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Attualità 6 min di lettura50 min fa

La telefonata di Trump sul palco svela chi orienta la sua IA

Tra podcast, incarichi istituzionali e vertici tecnologici, All-In è diventato uno dei luoghi in cui prendono forma le idee dell’amministrazione Trump sull’intelligenza artificiale.

Sul palco si discute di intelligenza artificiale e sicurezza quando il telefono di Jensen Huang squilla. Dall’altra parte c’è Donald Trump. L’amministratore delegato di Nvidia risponde, chiarisce di trovarsi con Sacks e con gli altri conduttori di All-In, poi lascia che la conversazione prosegua davanti al pubblico: «Signor Presidente». «Non avrei risposto se non fosse stato lei». «Sono sul palco con i ragazzi, con Sacks e tutto il gruppo». «Stavamo parlando di lei».

La scena, raccontata durante una puntata registrata con Huang come ospite, ha l’apparenza di una chiacchierata informale. In realtà riunisce alcuni tra gli uomini più influenti della tecnologia e della politica statunitense. Jason Calacanis, che spesso guida il programma, propone persino di attivare il vivavoce, mentre Huang chiede indicazioni su come procedere.


Il podcast vicino alla Casa Bianca

Quella familiarità non nasce dal nulla. Durante la campagna presidenziale del 2024 Trump aveva già scelto All-In per una conversazione di quasi un’ora, affrontando temi come imposte, energia, Ucraina, Cina, aborto, immigrazione e regolamentazione.

Non fu un’intervista costruita secondo il modello televisivo tradizionale. Sacks e Chamath Palihapitiya portarono al candidato le questioni discusse abitualmente nella loro rete di imprenditori e investitori. Nello stesso periodo Trump partecipò anche al programma di Joe Rogan, mentre Kamala Harris decise di non accettare quell’invito.

Il rapporto con All-In si è poi consolidato. I quattro conduttori — David Sacks, Chamath Palihapitiya, Jason Calacanis e David Friedberg — hanno iniziato a ospitare funzionari governativi e dirigenti delle grandi aziende tecnologiche, fino a trasformare il programma in una vetrina delle posizioni della Casa Bianca sull’intelligenza artificiale.


Da amici al tavolo del potere

All-In è nato nel 2020, quando la pandemia impediva ai quattro amici di ritrovarsi per le consuete partite di poker. Le prime conversazioni a distanza erano pensate come incontri informali; in seguito sono diventate un appuntamento settimanale capace di raggiungere ambienti molto più ampi rispetto alla cerchia originaria.

Il salto di Sacks verso le istituzioni ha reso quel percorso ancora più evidente. Prima responsabile prodotto e poi direttore operativo di PayPal, ha fondato Yammer, ceduta a Microsoft per 1,2 miliardi di dollari, e in seguito ha creato Craft Ventures, fondo di capitale di rischio di cui è cofondatore e socio.

La sua traiettoria politica è cambiata nel tempo: dopo aver sostenuto Hillary Clinton nel 2016, si è avvicinato progressivamente al Partito Repubblicano, fino ad appoggiare apertamente Trump nel 2024. Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca è stato scelto come consigliere speciale per l’intelligenza artificiale e le criptovalute, con il compito di contribuire alla definizione del piano nazionale sull’intelligenza artificiale.

L’incarico rientrava nella formula del dipendente governativo speciale, che consente di lavorare per l’amministrazione per un massimo di 130 giorni l’anno. A marzo 2026 Sacks ha lasciato quella posizione, ma non il circuito decisionale: pochi giorni dopo è stato indicato, insieme a Michael Kratsios, come copresidente del Consiglio dei consulenti del Presidente per la scienza e la tecnologia.

Nel consiglio figura anche David Friedberg, suo compagno di podcast, accanto a personalità come Jensen Huang, Marc Andreessen, Lisa Su e Mark Zuckerberg. Così le persone che discutono davanti ai microfoni si ritrovano, almeno in parte, negli stessi luoghi in cui vengono elaborate le politiche pubbliche.


Le idee del programma diventano norme

Il collegamento tra il linguaggio di All-In e quello dell’amministrazione Trump emerge soprattutto sul terreno dell’intelligenza artificiale. In una puntata del febbraio 2024, Sacks criticava i numerosi errori di Gemini, il sistema generativo sviluppato da Google, e metteva in discussione il modo in cui un modello dovrebbe affrontare temi controversi.

Secondo lui, un sistema dovrebbe fondarsi su una verità di riferimento, invece di stabilire autonomamente che cosa sia offensivo, stereotipato o ammissibile. Per spiegare il concetto aveva citato George Washington e le sue rappresentazioni: «Non spetta all’utente decidere se una foto di George Washington debba ritrarlo bianco o nero. Voglio dire, c’è una risposta, e basta».

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In quella stessa discussione Sacks aveva indicato l’accuratezza come principio centrale di un prodotto basato sull’intelligenza artificiale. La sintesi finale era ancora più netta: «Aiutare semplicemente le persone a trovare la verità».

Quando quella puntata andò in onda, i modelli linguistici di grandi dimensioni erano già disponibili, ma non avevano ancora raggiunto la diffusione attuale. Negli anni successivi il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sulle risposte errate, sugli effetti sull’apprendimento, sul rischio per l’occupazione e sugli scenari più catastrofici. L’idea di usare l’intelligenza artificiale come strumento per cercare la verità è rimasta più defilata, anche se alcune sue formule sono riapparse nelle politiche federali.


Due ordini e una stessa impronta

A luglio 2025 Trump ha firmato un ordine esecutivo dedicato alla prevenzione di una presunta intelligenza artificiale ideologizzata nel governo federale. Per i modelli acquistati dalle amministrazioni pubbliche, il testo individua due requisiti: la ricerca della verità e la neutralità ideologica.

Il primo criterio viene associato all’accuratezza storica, alla ricerca scientifica e all’oggettività. Il secondo mira a impedire che i sistemi inseriscano intenzionalmente giudizi politici o ideologici nelle risposte. Tra gli esempi di comportamento problematico compare anche la modifica della rappresentazione razziale di personaggi storici, un riferimento molto vicino a quello utilizzato da Sacks nel podcast.

Qualche mese più tardi, discutendo la regolamentazione del settore, Sacks ha sostenuto che gli Stati Uniti dovrebbero adottare una sola cornice federale invece di lasciare che ciascuno Stato introduca norme proprie. A suo giudizio, regole differenti rischierebbero di spezzare il mercato interno e di favorire misure contro la discriminazione algoritmica, considerate da lui un possibile ritorno dell’intelligenza artificiale ideologizzata.

La sua proposta comprendeva anche un argomento competitivo: una regolamentazione troppo pesante, secondo Sacks, potrebbe aiutare la Cina a superare gli Stati Uniti nella corsa tecnologica. La posizione era riassunta nella richiesta di «un unico standard federale» e nella previsione che l’amministrazione avrebbe finito per sostenerla.

L’11 dicembre 2025 Trump ha firmato l’ordine esecutivo 14365, intitolato in italiano “Garantire una cornice politica nazionale per l’intelligenza artificiale”. Anche quel documento denuncia il rischio di un insieme frammentato di cinquanta sistemi regolatori e indica come traguardo una disciplina nazionale con il minor peso legislativo possibile.

Le somiglianze riguardano dunque sia i concetti sia alcune immagini utilizzate per descriverli. Non costituiscono da sole una prova di coordinamento, ma mostrano quanto il lessico circolato nel podcast sia vicino a quello adottato dalla Casa Bianca.


Il palco del vertice tecnologico

Il legame è emerso anche in un appuntamento pubblico organizzato a Washington nel luglio 2025: il vertice “Vincere la corsa all’intelligenza artificiale”, promosso da All-In Podcast e Hill & Valley Forum. Trump presentò in quella sede la propria strategia, mentre i quattro conduttori moderavano gli incontri con esponenti dell’amministrazione e dirigenti dell’industria tecnologica.

Le registrazioni integrali dell’evento sono state pubblicate sul canale YouTube di All-In. In una puntata successiva, Friedberg ha spiegato che la preparazione del programma aveva richiesto dieci giorni e che le richieste dei funzionari desiderosi di intervenire avevano costretto gli organizzatori a modificare più volte la scaletta.

Sacks, nello stesso periodo, lavorava agli ordini esecutivi presidenziali. Friedberg aveva definito «francamente surreale» la vicinanza raggiunta dal gruppo con l’amministrazione e la presenza di Sacks al suo interno. Dalla primavera successiva, le puntate hanno assunto sempre più il carattere di una vetrina per le idee governative sull’intelligenza artificiale, mentre i protagonisti del programma partecipavano direttamente alla loro elaborazione.

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