Milano, 500 militari in strada: la nuova stretta scatena le opposizioni
Conte e Avs condannano le devastazioni, ma accusano l’esecutivo di rispondere all’emergenza con misure repressive e senza prevenzione.
L’arrivo di 500 militari aggiuntivi a Milano, alcuni dei quali con compiti di polizia, diventa il simbolo dello scontro politico sulla sicurezza. Le opposizioni condannano le devastazioni avvenute nel capoluogo lombardo, ma contestano al governo Meloni l’intenzione di affrontare la situazione con nuove norme e una maggiore presenza dell’esercito.
GioiaPura
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Militari e nuove norme nel mirino
Il Consiglio dei ministri straordinario dovrebbe esaminare un decreto dedicato alla sicurezza. Tra le ipotesi figurano l’arresto in flagranza differita per chi partecipa a danneggiamenti compiuti da gruppi e il divieto di aggregazione per persone considerate una minaccia all’ordine pubblico.
Il provvedimento dovrebbe inoltre rafforzare il dispositivo sul territorio milanese, con l’impiego di 500 soldati in più e l’attribuzione, ad alcuni di loro, di funzioni di polizia. La prospettiva ha provocato la reazione delle forze di opposizione, che chiedono invece interventi sulle cause sociali del disagio.
Conte accusa il governo
Giuseppe Conte, intervenuto a Roma a margine di un convegno, ha preso le distanze dalle violenze, ma ha attribuito all’esecutivo la responsabilità dell’organizzazione dell’ordine pubblico: «Condanniamo le devastazioni che ci sono state a Milano. Sono inaccettabili, fermo restando che la responsabilità dell’ordine pubblico è di questo governo, che non può scaricare su altri».
Il presidente del Movimento 5 Stelle ha anche collegato il tema della sicurezza alla situazione economica del Paese. Secondo Conte, le proteste di studenti, agricoltori, autotrasportatori, pescatori e allevatori mostrano un malessere diffuso, particolarmente evidente nel Mezzogiorno ma presente anche nel Nord. A suo giudizio, la risposta dell’esecutivo non può limitarsi a nuovi stanziamenti per la Difesa, indicati in 14,5 miliardi di euro.
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Avs: «Serve un’altra strada»
Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha sostenuto che la condanna della violenza non può diventare un alibi per riproporre soltanto nuove restrizioni. Ha definito inefficaci gli strumenti già adottati e ha espresso preoccupazione per l’ipotesi di una disciplina speciale rivolta ai minori, chiedendo di comprendere le ragioni del disagio giovanile invece di affidarsi a ulteriori decreti.
Angelo Bonelli ha interpretato l’invio dei militari come la prova del fallimento della politica dell’esecutivo sulla sicurezza. «Il problema non si risolve militarizzando le città», ha detto il deputato e co-portavoce di Europa Verde, indicando nelle periferie abbandonate, nella carenza di servizi, scuole, infrastrutture sociali e occasioni per i giovani le radici dell’emergenza.
Il confronto nel campo progressista
Bonelli ha accusato il governo di intervenire soltanto dopo l’esplosione dei problemi e ha sostenuto che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi avrebbe dovuto lasciare l’incarico. Fratoianni, invece, ha criticato l’aumento delle pene e la limitazione degli spazi di manifestazione, ritenendo che le precedenti strette non abbiano prodotto risultati.
Sul piano politico, Conte ha chiesto alle opposizioni di accelerare la definizione di un programma comune e l’organizzazione delle primarie, sostenendo che davanti alla crisi nazionale sia necessario agire rapidamente. Elly Schlein, presente allo stesso incontro organizzato da Oxfam sulla Palestina, ha invitato ad attendere il lavoro in corso. Avs ha ricordato di chiedere da tempo un’accelerazione, senza però indicare una scadenza precisa.
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