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Attualità 4 min di lettura35 min fa

Lega, il voto che può cambiare tutto: Giorgetti scuote Salvini

Al congresso di Milano il segretario uscente affronta la sfida di Garavaglia, mentre il partito prepara il cambio di simbolo e discute il rilancio sui territori

Il congresso della Lega arriva al momento decisivo tra tensioni interne, consenso elettorale in calo e una sfida per la segreteria tutt’altro che scontata. Matteo Salvini, dimessosi per rimettere il mandato all’assemblea, si confronta con Massimo Garavaglia, senatore ed ex ministro del governo Draghi: il vincitore resterà alla guida del partito fino al 2030.

A spostare gli equilibri è stato soprattutto Giancarlo Giorgetti, che dal palco ha chiesto di valorizzare chi riesce a raccogliere voti nei territori. Il voto segreto dei delegati è atteso dopo pranzo, al termine degli interventi dei ministri, dei due candidati e degli altri esponenti della Lega.

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Giorgetti mette il consenso al centro

Il ministro dell’Economia ha riconosciuto apertamente le difficoltà del partito, distinguendo tra le realtà che registrano una crescita e quelle che hanno visto crollare i propri risultati. Il riferimento è stato anche a Bergamo, dove una percentuale del 20% viene vissuta con particolare amarezza rispetto al 50% raggiunto in passato.

«Va tutto bene? No, non va tutto bene. Lo percepiamo chiaramente che abbiamo dei problemi», ha detto Giorgetti, prima di indicare la sua soluzione: «Facciamo salire in squadra quelli che hanno dimostrato sul territorio di riuscire a produrre consenso». Il ministro ha poi spiegato di sentirsi più a suo agio nel ruolo di portiere che in quello di attaccante, dichiarandosi comunque pronto a dare il proprio contributo se il partito ne avrà bisogno.

Nel suo intervento ha anche sostenuto la necessità di una Lega capace di stare al governo senza perdere la propria funzione di opposizione. Secondo Giorgetti, una permanenza troppo lunga nelle istituzioni rischia di indebolire la capacità di combattimento politica. Ha ribadito di credere in una Lega nazionale, precisando però di non volerla trasformare in una forza nazionalista.


Garavaglia cerca spazio nel voto

La candidatura di Garavaglia, indicato informalmente nei corridoi con il soprannome di “Garavaglietti”, viene considerata in grado di raccogliere circa 230 voti. Un risultato di questa portata sarebbe rilevante per lo sfidante, soprattutto perché arriverebbe in un congresso nel quale Salvini punta a ottenere la conferma.

Il Veneto, secondo le indicazioni circolate durante l’assemblea, potrebbe scegliere la scheda bianca. A votare saranno i delegati registrati, 614 su 707, chiamati a scrivere in stampatello il nome del candidato prescelto. Il risultato sarà seguito dalla proclamazione e dall’intervento conclusivo del nuovo segretario.

A chiedere di chiudere la fase delle contrapposizioni è stato Roberto Calderoli. Il ministro ha ricordato che le mozioni hanno definito la linea politica e che le modifiche statutarie hanno predisposto gli strumenti per attuarla. Poi ha invitato i militanti a ricompattarsi dopo la contesa, sostenendo che il partito dovrà tornare a concentrarsi sull’aumento del consenso.

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Il simbolo cambia volto

Uno dei passaggi più attesi riguarda l’identità grafica e politica della Lega. La sagoma di Alberto da Giussano dovrebbe restare, così come la parola “Lega”, mentre l’espressione “Salvini premier” sarebbe destinata a scomparire e a essere sostituita da “Italia federale”. Il cambiamento è collegato anche agli effetti della nuova legge elettorale.

La nuova impostazione conserva un richiamo alla storia del movimento, legato a un vecchio diritto registrato da Umberto Bossi, ma apre una fase diversa rispetto al progetto nazionale costruito da Salvini dal 2013. Nel dibattito interno, il nuovo messaggio sembra però incontrare sensibilità differenti tra Nord e Sud, dove la trasformazione della Lega salviniana ha prodotto assetti e aspettative specifiche.

Anche lo statuto approvato il giorno precedente ridisegna la struttura del partito. Sono previsti una segreteria politica composta da nove persone e un coordinatore federale delle segreterie; entrambe le figure saranno nominate dal segretario, che potrà anche revocarle. Grande attenzione è rivolta inoltre al possibile ruolo di Luca Zaia.


Le richieste della base al futuro leader

Giuseppe Valditara ha annunciato il proprio sostegno a Salvini, spiegando di riconoscersi nell’idea di una Lega federale e nazionale. Il ministro ha collegato il rilancio alla presenza sui territori, citando Puglia, Calabria, Friuli e Veneto, e ha attribuito la fase di difficoltà alla riduzione dell’attività politica locale.

Valditara ha indicato tra i temi da cui ripartire il limite alla presenza degli stranieri, il divieto del burqa e l’obbligo di apprendere la lingua italiana. La sua posizione è che il federalismo debba avere una dimensione nazionale e che Salvini resti la figura più adatta a rappresentare questa impostazione.

Silvia Sardone ha invece chiesto di interrompere le polemiche interne, sostenendo che il poco spazio conquistato dalla Lega non debba essere utilizzato per alimentare scontri tra dirigenti. Ha definito il congresso un’occasione per ripartire e ha invitato il partito a puntare sul merito, evitando sia i semplici esecutori sia chi aspetta il fallimento altrui.

L’europarlamentare ha confermato il proprio sostegno a Salvini, ma ha posto una condizione politica precisa: nessun ritorno a governi con il Partito democratico, a esecutivi tecnici o a intese di compromesso. Nel suo intervento ha difeso una Lega combattiva, distante da una forza moderata di stampo democristiano, e ha chiesto ai delegati di scegliere se rilanciare il partito attraverso una linea più determinata.

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