Fisco, la rete dei tutor si allarga: 60 aziende in attesa
Le adesioni all’adempimento collaborativo sono salite a 224 e potrebbero superare quota 280, mentre dal 2028 la soglia di accesso scenderà a 100 milioni di euro.
Sono già 224 le società coinvolte nel regime di adempimento collaborativo con l’amministrazione finanziaria, ma il numero potrebbe crescere rapidamente. Altre 60 imprese hanno infatti presentato domanda e attendono di essere ammesse: se l’iter si concluderà positivamente, la platea supererà quota 280.
Il percorso punta a consolidare un rapporto più trasparente tra aziende e Fisco. Le imprese aderenti adottano un sistema interno per individuare e gestire i rischi fiscali, il Tax control framework (Tcf), così da monitorare con continuità i propri comportamenti e dialogare in modo strutturato con l’Agenzia delle Entrate.
Numeri in crescita e valore concentrato
L’espansione è stata graduale ma costante. Le adesioni erano 111 nel 2023, sono diventate 142 nel 2024 e hanno raggiunto 221 nel 2025. Nel 2026 il totale è salito ancora, arrivando a 224 società già inserite nel regime.
Il peso economico delle aziende coinvolte è però molto più significativo del semplice conteggio. Secondo il direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone, intervenuto nei giorni scorsi a un convegno del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, la capitalizzazione dei gruppi già sottoposti a tutoraggio supera i 1.000 miliardi di euro.
Il dato deriva dal confronto con il valore complessivo delle società quotate a Milano, stimato in circa 1.500 miliardi. Ai gruppi che partecipano all’adempimento collaborativo sarebbe quindi riconducibile una quota pari al 75% del totale.
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Dal 2028 accesso per più imprese
Oggi la soglia ordinaria per entrare nel regime è fissata a 500 milioni di euro di volume d’affari o di ricavi. Esistono anche modalità alternative di accesso, tra cui quella collegata all’interpello sui nuovi investimenti, purché siano rispettati i requisiti previsti.
Il quadro è destinato a cambiare nel 2028, quando il limite dimensionale scenderà a 100 milioni di euro. L’effetto atteso è un ampliamento molto consistente della platea, potenzialmente fino a 11mila imprese aggiuntive.
La sfida delle piccole e medie imprese
L’amministrazione finanziaria guarda soprattutto all’ingresso volontario delle piccole e medie imprese oggi escluse per dimensione. Per favorire questo passaggio sono state rafforzate sia le attività di informazione sul funzionamento del regime sia le strutture e il personale dedicati all’adempimento collaborativo.
Per le aziende, tuttavia, l’adesione comporta impegni rilevanti. La predisposizione del Tcf richiede un investimento iniziale importante, mentre in seguito occorre mantenere un controllo costante sui processi e sulle diverse funzioni aziendali. Solo così la trasparenza nei confronti del Fisco può rimanere effettiva nel tempo.
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