Manovra, il governo chiede 28 miliardi: perché la prudenza resta decisiva
Il Consiglio dei ministri ha autorizzato il ricorso a maggiore deficit per sostenere energia e difesa, mentre le nuove stime economiche delineano una crescita disomogenea.
La richiesta complessiva vale 28 miliardi di euro, distribuiti tra il 2027 e il 2028: ogni anno 7 miliardi andranno all’energia e altrettanti alla difesa. È questa la cornice finanziaria scelta dal governo, che ha accompagnato il via libera con un messaggio di cautela sulla prossima manovra.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica e la relazione sullo scostamento di bilancio. I due testi, attesi al voto martedì 13, fisseranno i margini entro cui sarà costruita la legge di bilancio.
Energia e difesa dividono lo spazio
L’extradeficit autorizzato corrisponde allo 0,3% del prodotto interno lordo per la difesa e a un’analoga quota per gli interventi energetici, ogni anno del biennio considerato. La ripartizione paritaria formalizza l’accordo raggiunto dai leader della maggioranza sull’impiego parziale della clausola nazionale di salvaguardia.
La somma è inferiore ai 36 miliardi ipotizzati ad agosto, prima che l’Istat certificasse un disavanzo del 2025 pari al 3,1% del Pil. La riduzione del capitolo complessivo risponde anche alle richieste di una parte del centrodestra, orientata a contenere le risorse destinate a sicurezza e riarmo.
Giorgetti frena sulle previsioni
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato la difficoltà di programmare in una fase segnata da numerosi fattori di incertezza. «Abbiamo approvato il Dpfp che arriva in un contesto particolarmente complesso sotto molteplici profili quindi fare previsioni diventa sempre più complicato», ha affermato durante la conferenza stampa successiva alla riunione del governo.
Nonostante il quadro prudente, le stime indicano per il 2026 una crescita dell’1%, superiore alle precedenti attese. Il 2027 dovrebbe invece rallentare, fermandosi intorno allo 0,6%. Giorgetti ha inoltre definito la futura manovra «seria», ribadendo la necessità di mantenere un’impostazione cauta.
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Deficit e debito verso nuovi ritocchi
I risultati attesi per il 2026 potrebbero portare il disavanzo al di sotto del 2,9% indicato nelle previsioni di aprile. A sostenere il Pil nominale contribuisce anche l’aumento dell’inflazione, salita al 4,2% su base annua a settembre.
La revisione dei livelli del prodotto interno lordo realizzata dall’Istat dovrebbe avere effetti anche sul debito pubblico. Per il 2026 il rapporto potrebbe scendere di alcuni decimali rispetto al 138,6% stimato in primavera.
Il confronto con Bruxelles
Parallelamente si è aperto il dialogo con l’Unione europea sulla flessibilità aggiuntiva richiesta dall’Italia per fronteggiare l’inflazione. La premier Giorgia Meloni ha illustrato la posizione del governo in una lettera inviata giovedì alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Il negoziato si preannuncia complesso. Da Bruxelles è arrivato infatti il richiamo al fatto che agli Stati membri sarebbe già stata riconosciuta una maggiore flessibilità, un elemento che potrebbe rendere più difficile ottenere ulteriori margini.
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