101notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 3 min di lettura16 ott

Cherson sommersa, ma la vita resiste: «Riaprirò il prima possibile

A cinque giorni dal cedimento della diga di Kachovka, acqua e fango devastano negozi e abitazioni mentre gli abitanti rimasti affrontano anche i bombardamenti dalla riva occupata.

Volodymyr potrebbe raggiungere i figli in Germania e in Svizzera, ma non prende in considerazione l'idea di lasciare Cherson. Vive dall'altra parte della strada rispetto al negozio di Oleksij Gesin e, nonostante l'acqua e i bombardamenti, considera quella città ancora la sua casa. «Dove dovrei andare?», domanda.

Cherson appare quasi deserta. Le strade sono state sommerse dall'ondata provocata dal cedimento della diga di Kachovka, mentre dalla sponda del Dnipro controllata dalla Russia arrivano con regolarità i colpi dell'artiglieria. In questo scenario, restare non significa soltanto difendere un'abitazione: per molti è l'unico modo di continuare a vivere nel luogo a cui appartengono.

Offerta del giorno17 ottobre

Douglas

-20% su ordini da 69€ da Douglas

Scade tra 2 giorni
*******


Restare, anche sotto il fuoco

Volodymyr ha sessantatré anni e porta al collo una piastrina legata al periodo in cui combatté in Afghanistan per l'Unione Sovietica. Evita di dire il cognome perché teme di essere riconosciuto dai servizi russi. Parla quasi senza muovere le labbra e osserva una città nella quale, in alcuni momenti, si può camminare per minuti senza incontrare nessuno.

La sua casa è ancora raggiungibile senza stivali di gomma, ma non tutti hanno la stessa possibilità. In alcune zone gli edifici si possono raggiungere soltanto in barca: il Dnipro ha invaso uno o più piani delle abitazioni. Anche lì, tuttavia, diversi residenti rifiutano di partire, nonostante la guerra e l'emergenza ambientale.


L'alluvione ha travolto Cherson

Sono trascorsi cinque giorni dal cedimento della diga, costruita nel 1956 durante l'epoca sovietica. Il bacino di Kachovka si estendeva per 230 chilometri, con circa 900 chilometri di costa e 18,2 miliardi di metri cubi d'acqua. L'improvviso deflusso ha fatto crescere rapidamente il Dnipro e i corsi d'acqua collegati.

Nel negozio di Gesin, la sera del 6 giugno, l'acqua aveva già raggiunto la maniglia della porta. Il giorno successivo, nella zona, è stato rilevato un livello massimo di 5,29 metri; la domenica successiva l'acqua era ancora a 3,60 metri. Secondo il Ministero degli Interni ucraino, quasi 80 località sono state sommerse, comprese 14 sulla riva sinistra del fiume, sotto controllo russo.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Un negozio tra fango e macerie

Davanti all'attività, Gesin cerca di liberare l'ingresso da terra fradicia, imballaggi e detriti. All'interno, il fango impregnato di muffa copre il pavimento; frigoriferi e scaffali rovesciati emergono dall'acqua scura insieme a bicchieri, confezioni di riso e sacchetti di plastica. Il proprietario, che gestisce il negozio dal 1997, è deciso a ripartire: «Riaprirò il prima possibile».

Il suo esercizio è rimasto un punto di riferimento per chi non ha potuto o voluto andarsene. Gesin stima che il 70% dei clienti abbia lasciato la città. A fare ancora la spesa sono soprattutto anziani, persone con difficoltà di movimento e cittadini senza lavoro; per loro trovare viveri vicino casa resta una necessità quotidiana.


Evacuazioni e rischio sanitario

L'emergenza non riguarda soltanto Cherson. A Mykolaïv, quasi 100 chilometri più a nord-ovest, l'acqua ha raggiunto le strade, mentre nei pressi di Odesa alcuni tetti strappati alle abitazioni sono finiti nel Mar Nero. Il Ministero della Salute ha inoltre avvertito che l'acqua contaminata può favorire la diffusione di malattie, tra cui il colera.

Dalla regione di Cherson sono state evacuate quasi 2.700 persone, secondo i dati diffusi dal Ministero degli Interni di Kyïv; altre 1.000 circa hanno lasciato la regione di Mykolaïv. Per gli abitanti della città, però, il disastro si aggiunge a una ferita ancora recente: Cherson era stata occupata pochi giorni dopo l'invasione russa del febbraio 2022 e le forze ucraine l'avevano riconquistata soltanto nel novembre dello stesso anno.

La diga era nelle mani delle truppe russe. Per questo, tra le persone rimaste in città, la responsabilità dell'accaduto viene attribuita all'esercito di Vladimir Putin. Nel frattempo, tra l'acqua stagnante e il rumore dei proiettili, Gesin prova a recuperare ciò che può e a preparare la riapertura: non soltanto per sé, ma per chi è ancora lì.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere