme a indicazioni su guerriglia urbana, protezione durante gli scontri e fuga in caso di intervento delle forze dell’ordine. I messaggi destinati a indicare i luoghi di concentramento, secondo gli inquirenti, sarebbero stati bloccati prima dell’invio completo.
Nel decreto Siher viene definito «un istigatore efficace» e gli viene attribuita la volontà di provocare paura tra i cittadini. Per la Procura, il suo fermo avrebbe impedito una possibile sommossa prevista il 24 ottobre. Si tratta, tuttavia, di accuse che dovranno essere valutate nell’iter giudiziario.
I numeri della rete e le verifiche
La pagina “Movimento 17 ottobre” avrebbe superato i 48mila seguaci, mentre la relativa chat Telegram avrebbe raccolto quasi 9.500 contatti. In una fase precedente, il gruppo contava già oltre 6mila partecipanti. Gli investigatori cercano ora di ricostruire i collegamenti, le comunicazioni e il ruolo degli eventuali collaboratori.
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La Procura di Genova sta inoltre verificando se esistano rapporti tra Siher e le persone arrestate nell’indagine della Direzione distrettuale antimafia ligure sul presunto finanziamento ad Hamas tramite associazioni benefiche. L’inchiesta, che nel dicembre 2025 aveva portato a numerosi arresti, non aveva però incluso il nome del politologo.
La posizione della moglie e la protesta
Sagia Hammoud, 32 anni, mediatrice interculturale nata a Como, è indagata per gli stessi reati contestati al marito. Secondo gli investigatori, la coppia amministrava sia la pagina sulle reti sociali sia il gruppo di messaggistica nato dopo gli scontri milanesi.
Siher non è accusato di aver partecipato direttamente alle devastazioni o ai saccheggi che hanno preceduto l’inchiesta. L’ipotesi investigativa riguarda invece il ruolo di collegamento tra ambienti antagonisti e gruppi di giovani, compresi quelli indicati nelle chat con il termine “maranza”.
Nel frattempo, 15mila persone hanno partecipato a una manifestazione pacifica da Cairoli a piazza Leonardo Da Vinci. Dai gruppi della protesta è arrivata la contestazione dell’idea che il movimento avesse una guida unica: alcuni partecipanti hanno sostenuto che la mobilitazione fosse nata dal basso e non dipendesse da una sola persona.
Le discussioni online proseguono anche in vista dello sciopero generale del 30 ottobre, convocato sui temi della precarietà e del costo della vita. I profili dell’indagato sono stati intanto sommersi da attacchi e commenti, mentre la Procura continua a valutare il materiale informatico sequestrato.
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