Legge elettorale, la sfida passa ai tribunali: 30 ricorsi in arrivo
Il fronte contrario allo Stabilicum punta a ottenere un esame della Consulta prima del voto, contestando sei elementi della nuova normativa.
La partita sulla nuova legge elettorale non si è chiusa con il voto parlamentare. Il prossimo passaggio è fissato al 26 ottobre, quando trenta ricorsi dovrebbero essere depositati in altrettante Corti d’Appello per chiedere ai giudici di sollevare dubbi di costituzionalità davanti alla Consulta.
L’iniziativa è stata illustrata alla Camera dalla “Rete per un voto libero e uguale”, il gruppo di giuristi coordinato da Roberto Zaccaria, Enrico Grosso e Pietro Adami, insieme ai partiti di opposizione. L’obiettivo dichiarato è arrivare a una decisione prima delle elezioni, senza chiedere il ripristino della legge precedente.
Il calendario punta alla primavera
Secondo il programma presentato dai promotori, gli atti saranno sottoscritti complessivamente da circa 500 ricorrenti. Dopo il deposito, le prime udienze davanti ai giudici potrebbero svolgersi intorno alla metà di gennaio; in quella fase potrebbe essere valutato l’invio delle questioni alla Corte costituzionale.
Adami ha indicato una possibile finestra temporale per l’esame della Consulta: tra marzo e giugno, dunque entro la primavera. «Non faremmo tutto questo se non pensassimo di poter arrivare in tempo per le elezioni», ha spiegato, sottolineando che la Corte può riconoscere carattere urgente alla materia.
Sei contestazioni al nuovo sistema
Il primo rilievo riguarda il premio di maggioranza, contestato sia per la misura sia per il meccanismo basato su una soglia numerica fissa. I promotori mettono poi in discussione l’attribuzione del premio al Senato su scala nazionale, perché quell’assemblea dovrebbe essere eletta con un criterio regionale.
Nel mirino finiscono anche la procedura con cui vengono scelti gli eletti e la distribuzione dei seggi. Un ulteriore capitolo riguarda l’equilibrio tra uomini e donne nelle candidature e nelle preferenze: secondo i ricorrenti, i capilista bloccati potrebbero essere tutti uomini.
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Le ultime due questioni riguardano l’obbligo di indicare in anticipo il candidato alla guida del governo e la quantità di firme richiesta alle nuove formazioni politiche. Zaccaria ha definito la legge «gravemente incostituzionale», mentre i promotori ritengono irragionevole l’onere imposto ai partiti che non dispongono ancora di una rappresentanza.
Una legge da correggere, non cancellare
La strategia non punta a rendere inutilizzabile l’intero impianto. Grosso ha chiarito che, in caso di accoglimento delle questioni, verrebbero eliminate soltanto le parti ritenute incompatibili con la Costituzione, lasciando in vigore una disciplina ancora applicabile.
Tra i sottoscrittori annunciati figurano, tra gli altri, Giovanni Bachelet, Pier Luigi Bersani, Fausto Bertinotti, Rosy Bindi, Massimo Cacciari, Luciano Canfora, Gianrico Carofiglio, Lella Costa, Massimo D’Alema, Nando Dalla Chiesa, Maurizio De Giovanni, Tiziana Ferrario, Anna Finocchiaro, Rino Formica, Monica Guerritore, Marisa Laurito, Gad Lerner, Tomaso Montanari, Barbara Pollastrini, Romano Prodi e Pasquale Tridico.
La “Rete per un voto libero e uguale” considera quindi il contenzioso giudiziario il nuovo terreno di confronto sullo Stabilicum, chiamato anche Rosatellum o Melonellum. La prima scadenza concreta sarà il 26 ottobre, data individuata per la presentazione simultanea dei trenta ricorsi.
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