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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Profili falsi e messaggi musicali: il Tar conferma l’ammonimento

Per mesi una donna mai conosciuta è stata contattata su più piattaforme da un uomo che aggirava ogni blocco e usava anche recensioni online per ottenere una reazione.

La vittima non aveva mai avuto alcun rapporto con l’uomo, eppure si è ritrovata al centro di una lunga sequenza di contatti indesiderati. Facebook, Instagram, TikTok e posta elettronica sono diventati i canali attraverso cui lui cercava di raggiungerla, anche dopo essere stato bloccato.

La vicenda, avvenuta a Firenze, si è conclusa con la conferma dell’ammonimento disposto dal Questore. Il Tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso dell’uomo, chiarendo che una condotta persecutoria può manifestarsi anche senza pedinamenti o presenze fisiche sotto casa.


Il blocco non interrompeva i contatti

Ogni chiusura di un account veniva seguita dalla comparsa di un nuovo profilo anonimo. L’uomo, secondo quanto ricostruito nel procedimento, continuava così a inviare messaggi e collegamenti, mantenendo aperto un contatto che la donna aveva più volte rifiutato.

La pressione si sarebbe estesa anche alla sua attività online. Quando i profili non sono più bastati, infatti, è comparsa una recensione negativa sulla pagina Google Business della vittima: un’azione ritenuta dal giudice funzionale a colpirla e a spingerla a rispondere.


Le canzoni come messaggi minacciosi

Nei contenuti inviati comparivano riferimenti a brani di Claudio Baglioni e frasi dai toni contraddittori, capaci di alternare ostilità e desiderio di possesso. Tra i materiali trasmessi c’erano anche collegamenti a una canzone considerata dal Tar notoriamente legata a un contesto di femminicidio.

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Per il tribunale, quei messaggi non potevano essere liquidati come semplici conversazioni sui social, come aveva sostenuto l’uomo nel ricorso. Il loro significato doveva essere valutato insieme alla ripetizione dei contatti, all’uso di identità anonime e al rifiuto espresso e costante della destinataria.


La decisione del tribunale

Dopo mesi di contatti e tentativi di aggirare i blocchi, la donna ha presentato denuncia. La procedura ha portato all’ammonimento del Questore, un provvedimento contestato dall’uomo davanti alla giustizia amministrativa.

Il Tar ha però confermato l’atto dell’autorità di pubblica sicurezza. Nella motivazione, il giudice ha evidenziato che la condotta mostrava una volontà di controllo e una possessività ossessiva, mentre la vittima aveva manifestato in modo prolungato e inequivocabile la propria indisponibilità a qualsiasi rapporto.

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