Meloni, quattro secondi di voce per fermare i cloni dell’IA
La presidente del Consiglio ha registrato all’Euipo una breve frase per rafforzare la tutela contro imitazioni vocali e contenuti manipolati.
Bastano pochi secondi di audio per ricostruire con l’intelligenza artificiale il timbro e le inflessioni di una persona, arrivando a farle pronunciare parole mai dette. È anche per questo che Giorgia Meloni ha scelto di registrare la propria voce presso l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, così da aggiungere una protezione giuridica contro imitazioni e contenuti falsificati.
Una frase diventa marchio sonoro
Il deposito è stato effettuato il 5 ottobre e riguarda una registrazione lunga appena quattro secondi. Nell’audio la presidente del Consiglio pronuncia: «Io sono Giorgia Meloni». La pratica è stata presentata dallo studio legale Mpmlegal Stapa, diretto dall’avvocato Marco Mastracci.
L’operazione richiama lo slogan con cui Meloni si presentò pubblicamente in uno degli interventi più noti della sua carriera: «Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana». Nel tempo quelle parole sono state riprese, rielaborate e trasformate anche in campionamenti, brani musicali e meme. Il deposito, tuttavia, non attribuisce alla premier la proprietà della frase: l’oggetto della tutela è la voce, riconoscibile per caratteristiche sonore, pronuncia e modulazione.
La difesa contro gli audio falsi
Il marchio sonoro offre un diritto di utilizzo esclusivo del materiale registrato nei 27 Paesi dell’Unione europea. Non si tratta di diritto d’autore su un discorso, ma di uno strumento aggiuntivo per contestare l’impiego non autorizzato dell’identità vocale di Meloni, soprattutto quando viene riprodotta attraverso sistemi automatici.
Con una registrazione molto breve, infatti, i programmi possono generare telefonate mai avvenute, dichiarazioni inventate o messaggi destinati a diffondersi rapidamente sui social. La voce clonata può così sembrare autentica anche quando il contenuto attribuito alla persona non è mai stato pronunciato.
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I precedenti tra video e spettacolo
Non è la prima volta che l’immagine della presidente del Consiglio viene manipolata. Cinque anni fa il suo volto comparve in un video pornografico: per quel caso due uomini sono stati processati a Sassari. A luglio, invece, Roberto Vannacci diffuse un filmato creato con l’intelligenza artificiale nel quale Meloni era rappresentata come un personaggio dell’antica Roma, mentre i leader dell’opposizione venivano mostrati in una scena con leoni. La premier si dissociò da quel contenuto.
Prima della presidente del Consiglio, anche Giusy Ferreri aveva registrato come marchio sonoro la formula «Sono Giusy Ferreri». Un percorso analogo è stato seguito dal doppiatore Luca Ward, che ha cercato di proteggere una voce ormai immediatamente riconoscibile dal pubblico.
Cosa prevede la stretta sui falsi
Il quadro normativo italiano si è ampliato nel settembre 2025, quando è stata approvata la legge quadro sull’intelligenza artificiale. Il provvedimento ha inserito nel codice penale il reato di falsificazione audiovisiva realizzata con sistemi di intelligenza artificiale: la diffusione ingannevole di contenuti generati o alterati può comportare una pena compresa tra uno e cinque anni di reclusione.
Resta ancora all’esame del Parlamento il disegno di legge 644, che riguarda la protezione dell’identità personale dagli abusi legati a queste tecnologie. Il deposito della voce all’Euipo si colloca quindi accanto agli strumenti penali e legislativi già introdotti o in discussione, senza sostituirli.
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