Manovra, 28 miliardi sul tavolo: la Difesa perde 8 miliardi
Il governo divide le risorse tra energia e spese militari, rinvia il bonus libri e cerca nuovi margini europei contro il caro-prezzi
La scelta più delicata della prossima manovra riguarda la Difesa: il governo utilizzerà la flessibilità europea, ma ridurrà di circa 7-8 miliardi la quota destinata alle spese militari. Il compromesso raggiunto a Palazzo Chigi prevede uno scostamento complessivo da 28 miliardi di euro nel biennio 2027-2028, distribuito in parti uguali tra energia e comparto militare.
La linea adottata riflette la prudenza chiesta dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il tentativo della maggioranza di mantenere il deficit sotto il 3% nel 2026. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato di comprendere le ragioni alla base della riduzione degli stanziamenti. Intanto, il bonus libri viene rinviato al 2027.
La Difesa ridimensionata per prudenza
L’accordo è maturato dopo un vertice durato oltre due ore, al quale hanno partecipato Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini, Maurizio Lupi e Giorgetti. L’Unione europea avrebbe consentito all’Italia di attivare fino a 36 miliardi, equivalenti all’1,5% del Pil, ma l’esecutivo ha scelto di non utilizzare interamente quel margine per il riarmo.
Nel 2027 energia e Difesa assorbiranno ciascuna lo 0,3% del Pil, per un totale di circa 14 miliardi. Lo stesso criterio dovrebbe essere applicato l’anno successivo, portando la flessibilità complessiva a 28 miliardi. Nel centrodestra, tuttavia, non viene escluso un recupero delle risorse militari rinunciate, eventualmente nel 2029.
La decisione nasce anche dal timore che un aumento delle spese militari, mentre l’inflazione riduce il potere d’acquisto, possa diventare un punto di forza per le opposizioni. Salvini avrebbe preferito rinviare il dossier, ma Meloni e Tajani hanno difeso la necessità di rispettare gli impegni assunti con l’Europa e con la Nato.
Energia e inflazione cambiano i conti
Il quadro indicato dal governo prevede per il 2026 un aumento del Pil vicino all’1% e un disavanzo appena inferiore al 3%. Rispettare questa soglia è considerato essenziale per consentire all’Italia di uscire nel 2027 dalla procedura per deficit eccessivo, anche se negli anni seguenti il disavanzo potrebbe tornare a crescere per effetto delle clausole attivate.
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Le risorse per l’energia, pari a 14 miliardi nel biennio, dovrebbero sostenere interventi contro il caro-prezzi. Tra le ipotesi esaminate dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo c’è l’aumento dell’ecobonus dal 50% al 65% per rendere più efficienti le abitazioni.
Meloni ha inoltre chiesto a Ursula von der Leyen di consentire l’impiego di una parte del maggior gettito prodotto dal drenaggio fiscale. Nella lettera alla presidente della Commissione europea, la premier ha proposto di destinare almeno una quota delle entrate aggiuntive a misure temporanee e mirate contro l’aumento dei costi energetici.
Ora arrivano i passaggi parlamentari
Il Documento programmatico di finanza pubblica dovrà arrivare alle Camere entro oggi. Il 13 ottobre sono previste le risoluzioni parlamentari e la votazione sullo scostamento, mentre in seguito inizierà l’iter della legge di bilancio.
Il governo avrà quindi circa due settimane per definire l’assetto definitivo delle misure e le relative coperture. Sullo sfondo ci sono anche gli equilibri interni alla maggioranza: con le elezioni sempre più vicine, ogni scelta finanziaria avrà un peso politico oltre che contabile.
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