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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Schlein sfida Meloni sui numeri: «Avete fallito, andate a casa

Alla Direzione del Partito Democratico la segretaria attacca il governo su economia, legge elettorale e alleanze, rivendicando la guida del centrosinistra.

Inflazione al 4,2%, pressione fiscale ai massimi da 12 anni, salari ridotti e quasi 6 milioni di persone in povertà assoluta: sono questi i dati con cui Elly Schlein ha costruito il suo attacco al governo. Nel corso della Direzione del Partito Democratico, la segretaria dem ha accusato Giorgia Meloni di aver trasformato la stabilità in immobilismo e ha chiesto elezioni anticipate.

Secondo Schlein, nel 2025 sono nati 355.000 bambini, il dato più basso dal dopoguerra. La leader del Pd ha collegato il calo delle nascite alla precarietà, ai redditi insufficienti, alla difficoltà di trovare casa e alla carenza di servizi, sostenendo che la destra abbia prodotto molta retorica sulla natalità ma poche misure concrete.


L’attacco sui numeri dell’economia

Nel suo intervento, Schlein ha sostenuto che il costo della vita stia erodendo gli stipendi e che l’Italia abbia retribuzioni tra le più basse d’Europa, mentre il prezzo dell’energia all’ingrosso resta, a suo dire, il più elevato del continente. Ha inoltre citato 1.300.000 bambini e ragazzi tra le persone in povertà assoluta e quasi 6 milioni di italiani che rinuncerebbero alle cure per le liste d’attesa o per ragioni economiche.

La segretaria del Pd ha attribuito al governo anche l’aumento delle tasse, del debito e delle difficoltà sociali. Rivolgendosi direttamente alla presidente del Consiglio, ha dichiarato: «Prendete atto che avete fallito e andate a casa, prima si vota e meglio è per l’Italia».


Legge elettorale e scontro politico

Schlein ha poi definito sbagliata la legge elettorale e ha accusato la maggioranza di voler modificare le regole con voti di fiducia. A suo giudizio, la priorità di Meloni sarebbe diventata la costruzione di un sistema su misura per il governo, nonostante in passato la stessa presidente del Consiglio avesse sostenuto che la materia dovesse restare nelle mani del Parlamento.

La leader dem ha descritto l’esecutivo come una classe dirigente priva di una visione condivisa e tenuta insieme da un accordo di potere. Ha anche sostenuto che, nonostante un’ampia maggioranza, il governo non avrebbe realizzato riforme capaci di migliorare concretamente la vita degli italiani.


Il Pd rivendica la guida dell’alleanza

Sul futuro del centrosinistra, Schlein ha chiesto che il programma venga definito prima della scelta della leadership. La segretaria ha però ribadito che, in una coalizione, dovrebbe guidare il partito capace di ottenere più voti: per il Pd, ha spiegato, non si tratta di egemonia ma di applicare un principio democratico.

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La dirigente ha ricordato la crescita del Partito Democratico rispetto al periodo in cui i sondaggi lo collocavano al 14%, sottolineando che il consenso attuale sarebbe stato conquistato attraverso il lavoro sul territorio. Ha quindi respinto l’idea che il Pd debba rinunciare in partenza alla candidatura alla guida del governo, pur dicendosi disponibile alle primarie qualora gli alleati non riconoscessero quel criterio.


Un programma aperto alla società

Schlein ha descritto la coalizione progressista come già esistente e attiva nei territori, pur ammettendo che il percorso non sia ancora concluso. La costruzione dell’alternativa, ha spiegato, dovrà coinvolgere partiti, organizzazioni sociali, sindacati, imprese e terzo settore, evitando che il confronto resti confinato nelle sedi delle forze politiche.

Tra i temi da inserire nel patto comune ha indicato lavoro, politica industriale, sanità, scuola, sicurezza e diritti. Sulla politica estera, con particolare riferimento all’Ucraina, ha riconosciuto la presenza di divergenze tra gli alleati, ma ha osservato che le convergenze sarebbero più numerose dei contrasti.


La sfida per i prossimi mesi

La segretaria ha rivendicato il percorso di ascolto promosso dal Pd dopo le elezioni regionali e ha ricordato la mobilitazione legata al referendum. A suo avviso, quell’esperienza avrebbe coinvolto elettori che avevano votato in quella consultazione ma non il Partito Democratico alle europee di due anni prima.

Nel messaggio rivolto alla comunità dem, Schlein ha definito i mesi successivi decisivi per l’Italia, l’Europa e l’intero centrosinistra. Ha anche respinto l’ipotesi che il partito possa essere spinto verso larghe intese, sostenendo che la risposta all’establishment sarà una proposta progressista capace di competere per Palazzo Chigi.

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