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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Garlasco, il dettaglio sulle scarpe di Sempio: «Ho ancora il 44

L’indagato interviene sui reperti e sull’ipotesi di un processo, spiegando perché considera insufficienti gli elementi finora emersi

Andrea Sempio conferma di portare ancora oggi lo stesso numero di scarpe degli anni dell’omicidio di Chiara Poggi: «Avevo il 44 ai tempi e ce l’ho ancora oggi». Il dettaglio è emerso nel corso dell’intervista realizzata per Quarto Grado.


La misura non basta a collegarlo

Sempio ha ridimensionato il valore attribuito alla compatibilità tra la sua impronta plantare e quella ricostruita nelle consulenze. Secondo la sua ricostruzione, una corrispondenza generica nella misura non dimostrerebbe un legame concreto con la scena del delitto.

L’indagato ha distinto infatti tra una semplice compatibilità e la presenza di un elemento diretto, come una scarpa riconducibile a lui e contaminata dal sangue di Chiara Poggi. Nel riferimento alla consulenza della professoressa Cattaneo, ha sostenuto che il dato sulle calzature, da solo, non sarebbe sufficiente per collegarlo all’omicidio.


Sempio insiste sulla traccia 33

Tra gli aspetti più discussi dell’inchiesta c’è l’impronta indicata con il numero 33, individuata su un muro. Sempio ha richiamato gli esperimenti svolti per valutare la possibilità che quella traccia fosse compatibile con diverse ricostruzioni, ma ha respinto l’idea che una possibilità possa sostituire una prova certa.

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«A noi non serve sapere cosa potrebbe non essere o cosa non si può escludere. Devi avere una certezza. C’era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C’era del sangue? No. Fine. Per come la vedo io la questione finisce lì», ha affermato parlando dell’impronta.


Il processo resta uno scenario

L’intervento di Sempio è stato anticipato nel corso di Dentro la notizia, mentre l’intervista completa è stata annunciata per la serata su Retequattro, all’interno di Quarto Grado, trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero.

Rispondendo alle domande sulle iniziative della Procura e sull’eventualità di arrivare davanti a un giudice, Sempio ha espresso dubbi sul fatto che gli elementi raccolti possano sostenere un’accusa in dibattimento: «Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo. Se capiterà di dover andare proprio a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l’affronteremo».

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