Milano, il fermo che ha bloccato la piazza: cosa contesta la Procura
Youssef Siher è in carcere con l’accusa di aver alimentato disordini attraverso una rete digitale: oggi la Procura di Milano chiederà la convalida del provvedimento
La Procura di Milano ritiene di aver fermato una possibile mobilitazione violenta prima che potesse concretizzarsi. Youssef Siher, 30 anni, è detenuto a San Vittore e deve rispondere di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica, associazione con obiettivi terroristici o eversivi e violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche.
Il provvedimento è arrivato sabato sera, dopo le perquisizioni disposte dagli investigatori. Oggi la pm Francesca Crupi dovrebbe chiedere la convalida del fermo. L’indagato, che gestiva la pagina social e il gruppo Telegram denominati “Movimento 17 ottobre”, avrebbe incitato migliaia di persone a tornare in strada il 24 ottobre per provocare disordini.
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La Procura: rischio di una nuova sommossa
Secondo gli atti, il 30enne avrebbe sfruttato le proteste e le devastazioni del 17 e 18 ottobre per raccogliere un vasto seguito online. Il gruppo Telegram avrebbe superato i 6.000 iscritti, mentre la pagina social collegata all’iniziativa avrebbe raggiunto oltre 48.000 seguaci; la chat, stando agli elementi riportati nell’inchiesta, sarebbe arrivata vicino ai 9.500 contatti.
Per gli inquirenti, Siher non si sarebbe limitato a commentare le manifestazioni. Avrebbe diffuso messaggi che richiamavano alla rivolta, indicazioni sulla guerriglia urbana e istruzioni per proteggersi o allontanarsi durante gli scontri. La Procura sostiene inoltre che alcuni messaggi destinati a indicare i luoghi di concentramento sarebbero stati bloccati dalla polizia giudiziaria prima dell’invio completo.
In questo quadro, gli investigatori lo descrivono come “un istigatore efficace”, capace di spingere altre persone verso condotte violente e di creare allarme nella popolazione. Il fermo, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe così impedito una sommossa prevista per il 24 ottobre.
Paura nei negozi e presenza delle forze dell’ordine
La Procura collega all’attività online anche il clima di tensione registrato a Milano. La prospettiva di nuove violenze avrebbe favorito un massiccio dispiegamento di polizia ed esercito e indotto diversi commercianti a chiudere le attività o a installare protezioni contro possibili saccheggi e distruzioni.
Gli inquirenti contestano a Siher di aver agito attraverso strumenti informatici per alimentare il timore di ulteriori attacchi. Il suo comportamento, sempre secondo l’accusa, avrebbe prodotto un effetto intimidatorio concreto, al punto da incidere sulle decisioni dei negozianti e sulla percezione della sicurezza in città.
Il provvedimento non gli attribuisce direttamente le devastazioni già avvenute. L’ipotesi accusatoria riguarda piuttosto il presunto ruolo di collegamento tra ambienti antagonisti e gruppi di giovani indicati negli atti con il termine “maranza”, ai quali avrebbe fornito contenuti e indicazioni per aumentare il livello dello scontro.
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Perquisizioni e verifiche sui contatti
Dopo l’arresto, cellulari e computer sequestrati durante le perquisizioni sono al vaglio degli investigatori. Le verifiche dovranno chiarire contatti, comunicazioni e modalità organizzative della rete digitale, oltre a stabilire chi abbia partecipato alla preparazione delle iniziative annunciate nei messaggi.
Gli accertamenti hanno interessato anche l’abitazione dei genitori dell’indagato a Mazzano, nel Bresciano. La Procura di Genova sta inoltre esaminando eventuali rapporti tra Siher e il gruppo finito al centro dell’indagine della Direzione distrettuale antimafia ligure sul presunto finanziamento ad Hamas tramite associazioni benefiche, che nel dicembre 2025 aveva portato a numerosi arresti.
Il suo nome, tuttavia, non compare nell’inchiesta genovese recentemente chiusa e non risulta che sia stato coinvolto in quei procedimenti. La verifica riguarda dunque possibili collegamenti ancora da accertare, non un’accusa già formalizzata a suo carico per quella vicenda.
Anche la moglie è sotto indagine
Sagia Hammoud, 32 anni, moglie di Siher, è indagata per gli stessi reati. Mediatrice interculturale di origini libanesi, nata e cresciuta a Como, avrebbe amministrato insieme al marito la pagina social e il gruppo Telegram legati al “Movimento 17 ottobre”.
Siher è un ricercatore dei movimenti politici islamici, laureato in Comunicazione e con un master in Scienze politiche conseguito all’Università degli Studi di Milano. È inoltre giornalista freelance e attivista vicino alle mobilitazioni a favore della Palestina.
La Procura segnala anche un possibile pericolo di fuga, motivandolo con le capacità relazionali dell’indagato e con la sua presunta abilità nel muoversi e nel trovare persone disposte ad aiutarlo. Intanto, dopo il fermo, i suoi profili social sono stati riempiti da insulti ma anche da messaggi di solidarietà.
A Milano, nelle stesse ore, circa 15.000 persone hanno partecipato a un corteo pacifico tra Cairoli e piazza Leonardo Da Vinci. Nei messaggi diffusi dai manifestanti si sostiene che la protesta non avesse una guida unica e che l’arresto di Siher non avrebbe eliminato le ragioni delle mobilitazioni, legate soprattutto a precarietà e costo della vita. Il prossimo appuntamento indicato è lo sciopero generale del 30 ottobre.
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