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Attualità 2 min di lettura36 min fa

Mila, la fuga impossibile nel kibbutz: il ricordo della vittima più giovane

A nove mesi fu uccisa durante l’attacco del 7 ottobre 2023: la sua storia riemerge insieme alla foto stretta tra le braccia del padre

Per ore Sandra Cohen e uno dei suoi figli rimasero nascosti in un’abitazione del kibbutz Be'eri, dopo essere riusciti a sottrarsi ai miliziani che tenevano alcune persone prigioniere. Le forze di sicurezza israeliane li individuarono e li misero in salvo soltanto al termine dell’attesa.


La fuga dopo l’incendio

La famiglia aveva cercato riparo nella stanza dei bambini, progettata anche come rifugio protetto. Quando gli uomini armati entrarono nella casa, Ohad provò a impedire che aprissero la porta, ma i proiettili attraversarono la barriera: Mila venne colpita e Sandra rimase ferita.

Dopo l’assalto, gli aggressori appiccarono il fuoco all’edificio. Per uscire, Ohad e i suoi familiari tentarono allora di passare da una finestra; il padre della bambina e la nonna paterna Yona furono uccisi durante quella fuga. Sandra e uno degli altri due figli raggiunsero invece una casa vicina, usata dai miliziani per radunare gli ostaggi, e da lì riuscirono ad allontanarsi approfittando di una loro distrazione.


La fotografia riaccende il ricordo

A tre anni dall’attacco, sui social israeliani è tornata a circolare l’immagine di Mila. Nello scatto, conservato come testimonianza della sua breve vita, la bambina appare di spalle mentre è tenuta in braccio dal padre.

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Mila Cohen aveva soltanto nove mesi ed è ricordata come la vittima più giovane del 7 ottobre 2023. Era nata il 29 dicembre 2022 e abitava con i genitori Ohad e Sandra e con i fratelli nel kibbutz Be'eri, vicino alla Striscia di Gaza.


L’assalto iniziato all’alba

Quel giorno gli allarmi spinsero la famiglia a chiudersi nella stanza destinata ai bambini. L’irruzione nella casa e gli spari attraverso la porta trasformarono il rifugio in una trappola, mentre all’esterno proseguiva l’attacco di Hamas.

La morte di Mila avvenne quindi all’interno del kibbutz, durante il tentativo dei genitori di proteggere i figli. Il suo nome è rimasto legato alla ricostruzione di quelle ore e alla fotografia che oggi continua a ricordarla.

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