Merz sotto accusa: la Germania rimpiange Merkel e cerca una svolta
I sondaggi premiano l’ex cancelliera, ma infrastrutture, energia, difesa e welfare raccontano un’eredità molto più controversa.
Il problema di Friedrich Merz, secondo l’analisi proposta, non riguarda soltanto il confronto con Angela Merkel: il cancelliere non avrebbe ancora impresso quella correzione di rotta che aveva promesso agli elettori. La coalizione con l’Spd viene indicata dai suoi sostenitori come un vincolo decisivo, ma la scelta di guidare quel governo è stata comunque sua.
A rendere più difficile il cambiamento è il peso delle questioni lasciate in sospeso negli anni precedenti. La Germania deve fare i conti con una difesa indebolita, un sistema pensionistico mai riformato a fondo e una serie di ritardi accumulati mentre l’economia appariva ancora solida.
La svolta promessa resta incompiuta
Quando Merkel terminò il suo mandato nel 2021, la Bundeswehr disponeva di quantità insufficienti di aerei pronti all’impiego, elicotteri, navi, munizioni e dotazioni individuali. Per anni, quindi, la Germania aveva ridotto la propria capacità di proteggere il territorio nazionale e di rispettare gli impegni verso la Nato.
Anche sul fronte previdenziale non arrivò una revisione adeguata ai cambiamenti demografici, già prevedibili da molto tempo. Invece di utilizzare la lunga fase di crescita per intervenire sul sistema, il governo introdusse nuove prestazioni onerose, tra cui l’uscita dal lavoro a 63 anni.
Il consenso premia ancora Merkel
Il confronto tra l’ex cancelliera e l’attuale capo del governo appare oggi nettamente favorevole alla prima. In una rilevazione di YouGov, il 48 per cento degli intervistati ha ritenuto Merkel più capace di affrontare le difficoltà attuali rispetto a Merz; il 29 per cento ha giudicato i due politici equivalenti o comunque non ha indicato una differenza di adeguatezza, mentre l’8 per cento ha considerato Merkel meno adatta. Il 15 per cento non ha risposto.
Un’indagine Forsa diffusa all’inizio di settembre ha restituito un quadro ancora più severo per Merz: soltanto il 7 per cento lo ha valutato migliore della predecessora, contro il 71 per cento che lo ha giudicato peggiore. La stessa opinione è condivisa anche dal 57 per cento degli elettori di Cdu e Csu.
La crescita non fu tutta merito suo
La nostalgia per l’epoca Merkel può dipendere dai risultati economici ottenuti in quegli anni, migliori di quelli registrati dai cancellieri successivi. Tuttavia, una parte rilevante di quella performance derivava dalle misure adottate prima del 2005 da Gerhard Schröder, esponente della Spd, che aveva alleggerito il carico fiscale e reso più flessibile il mercato del lavoro.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Merkel non replicò quella impostazione con nuove riforme strutturali. Al contrario, nel 2007 l’Iva passò dal 16 al 19 per cento e l’aliquota massima sui redditi più elevati aumentò di tre punti, attraverso la cosiddetta tassa sui ricchi. Nel frattempo, la spesa sociale, scesa al 26,9 per cento del Pil nel 2007 dopo gli interventi di Schröder, raggiunse circa il 32 per cento nel 2021, alla fine del mandato della cancelliera.
Il conto delle scelte rinviate
Il bilancio dell’era Merkel fu sostenuto anche dal rinvio degli investimenti pubblici. Le conseguenze si sono manifestate soprattutto in seguito: nel 2020 l’Ocse segnalò per la Germania uno dei livelli più bassi di investimenti pubblici, mentre il deficit delle amministrazioni comunali, stimato da KfW, era passato dai 132 miliardi di euro del 2015 a quasi 159 miliardi nel 2018. Ponti deteriorati e istituti scolastici bisognosi di interventi sono tra i segnali più visibili di quel ritardo.
Un altro nodo riguarda il prezzo dell’energia. La transizione energetica promossa da Merkel avrebbe comportato finora una spesa di 500 miliardi di euro e contribuito a mantenere i costi dell’elettricità tra i più elevati a livello internazionale. Dopo Fukushima, la cancelliera accelerò l’abbandono del nucleare e, nonostante gli avvertimenti provenienti dagli Stati Uniti e dall’Europa orientale, la Germania aumentò la propria dipendenza dal gas russo.
La gestione dell’immigrazione durante la crisi dei rifugiati del 2015 è considerata un’ulteriore origine delle tensioni attuali, soprattutto per l’impatto sul sistema di welfare. Nello stesso periodo l’AfD rafforzò la propria presenza nazionale: dal 3 per cento dei consensi stimati nell’agosto 2015 passò all’11 per cento nel gennaio 2016, fino al 12,6 per cento ottenuto alle elezioni federali del 2017, contro il 4,7 per cento del 2013.
La crescita del partito non viene però ricondotta soltanto alla politica migratoria. La sua nascita viene collegata anche alle contestate decisioni di Merkel durante la crisi dell’euro. A questi elementi si aggiungono il ritardo nella digitalizzazione e il progressivo indebolimento dello strumento militare, nonostante la guerra in Georgia del 2008 e l’annessione della Crimea nel 2014 avessero già messo in discussione l’idea di una pace duratura in Europa.
Continua a leggere
Tumore pediatrico, il prezzo nascosto delle cure può arrivare a 35mila euro
Tra trasferte, alloggi e perdita di reddito, le famiglie affrontano un percorso oneroso mentre le tutele lavorative spesso non coprono recidive e terapie prolungate.
Amore, rabbia e coppie: la lezione di Lancini sugli adulti
Matteo Lancini invita a superare autonomia e controllo per costruire legami fondati sull’ascolto, sulla dipendenza reciproca e sulla capacità di affrontare anche il dolore.
Casa, il paradosso italiano: il 5% nasconde chi non riesce a uscire di casa
Proprietà familiari e permanenza con i genitori riducono il peso apparente delle spese, ma affitti, salari e sovraffollamento raccontano una crisi molto più profonda.
Ruffini-Gabrielli, la sfida al centrosinistra: «Riportare gli elettori al voto
L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate definisce il nuovo progetto politico e prende le distanze sia dalla destra sia dall’ipotesi di una tassa patrimoniale.