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Jennifer Welch, la rabbia che sfida Trump e il suo stesso partito

Dalle polemiche sui social alla ribellione interna ai democratici: la conduttrice ha trasformato l’insulto in una strategia politica.

La sua arma non è la moderazione, ma una rabbia esibita senza filtri. Jennifer Welch, conduttrice del podcast “I’ve Had It”, attacca Donald Trump con aggressività quotidiana e riserva parole altrettanto dure ai democratici giudicati troppo prudenti. Il risultato è una formula che unisce populismo, volgarità e obiettivi progressisti, attirando un pubblico sempre più ampio.

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Una popolarità costruita sulla provocazione

Per capire l’ascesa di Welch bisogna partire da un percorso lontano dalla politica. Nata a Dallas e cresciuta a Oklahoma City, è stata educata da genitori atei e progressisti in un ambiente fortemente segnato dalla cultura evangelica. La contrapposizione tra la sua famiglia e il contesto circostante ha contribuito a formare il tono combattivo che oggi caratterizza i suoi interventi.

Prima del podcast lavorava come arredatrice d’interni e aveva raggiunto una certa notorietà con “Sweet Home Oklahoma”, programma televisivo di Bravo dedicato alla sua attività e alla vita di alcune amiche benestanti. La trasmissione è stata chiusa nel 2018, dopo due stagioni. Poco dopo, insieme all’amica Angie Sullivan, ha creato “I’ve Had It”, inizialmente pensato come uno spazio leggero per il pubblico femminile che aveva seguito il programma.

L’idea originaria era discutere di fastidi comuni: feste per annunciare il sesso del nascituro, buone maniere su Instagram, bambini maleducati e altre piccole irritazioni della vita quotidiana. Il nome stesso del programma, traducibile con “Ne ho abbastanza”, conteneva però già una disposizione alla protesta. Quando la conversazione politica ha preso il sopravvento, gli ascolti hanno iniziato a crescere.


Il bersaglio è anche il Partito Democratico

Dal 2022 Welch e Sullivan hanno conquistato milioni di seguaci sulle piattaforme digitali e oltre un milione di iscritti su YouTube. Il loro spazio è diventato una tappa per esponenti della sinistra statunitense: tra gli ospiti sono comparsi Barack Obama, Kamala Harris, Bernie Sanders e Zohran Mamdani.

Il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha ampliato il campo della polemica, ma non ha lasciato Welch concentrata soltanto sul Partito Repubblicano. In una puntata ha commentato l’aspetto di Marco Rubio dopo l’annuncio di sanzioni contro la Corte penale internazionale, dicendo: «Sembra invecchiato di venticinque anni, ecco che effetto deve fare essere Maga e commettere crimini di guerra». In un’altra intervista ha definito J.D. Vance «la miglior prostituta del Paese», sostenendo che Peter Thiel lo avrebbe trasformato in un prodotto politico.

La conduttrice prende di mira anche Chuck Schumer, ribattezzato “Chuckles”, Hakeem Jeffries e Rahm Emanuel, oltre ai democratici considerati troppo moderati. Quando Cory Booker partecipò al programma, Welch e Sullivan lo incalzarono sulla definizione di Benjamin Netanyahu come criminale di guerra. La risposta del senatore, ritenuta evasiva, è stata presentata come il simbolo di un partito disposto a sacrificare i propri principi per alleanze e convenienze.


La formula del «dark woke»

In un’intervista con David Remnick del New Yorker, Welch ha definito la propria impostazione «dark woke». L’espressione indica una sinistra che mantiene al centro la giustizia sociale, ma rinuncia alla prudenza nel linguaggio e alla ricerca costante di rispettabilità. L’obiettivo è affrontare il trumpismo usando una parte dei suoi strumenti: attacchi personali, frasi brutali e contenuti costruiti per circolare rapidamente sui social.

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La conduttrice sostiene che per contrastare un avversario occorra conoscerne i metodi e non avere paura di agire senza scrupoli. Anche i titoli dei video pubblicati su YouTube seguono questa logica, con parole esasperate, caratteri maiuscoli e immagini pensate per attirare l’attenzione.

Il modello ha incontrato qualche resistenza da parte di PodcastOne, che nel 2023 ha acquisito i diritti del programma e avrebbe preferito contenuti meno divisivi. Tuttavia, in un dibattito pubblico già radicalizzato, l’aumento dei toni ha coinciso con una crescita dell’audience. Rachel Monroe, sul Washington Post, ha descritto Welch e Sullivan come due figure che il Partito Democratico difficilmente avrebbe immaginato di utilizzare come proprie messaggere: due cinquantenni dell’Oklahoma, dall’accento meridionale, dai modi bruschi e dall’immagine associata ai codici televisivi di Fox News.


Dalla rabbia al progetto politico

La svolta personale è arrivata anche dopo una revisione delle scelte elettorali. Nel 2016 Welch aveva sostenuto Hillary Clinton invece di Bernie Sanders, una decisione che in seguito ha giudicato sbagliata. Nel 2024 ha votato per Kamala Harris, ma già allora guardava con diffidenza allo spostamento verso il centro. La sconfitta ha rafforzato la sua volontà di sfidare la linea dominante del partito.

Nel libro “Not Today, Fascists”, pubblicato il 6 ottobre, la conduttrice raccoglie la propria insofferenza e indica obiettivi concreti: stipendi più elevati, cure mediche accessibili, infrastrutture più efficienti, una rete di protezione sociale più forte e un peso minore delle aziende nelle decisioni pubbliche. Propone inoltre un ricambio ai vertici parlamentari democratici e una profonda revisione della Corte Suprema attraverso la messa in stato d’accusa dei giudici più conservatori.

«L’unico modo per uscirne è la rivoluzione», afferma Welch. Non presenta questa parola come un invito alla violenza, bensì come un rifiuto del gradualismo e dell’idea che, dopo Trump, la politica possa semplicemente tornare alla situazione precedente. Sa che il suo stile può respingere una parte degli elettori, ma non è candidata a un incarico pubblico e non sembra intenzionata a costruire il proprio messaggio per risultare gradita a tutti.

Il “dark woke” nasce da questa contraddizione: una sinistra che difende la giustizia sociale e vuole combattere l’autoritarismo, ma considera l’umiliazione dell’avversario uno strumento legittimo. Welch ha trasformato la collera in identità collettiva; resta da capire se quella stessa energia possa diventare una strategia politica davvero efficace.

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