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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Merz e il nonno nazista: il passato che torna a pesare sul cancelliere

Il caso di Josef Paul Sauvigny riapre il confronto con la storia tedesca mentre Friedrich Merz cerca di consolidare il governo e arginare l’AfD.

Il cancelliere Friedrich Merz deve affrontare una contraddizione che riguarda tanto la sua famiglia quanto la sua linea politica: mentre prova a difendere il centrodestra tedesco dall’avanzata dell’AfD, il passato del nonno Josef Paul Sauvigny continua a riemergere. Il sindaco di Brilon, in carica dal 1917 al 1937, pronunciò nel 1933 parole di sostegno alla nuova Germania nazionalsocialista e aderì alle SA come riservista.

Merz guida il governo dal 6 maggio 2025, in una fase segnata da difficoltà economiche, fragilità parlamentare e crescente successo elettorale dell’AfD. La sua posizione sul tema della cosiddetta “remigrazione” è stata netta: secondo il cancelliere, si tratta di «una forma di pulizia etnica basata sull’origine e il colore della pelle». Tuttavia, la necessità di tenere unito il proprio partito rende più delicato ogni confronto con la destra radicale e con la memoria del passato nazionale.

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Il documento che riapre il caso

A ricostruire la vicenda è Mariam Lau nel saggio La Germania di Merz, pubblicato in Italia da posteditori nel 2025. Il primo capitolo, intitolato “All’ombra della guerra”, parte da un episodio del gennaio 2004: durante un incontro politico a Brilon, sua città d’origine, Merz invitò i sostenitori a «prendere d’assalto il municipio rosso», allora amministrato dai socialdemocratici.

Alcuni ricercatori locali misero quelle parole in relazione con un discorso pronunciato dal nonno il primo maggio 1933. Le pagine della Sauerländer Zeitung riportavano un elogio della “nuova Germania”, della rivoluzione nazionale e dell’unità costruita intorno a un capo. Il testo presentava il nuovo ordine come una liberazione dalle divisioni politiche e dalla crisi che aveva colpito il Paese.

Le ricerche sul passato di Sauvigny incontrarono ostacoli da parte dell’amministrazione comunale. Reinhard Sommer, esponente della Cdu a livello distrettuale, sostenne che l’obiettivo fosse evitare di mettere Merz «nello stesso calderone degli estremisti di destra». Il cancelliere intentò anche una causa contro la Tageszeitung, ma gran parte degli articoli dedicati al nonno e alla frase sul municipio non venne contestata.


Le spiegazioni di Friedrich Merz

In una lettera alla Berliner Zeitung, Merz sostenne che il nonno non fosse stato un nazionalsocialista. In seguito riconobbe però che Sauvigny aveva fatto parte delle SA come riservista e che era entrato nelle Squadre d’Assalto il primo luglio 1933, sei mesi prima del Putsch di Röhm. Secondo la versione del nipote, l’adesione sarebbe stata legata alla necessità di evitare l’iscrizione al partito nazista.

Merz spiegò inoltre che il nonno era stato promosso sergente e trasferito alla Nsdap senza averlo richiesto. Dopo il 1929, ammise, Sauvigny avrebbe nutrito per un breve periodo qualche aspettativa verso il nazionalsocialismo, nella speranza che la situazione della Germania e di Brilon migliorasse. Il suo ritiro anticipato dal municipio nel 1937 venne invece presentato come una conseguenza del disgusto maturato nei confronti dei nazisti.

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A sostegno di questa ricostruzione, Merz citò un articolo di Der Stürmer che definiva il borgomastro di Brilon un “compagno ebreo”. Ma i documenti conservati nell’Archivio di Stato di Düsseldorf offrirono un quadro meno lineare. Nel procedimento di denazificazione, Sauvigny dichiarò di essere stato un Oberscharführer della riserva delle SA e chiese di essere riconosciuto come vittima del nazismo.


Una memoria ancora irrisolta

Nel 1947 Sauvigny fu inserito nella terza categoria, una classificazione che gli impediva di ricoprire incarichi pubblici e riduceva al 60 per cento il trattamento pensionistico. L’anno successivo venne riclassificato nella quarta categoria, quella dei simpatizzanti, ottenendo così la pensione completa.

Anche il saluto pronunciato nel 1937 da Peter Schramm, governatore distrettuale nominato dai nazionalsocialisti, contraddice in parte l’interpretazione di Merz. Schramm descrisse infatti Sauvigny come un amministratore che aveva operato in sintonia con lo spirito nazionalsocialista. Per la Tageszeitung, il nodo non era una colpa ereditaria, ma il modo in cui il nipote affrontava la storia familiare e il tema dell’orgoglio nazionale.

La vicenda torna a essere attuale mentre Merz cerca di governare attraverso il cordone sanitario che, almeno ufficialmente, impedisce ai principali partiti tedeschi di allearsi con l’AfD. Il cancelliere deve quindi difendere una linea di distanza dalla destra radicale in un partito attraversato da posizioni non sempre coerenti.

Il 4 novembre, a Berlino, sarà inaugurata la mostra “Norimberga e i raduni del Partito Nazista”, curata dal Dokumentationszentrum Reichsparteitagsgelände. L’esposizione, rivolta soprattutto alle nuove generazioni, nasce con l’obiettivo di riportare alla luce i legami con il passato nazista e le responsabilità spesso taciute delle generazioni precedenti. Una scelta che ripropone la stessa domanda posta dal caso Merz: quanto a lungo si può lasciare nell’ombra una storia familiare documentata?

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