122notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Libia e Mediterraneo, la sfida di Roma per ricucire l’alleanza occidentale

L’Atlantic Council apre nella Capitale un nuovo spazio di confronto tra Italia, Stati Uniti ed Europa sulle crisi dal Nord Africa al Mar Rosso.

La Libia è il punto in cui rischiano di convergere le divisioni occidentali nel Mediterraneo. Per affrontare questa frattura, l’Atlantic Council ha scelto Roma come sede di un nuovo programma dedicato al rapporto tra Stati Uniti, Italia ed Europa e alle crisi del Nord Africa e del Medio Oriente.

L’obiettivo è mettere attorno allo stesso tavolo governi, diplomatici, studiosi e rappresentanti del mondo economico, in una fase segnata dalla crescente competizione degli attori regionali e dall’assenza di una linea comune tra Washington e le capitali europee. Karim Mezran, responsabile della North Africa Initiative e membro anziano residente dell’Atlantic Council, considera l’Italia un possibile collegamento tra le due sponde dell’Atlantico e il Mediterraneo meridionale.

Offerta del giorno17 ottobre

Douglas

-20% su ordini da 69€ da Douglas

Scade tra 2 giorni
*******


Roma cerca una nuova regia regionale

Secondo Mezran, il programma nasce dalla necessità di correggere una dinamica che ha indebolito il peso occidentale nell’area. «Vogliamo cercare di invertire una rotta», ha spiegato, sottolineando come la fiducia degli europei nella capacità americana di incidere sulle crisi internazionali si sia ridotta.

Il progetto, tuttavia, non punta soltanto a rilanciare l’impegno degli Stati Uniti. L’idea è anche valorizzare il contributo italiano alla definizione delle politiche americane sul Medio Oriente e sul Nord Africa. Per Mezran, l’Italia è direttamente esposta alle conseguenze delle crisi, ma non può agire da sola; allo stesso tempo, Washington non sta offrendo tutto il sostegno necessario.

L’Atlantic Council, fondato a Washington nel 1961, lavora sui temi della sicurezza, delle relazioni internazionali e della cooperazione transatlantica. Mezran conosce già il contesto italiano: dal 2002 al 2012 ha guidato il Centro Studi Americani di Roma.


La Libia resta il banco di prova

Il caso libico sintetizza le difficoltà della cooperazione europea. Dopo l’intervento contro Muammar Gheddafi, gli Stati del continente non sono riusciti a costruire una strategia condivisa per accompagnare la stabilizzazione del Paese. Le singole capitali hanno continuato a muoversi sulla base dei propri interessi e dei rapporti storici con gli interlocutori locali.

Mezran ritiene però che Roma abbia ancora margini per incidere. L’Italia mantiene relazioni significative con Algeria, Egitto e Turchia, oltre che con la Libia, e potrebbe provare a trasformare questi canali in un’iniziativa politica coordinata. «Se Roma elaborasse una proposta seria sulla Libia, potrebbe trovare interlocutori disponibili», ha affermato, indicando nella convocazione di questi attori un passaggio decisivo.

Anche l’Algeria, secondo il direttore della North Africa Initiative, non può essere esclusa dai principali dossier regionali. Le tensioni con il Marocco sulla questione del Sahara occidentale hanno accresciuto la rilevanza di Algeri, mentre il rapporto costruito dall’Italia con il Paese rappresenta una risorsa diplomatica da utilizzare.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Dal Sahel al Mar Rosso, un unico sistema

Il primo appuntamento pubblico del programma è fissato per lunedì 19 ottobre, dalle 17, al Centro Studi Americani di via Michelangelo Caetani 32. Il tema dell’incontro sarà il legame strategico tra Mar Rosso, Nord Africa e Atlantico, con l’intento di superare una lettura divisa per singoli teatri geografici.

Al centro della discussione ci saranno la rivalità tra Algeria e Marocco, l’espansione dei gruppi jihadisti, le migrazioni, la guerra in Sudan, gli interessi egiziani sul Nilo e la sicurezza delle rotte marittime. L’ipotesi di fondo è che Maghreb, Sahel, Corno d’Africa e Mar Rosso siano ormai parti di uno stesso quadro di sicurezza.

Ad aprire i lavori saranno Jörn Fleck, Roberto Sgalla e Will Wechsler. È previsto anche l’intervento di Maurizio Greganti, vice direttore generale per gli Affari politici e la sicurezza internazionale della Farnesina. La tavola rotonda sarà guidata da Mezran e coinvolgerà Hannah Armstrong, Can Kasapoğlu e Caterina Roggero; le conclusioni spetteranno a Giampiero Massolo.


Turchia, l’attore da non ignorare

Nel nuovo equilibrio regionale, la Turchia occupa una posizione centrale. Mezran ha descritto Recep Tayyip Erdogan come un leader capace di dialogare con interlocutori molto diversi e di ampliare la propria influenza in contesti come Libia, Siria e Corno d’Africa.

Ankara, ha osservato, non si è limitata a sostenere una parte del confronto libico: oggi mantiene un dialogo anche con Khalifa Haftar. Questa capacità di conservare canali su fronti contrapposti rende la Turchia un interlocutore con cui Italia, Europa e Stati Uniti dovranno confrontarsi sempre di più.

La domanda che accompagna il programma romano riguarda dunque la possibilità di ricostruire una strategia transatlantica efficace mentre gli attori locali aumentano il proprio peso. Per Mezran, il primo passo consiste nel coordinare almeno le iniziative occidentali, anche quando una politica pienamente comune non appare ancora realizzabile.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere