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Attualità 4 min di lettura2 giorni fa

Madrid, la casa diventa protesta: il caso Maricarmen accende Sol

Lo sfratto di un’anziana madrilena ha riaperto il conflitto sugli affitti, tra mobilitazione di piazza, investimenti immobiliari e responsabilità delle istituzioni.

La domanda che resta sospesa a Madrid è semplice e difficile insieme: se dopo appena 48 ore si è cercato un modo per far rientrare Maricarmen nella sua abitazione, perché è stato necessario portarla via? La proposta avanzata dalla società proprietaria ha riacceso una protesta che ormai va oltre la storia personale di un’anziana sfrattata.

Nella notte, centinaia di persone hanno piantato le tende alla Puerta del Sol, dopo la manifestazione del 26 settembre per il diritto alla casa. Il richiamo al 15-M, il movimento che quindici anni fa occupò lo stesso luogo, è evidente; tuttavia gli stessi protagonisti invitano alla prudenza nel definire questa mobilitazione come una nuova versione di quella stagione.


Il ritorno possibile riapre il caso

Urbagestión Desarrollo e Inversión ha prospettato al Comune la cessione temporanea dell’appartamento attraverso un programma pubblico. L’obiettivo sarebbe consentire a Maricarmen di rientrare pagando un canone sostenibile. L’amministrazione municipale ha giudicato impraticabile, sul piano tecnico, la formula proposta, ma si è detta disponibile a favorire un confronto tra le parti.

Maricarmen Abascal, 87 anni, è stata allontanata il 23 settembre 2026 dopo sette anni di cause e diversi tentativi di esecuzione. È uscita su una barella dalla casa in cui aveva abitato per 71 anni e ora si trova ricoverata, in condizioni di forte ansia e grave debilitazione fisica.


Una storia privata diventata simbolo

Nel 1956 l’alloggio era stato registrato a nome del padre, perché durante il franchismo le donne non disponevano della piena capacità giuridica. In seguito l’immobile passò alla madre e, nel 2005, a Maricarmen. Proprio il secondo passaggio ereditario è stato decisivo, molti decenni più tardi, per mettere in discussione il vecchio contratto.

Il canone che l’anziana versava era di circa 500 euro al mese, a fronte di una pensione intorno ai 1.350 euro. La nuova proprietà chiedeva invece 2.650 euro per l’abitazione. Nella vicenda si intrecciano così la memoria familiare, una discriminazione normativa dell’epoca franchista e l’attuale trasformazione degli appartamenti in strumenti di rendimento.


Affitti, profitti e scontro politico

Il Sindicato de Inquilinas considera il caso il punto di rottura di un disagio ormai diffuso. Il 26 settembre, secondo la Delegazione del Governo, 25.000 persone hanno attraversato Madrid; gli organizzatori hanno fornito una stima più alta. Lo slogan “Ni una Maricarmen más” ha accompagnato il corteo, una parte del quale si è poi spostata a Sol per allestire l’accampamento.

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Isabel Díaz Ayuso ha ricondotto lo sfratto alla dimensione generale del fenomeno, definendolo “uno dei 25.500 che si eseguono tutti gli anni in Spagna” e sostenendo che fosse avvenuto “in osservanza della legge”. Gli attivisti contestano proprio quell’impianto normativo, accusato di lasciare spazio alla speculazione immobiliare. Il confronto riguarda quindi non soltanto il numero delle abitazioni disponibili, ma anche i canoni, la tutela degli inquilini e la destinazione del patrimonio urbano.


Il caso dell’attico alimenta la rabbia

Sul malcontento ha inciso anche l’acquisto effettuato nell’aprile 2026 da Planifica Madrid, società pubblica della Comunità di Madrid. Per circa 6,3 milioni di euro è stato comprato un attico di quasi 500 metri quadrati nel quartiere di Chamberí, vicino alla zona in cui vive la madre di Ayuso. Nei documenti compariva la possibilità di destinare l’immobile a uso residenziale per autorità, ma il governo regionale ha escluso che fosse stato pensato per la presidente.

Dopo le polemiche, la Comunità ha deciso di mettere in vendita l’appartamento. Il primo bando è rimasto senza offerte. Quando i manifestanti si sono radunati davanti all’edificio, hanno gridato “El ático de Ayuso, para Maricarmen”. Tra i due episodi non c’è un collegamento concreto, ma la loro vicinanza ha prodotto un’immagine politica potente: da una parte un bene di lusso acquistato con fondi pubblici, dall’altra una donna anziana costretta a lasciare l’unica casa conosciuta.


Madrid cerca una risposta alla crisi

Le amministrazioni guidate dalla destra puntano sull’aumento dell’offerta abitativa. La Comunidad de Madrid indica nel Plan Vive e nei progetti pubblico-privati i propri strumenti principali, mentre il Comune ha varato il Plan Reside con l’intento di contenere gli alloggi turistici negli edifici residenziali del centro.

Madrid ha però scelto di non applicare le “zone di mercato residenziale tensionato” previste dalla legge statale del governo di Pedro Sanchéz. I movimenti per il diritto alla casa chiedono invece tetti agli affitti, garanzie più solide per chi vive in locazione e una maggiore disponibilità di edilizia pubblica. La protesta nata attorno a Maricarmen ha trasformato numeri e statistiche in una vicenda riconoscibile: la questione ora è capire chi possa continuare ad abitare Madrid e a quali condizioni.

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