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Ucraina e primarie: il doppio vantaggio di Conte su Schlein

La segretaria dem deve tenere insieme il confronto con il Movimento 5 Stelle, il dossier ucraino e la propria riconferma mentre nel partito restano aperti molti nodi

Giuseppe Conte può permettersi di lasciare aperte tutte le principali partite del centrosinistra: il programma, la posizione sull’Ucraina e perfino la guida del campo largo. Elly Schlein, invece, è costretta a inseguirlo su ciascuno di questi terreni, senza poter contare su una coalizione già definita né su un percorso interno privo di ostacoli.

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Conte mantiene tutte le leve

Il leader del Movimento 5 Stelle non ha bisogno di una candidatura unica né di modificare le regole del proprio partito per restare al comando. La sua forza, in questa fase, consiste proprio nella possibilità di condizionare il Pd senza assumersi lo stesso carico di vincoli organizzativi e politici.

Per Schlein il problema è più ampio della sola trattativa sull’alleanza. Alessandro Onorato e Franco Gabrielli potrebbero decidere di presentarsi alle primarie, mentre Matteo Renzi potrebbe valutare una candidatura sostenuta da Casa riformista. La segretaria dovrebbe quindi evitare nuove sfide ai gazebo, ma non ha strumenti evidenti per impedirle.


Il Pd pensa prima alla segretaria

La priorità del Nazareno, in vista dell’assemblea nazionale di domenica, appare la conferma di Schlein come unica candidata del partito alle primarie. Per raggiungere questo obiettivo si punta a cambiare lo Statuto, introducendo una disposizione che impedisca di convocare il congresso nell’anno delle elezioni politiche e consenta così di prolungare il mandato della segretaria.

L’approvazione della modifica viene considerata probabile. Il partito sta inoltre preparando una partecipazione ampia, coinvolgendo anche persone esterne all’assemblea, per trasmettere l’immagine di una formazione già mobilitata attorno alla campagna di Schlein. I sostenitori di Stefano Bonaccini, oggi schierati con la segretaria, chiedono garanzie su una gestione davvero condivisa dei prossimi passaggi: una formula che, nella sostanza, punta a evitare candidature alternative e dissensi sul nome della leader.

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Ucraina, il nodo resta aperto

Sul piano politico, il Pd non ha ancora chiarito se arriverà al confronto sul programma con una proposta autonoma. Restano inoltre da definire la composizione della coalizione, il ricorso alle primarie e soprattutto la linea sull’Ucraina. Domenica Schlein potrebbe indicare almeno alcuni punti della propria agenda e forse fissare il percorso per il primo incontro dedicato al programma, ma il quadro rimane incerto.

Le cinque mozioni sulla politica estera votate mercoledì alla Camera hanno prodotto astensioni incrociate. Schlein e Conte hanno mostrato soddisfazione, ma il risultato non restituisce un’immagine di particolare compattezza. Nel Pd, soltanto l’area riformista, insieme a Carlo Calenda, Matteo Renzi, Pierferdinando Casini e Mario Monti, ha colto l’occasione per valorizzare la posizione di Giorgia Meloni sull’Ucraina, anche rispetto alle diverse sensibilità presenti nella maggioranza.


La formula della pace non basta

La linea prevalente nel partito sembra invece quella di opporsi al governo anche quando le sue posizioni coincidono con quelle dem. Per il programma comune si cerca una soluzione linguistica capace di mettere al centro la trattativa e di lasciare in secondo piano il tema dell’invio di armi alla resistenza ucraina.

Il richiamo alla pace, però, non elimina il dilemma politico e morale legato al sostegno a un Paese aggredito. Per Conte la questione non è un capitolo negoziabile come gli altri: rappresenta un elemento identitario, un mezzo per esercitare pressione sul Pd e un test della disponibilità di Schlein a fare concessioni pur di salvaguardare l’alleanza. L’ambiguità, quindi, non appare più soltanto come un pericolo futuro, ma come il criterio con cui il confronto viene già condotto.

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