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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Meloni, il consenso resiste: l’ipotesi sul voto degli italiani

Un’analisi collega la tenuta elettorale di Fratelli d’Italia alla distanza tra chi subisce l’inflazione e chi riesce a trasferirne i costi sui propri guadagni.

La stabilità del consenso intorno a Giorgia Meloni può apparire sorprendente se confrontata con il peggioramento delle condizioni economiche e con la perdita di potere d’acquisto sperimentata da molte famiglie. Secondo l’analisi proposta da Massimo Santantonio, però, la spiegazione non sarebbe soltanto politica o comunicativa: entrerebbe in gioco anche la diversa esposizione degli italiani alla crisi.

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Il consenso oltre la crisi economica

L’autore sostiene che una parte significativa dell’elettorato di destra continui a riconoscersi in parole d’ordine nazionaliste e in una visione politica che, a suo giudizio, mantiene elementi riconducibili alla tradizione fascista. Questa lettura viene collegata al processo di sdoganamento di quei riferimenti, iniziato secondo Santantonio negli ultimi decenni e favorito dalla tolleranza verso determinati simboli, personaggi e manifestazioni.

Nel ragionamento compaiono anche i richiami di Meloni alla campagna elettorale e le sue posizioni espresse durante i comizi internazionali. L’autore mette queste parole in relazione con quelle utilizzate da Roberto Vannacci e ipotizza che il sostegno reciproco possa rafforzare il consenso nelle prossime elezioni. Si tratta, tuttavia, di una valutazione politica dell’autore, non di un dato elettorale dimostrato nel testo.


Chi paga i rincari e chi li trasferisce

Il punto centrale dell’analisi riguarda la distribuzione degli effetti dell’inflazione. Secondo Santantonio, lavoratori dipendenti e pensionati avrebbero minori possibilità di adeguare rapidamente i propri redditi all’aumento dei prezzi, mentre autonomi, professionisti e imprese possono intervenire su parcelle, listini e compensi.

L’autore richiama anche il passaggio dalla lira all’euro, sostenendo che alcuni operatori avrebbero trasformato il cambio in un’occasione per aumentare i prezzi in modo sproporzionato. Da qui nasce la sua distinzione tra chi subisce il rincaro dei beni e dei servizi e chi, almeno in parte, riesce a riversarlo sui consumatori.

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L’evasione nella lettura dell’autore

Un ulteriore elemento indicato nel testo è l’evasione fiscale. Santantonio cita i controlli e i rapporti della Guardia di Finanza, nei quali emergerebbero incongruenze tra i redditi dichiarati da alcune categorie e quelli attribuiti a lavoratori dipendenti o pensionati. L’autore usa questi esempi per sostenere che una parte degli elettori possa essere meno colpita dalla crisi proprio grazie alla possibilità di incrementare o occultare i propri introiti.

Nel testo viene precisato che non è corretto considerare evasori tutti gli elettori di destra. Allo stesso tempo, l’autore formula una tesi molto più netta, secondo cui gli evasori voterebbero in prevalenza, se non esclusivamente, per le forze conservatrici. Questa generalizzazione viene presentata come una sua interpretazione del rapporto tra interessi economici e orientamento politico.


Una fedeltà politica difficile da scalfire

La conclusione è che chi dispone di strumenti per proteggere i propri guadagni dall’aumento del costo della vita avrebbe meno motivi materiali per modificare le proprie convinzioni. In questa prospettiva, la crisi colpirebbe soprattutto i redditi fissi, mentre una parte dell’elettorato economicamente più autonoma potrebbe continuare a sostenere la destra senza percepire un peggioramento altrettanto forte.

Santantonio collega infine questa base sociale alle politiche dei governi conservatori, accusati di strizzare l’occhio a chi evade o beneficia di una minore pressione fiscale. A questo proposito ricorda l’espressione “pizzo di Stato”, usata da Giorgia Meloni per criticare il rapporto tra cittadini e fisco, e la interpreta come un messaggio capace di rafforzare il legame con quell’area elettorale.

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