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Attualità 4 min di lettura59 min fa

Milano, fermato il volto delle proteste: il piano sventato dalla polizia

Youssef Siher è accusato di aver alimentato disordini e tensioni attraverso una rete digitale: per la Procura avrebbe preparato nuove mobilitazioni per il 24 ottobre 2026.

Il provvedimento di fermo sarebbe arrivato prima di una nuova giornata di disordini annunciata attraverso i canali digitali. Youssef Siher, 30 anni, è accusato dalla Procura di Milano di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica, associazione con finalità di terrorismo o eversione e violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche.

L’uomo, ricercatore dei movimenti politici islamici e amministratore della pagina social “Movimento 17 ottobre” e dell’omonima chat Telegram, si trova nel carcere di San Vittore. La pm Francesca Crupi dovrebbe chiedere oggi la convalida del fermo, eseguito sabato sera su disposizione della Procura milanese.

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Il fermo prima della nuova protesta

Secondo gli investigatori, Siher avrebbe utilizzato le tensioni seguite alle devastazioni del 17 e 18 ottobre per riunire migliaia di persone online e indirizzarle verso nuove azioni di piazza. La chat avrebbe superato i 9.500 iscritti, mentre la pagina Instagram avrebbe raccolto oltre 48mila seguaci.

Nel provvedimento si sostiene che l’intervento della polizia giudiziaria abbia impedito l’invio dei messaggi con le indicazioni sui luoghi di concentramento previsti per il 24 ottobre 2026. La Procura definisce Siher “un istigatore efficace” e ritiene che il suo fermo abbia scongiurato una possibile sommossa nella stessa giornata.

Gli inquirenti contestano la diffusione di messaggi a favore della rivoluzione, riferimenti alla guerriglia urbana e materiali destinati, secondo l’accusa, a spiegare come proteggersi o allontanarsi durante gli scontri. L’ipotesi è che il 30enne abbia svolto un ruolo di collegamento tra ambienti antagonisti e gruppi di giovani coinvolti nelle proteste.


Perquisizioni e contatti da ricostruire

Dopo il fermo, l’attenzione degli investigatori si è concentrata su telefoni e computer sequestrati. L’analisi dei dispositivi dovrà chiarire i contatti dell’indagato, i sistemi di coordinamento e l’eventuale presenza di una struttura organizzata dietro i messaggi diffusi online.

Le perquisizioni hanno interessato anche l’abitazione dei genitori a Mazzano, in provincia di Brescia. Gli accertamenti avrebbero fatto emergere materiale informatico collegato alla sua attività sui social, ma il contenuto dovrà essere esaminato dagli investigatori nel dettaglio.

La Procura di Genova sta inoltre verificando eventuali rapporti tra Siher e il gruppo arrestato nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia ligure sul presunto finanziamento ad Hamas attraverso associazioni benefiche. L’indagine, che nel dicembre 2025 aveva portato a numerosi arresti, non include però il nome di Siher tra gli indagati dell’inchiesta recentemente chiusa.

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L’accusa: paura e tensione sociale

Nel motivare il provvedimento, la Procura parla di un concreto rischio di fuga. Secondo gli inquirenti, il 30enne avrebbe capacità relazionali e organizzative tali da poter contare su contatti utili a rendersi irreperibile.

Sempre secondo l’accusa, la sua attività avrebbe prodotto un effetto intimidatorio sulla popolazione, alimentando il timore di nuove violenze dopo quelle del 17 e 18 ottobre. La chiusura di esercizi commerciali, l’installazione di barriere davanti ai negozi e il rafforzamento della presenza di forze dell’ordine ed esercito vengono indicati come conseguenze di quel clima di allarme.

Siher non è accusato direttamente delle devastazioni o dei saccheggi avvenuti nelle precedenti manifestazioni. La contestazione riguarda invece il presunto ruolo di promotore e facilitatore di iniziative considerate capaci di provocare altri reati contro l’ordine pubblico, con l’aggravante della finalità terroristica e l’applicazione della nuova norma sulla violenza organizzata nelle manifestazioni.


La moglie è indagata

Nella stessa vicenda è coinvolta anche Sagia Hammoud, 32 anni, moglie di Siher. Mediatrice interculturale di origini libanesi, nata e cresciuta a Como, è indagata per gli stessi reati contestati al marito.

Secondo chi indaga, la coppia avrebbe amministrato insieme la pagina “Movimento 17 ottobre” e la relativa chat Telegram. Siher, di origine marocchina e cittadino italiano di seconda generazione, è laureato in Comunicazione e ha conseguito un master in Scienze politiche all’Università degli Studi di Milano; collabora inoltre con alcune testate come giornalista indipendente ed è attivo a sostegno della causa palestinese.

Nel frattempo, i suoi profili digitali sono stati sommersi da insulti e commenti legati alle diverse anime della protesta milanese. Il giorno precedente circa 15mila persone avevano partecipato a un corteo pacifico tra Cairoli e piazza Leonardo Da Vinci, mentre il movimento si prepara allo sciopero generale del 30 ottobre.

Dalle piazze è arrivata anche la contestazione dell’idea che le proteste avessero una regia unica. Alcuni manifestanti hanno sostenuto che l’arresto del presunto organizzatore non avrebbe fermato la mobilitazione, riassumendo la loro posizione nella frase: “Se pensate, sbagliando, di averci tolto la ‘mente’, ricordate che dovete ancora toglierci gambe e braccia”.

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