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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Rosario cambia rotta: la sfida argentina ai patrimoni mafiosi

Dopo il crollo degli omicidi, Argentina e Italia rafforzano la cooperazione su confische, indagini finanziarie e contrasto alle organizzazioni criminali.

Il contrasto alla criminalità organizzata in Argentina si prepara a entrare in una nuova fase: nel 2027 dovrebbe nascere un Comitato tecnico interistituzionale dedicato all’aggressione dei patrimoni illeciti. L’intesa è stata raggiunta con il ministero della Giustizia argentino nell’ambito del programma europeo El Paccto 2.0.


Il carcere come nuovo banco di prova

La cooperazione internazionale non riguarda soltanto il denaro. Durante l’incontro, la delegazione straniera ha visitato il complesso penitenziario in costruzione a Piñero, destinato ad accogliere detenuti considerati di alto profilo criminale.

Il progetto argentino guarda esplicitamente al regime italiano del 41-bis. L’obiettivo dichiarato è accompagnare il recupero del controllo sul territorio con strumenti capaci di colpire anche le strutture economiche delle mafie.


Rosario misura la risposta dello Stato

Il punto di partenza resta la trasformazione di Rosario, a lungo associata alla violenza legata ai narcotrafficanti. Gli omicidi, quasi 290 nel 2022, sono scesi a 62 nel 2026; nella provincia di Santa Fe, nello stesso arco temporale, il dato è passato da 313 a 112.

Il governatore Maximiliano Pullaro ha sottolineato che il risultato sarebbe stato ottenuto senza derogare ai principi costituzionali: «Qui gli indici di violenza sono stati abbassati rispettando le garanzie costituzionali». La ministra della Sicurezza Alejandra Monteoliva ha invece ricondotto una parte rilevante della diminuzione al Plan Bandera, operazione federale contro il narcotraffico avviata nel 2024 insieme alla provincia.

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Il modello italiano al centro

L’esperienza italiana è stata presentata come uno dei riferimenti per la riforma antimafia argentina. Tra i temi indicati figurano il tracciamento delle ricchezze, la confisca e la successiva destinazione dei beni, oltre alla collaborazione tra autorità giudiziarie di Paesi diversi.

Nel confronto sono stati affrontati anche il trattamento penitenziario dei vertici mafiosi, le tecniche investigative più recenti e le minacce legate alla criminalità informatica. Giovanni Tartaglia Polcini, magistrato italiano e direttore aggiunto di El Paccto 2.0, ha definito Rosario «un esempio di reazione dello Stato di diritto alla minaccia mafiosa», invitando però a non confondere il calo degli omicidi con la scomparsa dell’influenza criminale.


Procuratori riuniti a Rosario

Questi temi hanno attraversato le 38esime Giornate nazionali e internazionali dei Ministeri pubblici fiscali, concluse a Rosario dopo due giornate di lavori. Alla riunione hanno partecipato 450 procuratori generali e magistrati provenienti dalle province argentine.

Gli esperti arrivati da Italia, Stati Uniti e Cile hanno discusso di narcotraffico, organizzazioni criminali, cooperazione investigativa e criminalità informatica. L’iniziativa ha quindi unito il bilancio sulla sicurezza nella città del Paranà alla definizione dei prossimi strumenti per sottrarre risorse e potere alle mafie.

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