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Attualità 3 min di lettura3 ore fa

Mari roventi, autunno più violento: il segnale arriva dai fondali

Il Mediterraneo ha accumulato calore durante l’estate 2026: per gli esperti questo potrebbe rendere più intensi i fenomeni atmosferici e aggravare lo stress sugli ecosistemi.

Gorgonie e coralli mostrano già i segni della sofferenza provocata dall’aumento delle temperature, mentre nei fondali mediterranei si osserva una maggiore presenza di specie aliene e amanti del caldo. È il risvolto ambientale di un’estate 2026 caratterizzata da mari eccezionalmente caldi, con possibili conseguenze anche sull’autunno.


La biodiversità paga il calore accumulato

Valentina Di Miccoli, della campagna mare di Greenpeace Italia, collega questi cambiamenti alle temperature elevate rilevate in tutto il Mediterraneo. Secondo la rappresentante dell’organizzazione, la tutela degli ecosistemi attraverso le aree protette e una forte riduzione delle emissioni climalteranti sono gli strumenti necessari per frenare la trasformazione in corso.

Il riscaldamento non riguarda soltanto la superficie marina. L’energia immagazzinata dall’acqua può infatti trasferirsi all’atmosfera, mentre l’evaporazione favorisce la formazione di nubi e precipitazioni. Il risultato è un sistema più predisposto a fenomeni intensi quando l’aria fredda raggiunge il bacino.


L’estate come anticipazione del futuro

Per Antonello Pasini, fisico climatologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’ultima stagione calda ha rappresentato una «cartolina dal futuro»: condizioni simili, secondo la sua valutazione, potrebbero ripetersi con maggiore frequenza nell’arco di circa vent’anni.

Il contrasto fra il mare ancora caldo e le correnti più fredde in arrivo da nord potrebbe aumentare la probabilità di supercelle temporalesche, raffiche violente, trombe d’aria e marine e fenomeni assimilabili a uragani mediterranei. Pasini ha spiegato che il calore assorbito dal mare non resta confinato nell’acqua, ma contribuisce a rendere più energiche le perturbazioni.


I numeri delle ondate marine

Le indicazioni arrivano dal progetto Mare Caldo di Greenpeace, che ha esaminato i primi dati dell’estate 2026 in 6 delle 14 aree marine coinvolte. Il monitoraggio comprende l’Isola d’Elba e le Aree Marine Protette di Portofino, Miramare, Isole Tremiti, Plemmirio e Ustica, scelte per rappresentare diversi settori dei mari italiani.

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A partire da maggio, tutte le località analizzate sono state interessate da più ondate di calore marino. In alcuni episodi, la temperatura ha oltrepassato di quasi 5°C il valore medio del trentennio climatico di riferimento; rispetto all’estate precedente, la superficie del mare è risultata mediamente più calda di circa 1°C, con la fase più persistente tra giugno e agosto.


Elba in cima alle anomalie

L’incremento più marcato è stato misurato all’Isola d’Elba, dove un’ondata durata 68 giorni ha portato la temperatura superficiale a 4,95°C oltre la media storica. Valori altrettanto rilevanti sono stati registrati a Miramare, nell’Alto Adriatico, con +4,63°C, a Ustica, nel Canale di Sicilia, con +4,54°C, e a Portofino, nel Mar Ligure, con +4,36°C.

Lo studio ha utilizzato il contributo scientifico di Riccardo Martellucci dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. I ricercatori hanno incrociato le misurazioni della temperatura superficiale con i dati del modello Med-Physics del Servizio marino Copernicus, così da seguire l’evoluzione termica sia in superficie sia negli strati sottostanti.

Il quadro delineato dalla ricerca indica quindi un Mediterraneo che entra nei mesi autunnali con una quantità di calore ancora elevata. Proprio questa riserva energetica, combinata con l’arrivo di aria più fredda, può favorire precipitazioni e tempeste più intense, mentre gli effetti biologici risultano già osservabili nei diversi ambienti costieri.

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