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Attualità 2 min di lettura59 min fa

L’opera del drammaturgo Antonio Tarantino arriva al Franco Parenti

Dal 10 al 15 novembre Ciro Gallorano dirige Tazio Torrini nello spettacolo prodotto da Cantiere Artaud

Dal 10 al 15 novembre la Sala Tre del Teatro Franco Parenti di Milano ospita “Vespro della Beata Vergine”, opera di Antonio Tarantino. La regia è di Ciro Gallorano, che cura anche ideazione scenica e drammaturgia della luce e del suono; in scena c’è Tazio Torrini.

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Il viaggio immaginato dal padre

Al centro dello spettacolo c’è un uomo chiamato a identificare il corpo del figlio, morto suicida nelle acque dell’Idroscalo di Milano. Nell’intervallo sospeso tra la notizia della morte e il riconoscimento, il padre prova a preparare per lui un ultimo percorso.

Per farlo costruisce un aldilà personale usando i frammenti della propria vita. Debiti, gioco, vergogna, strada e timore del giudizio si trasformano in un universo degradato, attraversato da bambini, cani, commissioni, posti di controllo e fiumi da superare.

L’accompagnamento del figlio oltre la morte porta però alla luce anche il senso di colpa dell’uomo. Quel viaggio immaginario mostra il fallimento di un padre che non ha saputo amare né difendere il figlio quando era ancora vivo.


Luce, corpi e parole

Gallorano non mette in scena il testo attraverso una semplice illustrazione. La sua lettura si affida a una drammaturgia visiva, pensata per far emergere ciò che le parole suggeriscono senza rappresentarlo direttamente.

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La scena si organizza lungo il confine tra chiarore e buio, con un corpo ai margini e una materia ferita dalla quale affiorano acqua, bocche e apparizioni. L’oltretomba diventa così una proiezione della mente paterna, impegnata a dare forma a un mondo capace di contenere la colpa.

La regia conserva l’andamento sproporzionato della scrittura di Tarantino, che procede per accumuli e accosta elementi concreti, immagini religiose, linguaggio della strada e tragedia. Torrini attraversa le voci del padre e del figlio fino a renderne difficile la separazione.

Anche il suono contribuisce alla pressione scenica: interferenze, amplificazioni e trasmissioni interrotte non fanno da semplice accompagnamento, ma stringono l’azione in una condizione di assedio. Lo spettacolo è prodotto da Cantiere Artaud.

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