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Attualità 2 min di lettura5 giorni fa

Michele Merlo, il giudice riconosce l’errore ma nega il risarcimento

La famiglia del cantante scomparso a 28 anni contestava la diagnosi tardiva: per il tribunale, però, le circa 72 ore necessarie per gli esami non avrebbero cambiato l’esito.

La battaglia dei genitori di Michele Merlo prosegue senza il riconoscimento economico chiesto in sede civile. Il Tribunale di Vicenza ha respinto la causa contro il medico di base Vitaliano Pantaleo e l’Azienda sanitaria Pedemontana di Bassano, pur rilevando una responsabilità nell’interpretazione iniziale dei sintomi.


Il livido scambiato per un problema muscolare

Domenico e Katia Merlo avevano sostenuto che il figlio avrebbe potuto essere curato in tempo se fosse stato sottoposto subito a un esame del sangue. Il primo segnale della malattia era comparso sotto forma di un livido sulla coscia, attribuito dal medico a uno strappo muscolare.

Michele Merlo, conosciuto dal pubblico anche con il nome di Mike Bird, è morto il 6 giugno 2021, a 28 anni. Il decesso fu provocato da un’emorragia cerebrale collegata a una leucemia fulminante. Per i genitori, l’errore nella valutazione iniziale aveva impedito di individuare rapidamente una patologia che, secondo la loro ricostruzione, avrebbe potuto essere affrontata prima.


Per il tribunale mancava il tempo

La sentenza ha riconosciuto che il dottor Pantaleo commise un errore diagnostico. Tuttavia, il giudice ha seguito le conclusioni della consulenza tecnica sul tempo necessario per ottenere i risultati degli esami ematici: circa 72 ore.

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Secondo questa valutazione, anche ipotizzando una richiesta tempestiva delle analisi, l’intervallo necessario per avere gli esiti avrebbe compromesso in modo irreversibile le possibilità di sopravvivenza del giovane. Il ritardo, quindi, è stato ritenuto non determinante per l’esito finale e non sufficiente a fondare il risarcimento richiesto alla famiglia.


La famiglia annuncia di non arrendersi

La decisione non ha chiuso il dolore né le contestazioni di Domenico e Katia Merlo. I genitori continuano a sostenere che un semplice controllo ematico avrebbe potuto individuare la leucemia e ritengono che il figlio avrebbe voluto vederli andare avanti nella ricerca di responsabilità.

Il procedimento civile si è dunque concluso con il rigetto della domanda, nonostante il riconoscimento dell’errore compiuto nella prima diagnosi. Restano così contrapposte le due valutazioni centrali del caso: da una parte la famiglia, convinta che l’esame avrebbe potuto salvare Michele; dall’altra la conclusione tecnica accolta dal tribunale, secondo cui le tempistiche avrebbero comunque reso irreversibile la situazione.

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