Malpensa-Lima, la rotta che può cambiare i prezzi dei voli
L’eventuale collegamento diretto richiesto da Emirates apre un confronto tra tutela dei vettori italiani, concorrenza e vantaggi per chi viaggia.
Attilio Fontana ha preso posizione a favore di una maggiore apertura di Malpensa, sostenendo che lo scalo debba poter rispondere alla domanda reale dei passeggeri. «Credo che Malpensa abbia diritto di avere altre linee perché qui la gente vuole venire e ha bisogno di venire», ha affermato il governatore lombardo, giudicando irragionevole indirizzare gli aerei verso aeroporti dove la necessità sarebbe minore.
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Più concorrenza, meno rendite
Il punto, in questa vicenda, non riguarda soltanto l’interesse delle compagnie già presenti nello scalo. Se nuove imprese possono intercettare i bisogni dei viaggiatori offrendo collegamenti a condizioni più convenienti, ostacolarle rischia di proteggere soprattutto i ricavi e i margini degli operatori consolidati.
Una pressione competitiva più forte può invece spingere le aziende a migliorare efficienza e servizi. Le difficoltà provocate ai concorrenti non rappresentano necessariamente un danno per il mercato: sono, al contrario, uno degli effetti attraverso cui possono affermarsi innovazione e prezzi più contenuti.
La rotta che interessa il mercato
Oggi chi parte da Milano e deve raggiungere Lima è costretto a fermarsi lungo il tragitto. Nonostante l’assenza di un volo diretto, il collegamento registra circa 150.000 passeggeri ogni anno: è il percorso con scalo più utilizzato tra quelli disponibili e raccoglie all’incirca il doppio dei viaggiatori della tratta Roma-Lima.
Questi numeri spiegano l’interesse di Emirates, che ha chiesto di attivare un servizio diretto tra Malpensa e la capitale peruviana. La prospettiva, tuttavia, ha allarmato le compagnie basate nell’aeroporto lombardo, preoccupate dall’arrivo di un concorrente particolarmente aggressivo.
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Ita e gli altri vettori chiedono garanzie
A muoversi è stata anzitutto Ita, oggi sotto il controllo di Lufthansa ma ancora partecipata dal ministero dell’Economia. Alla sua iniziativa si sono unite Neos, società del gruppo Alpitour, e Aeroitalia. Le aziende hanno sollecitato Enac e ministero delle Infrastrutture a riunire i vettori italiani interessati, chiedendo che la valutazione avvenga attraverso un esame trasparente e considerando l’interesse generale del Paese.
Il caso ripropone una dinamica già vista nel trasporto aereo nazionale. In passato, la difesa degli operatori italiani, soprattutto di Alitalia, ha favorito limitazioni verso i concorrenti: dalla lunga contrapposizione alle compagnie a basso costo fino al divieto, introdotto nel 2008, di collegare Roma da Milano Linate per alcune imprese rivali. Quella restrizione è rimasta in vigore fino al 2012, quando l’Antitrust ne ha imposto la rimozione.
Un precedente per il trasporto aereo
La richiesta di confronto istituzionale arriva dunque in un settore dove la protezione delle imprese nazionali è stata spesso presentata come una necessità strategica. La presenza di Ita nel procedimento aggiunge inoltre un elemento particolare, vista la partecipazione ancora detenuta dal ministero dell’Economia: proprio per questo viene sostenuta da tempo l’idea di completare la cessione della compagnia.
La questione centrale resta però l’effetto sui passeggeri. Limitare l’ingresso di un nuovo operatore può preservare gli equilibri economici dei vettori già attivi, ma rischia di ridurre le possibilità di scelta e di mantenere più elevato il costo dei viaggi. Lasciare spazio a chi è in grado di soddisfare una domanda già consistente significa affidare al mercato, e non alla protezione degli incumbent, la ricerca della soluzione più conveniente.
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