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Attualità 4 min di lettura3 ore fa

Serbia, il voto che può cambiare tutto: studenti avanti nei sondaggi

6,4 milioni di cittadini scelgono il nuovo Parlamento in una sfida segnata dalle proteste, dal controllo dei media e dall’incertezza sull’esito.

La Serbia affronta una consultazione destinata a misurare la tenuta del sistema costruito da Aleksandar Vučić. Per la prima volta dopo anni, la mobilitazione nata nelle università sembra poter trasformarsi in una concreta alternativa elettorale: la Lista studentesca sfida la coalizione guidata dal Partito progressista serbo e sostenuta dall’ex presidente.

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Studenti al centro della sfida

Il movimento ha chiuso la campagna con una manifestazione imponente a Belgrado. Circa 150mila persone hanno occupato piazza Slavija e le vie vicine; molti giovani hanno raggiunto la capitale dopo giorni di cammino partendo da diverse aree del Paese. La partecipazione ha dato alla formazione studentesca una visibilità senza precedenti sulla scena politica nazionale.

La protesta era cominciata dopo il cedimento della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, il 1° novembre 2024. Il disastro, avvenuto dopo lavori di ristrutturazione collegati anche a imprese cinesi, causò 16 vittime e divenne il simbolo delle accuse di corruzione e scarsa trasparenza rivolte alle autorità. Dalle prime iniziative degli studenti si è sviluppata una mobilitazione che ha coinvolto atenei, lavoratori e cittadini, proseguendo nonostante arresti e pressioni.

Il parallelo con il 2000 è tornato nel dibattito pubblico. Il 24 settembre di quell’anno gli elettori serbi contribuirono alla sconfitta di Slobodan Milosevic; dopo il rifiuto dell’allora leader di riconoscere il risultato, le proteste di massa ne accelerarono l’uscita dal potere. Oggi una generazione diversa potrebbe incidere su un nuovo passaggio politico decisivo.


Un risultato difficile da prevedere

Sono 6,4 milioni gli aventi diritto chiamati a rinnovare i 250 seggi dell’Assemblea nazionale, l’unica camera del Parlamento serbo. I seggi resteranno aperti fino alle 20 e le prime indicazioni sull’esito sono attese già in serata.

La coalizione «Aleksandar Vučić - Serbia unita», guidata dal Partito progressista serbo, si confronta con la Lista studentesca in un quadro molto incerto. Una rilevazione dell’istituto indipendente Nspm, diffusa il 20 ottobre, attribuisce il 44,5% alla formazione nata dalle proteste e il 42,7% allo schieramento di Vučić. Altri sondaggi, realizzati da istituti ritenuti vicini al governo, descrivono invece un vantaggio della coalizione al potere.

La scarsa disponibilità di rilevazioni indipendenti considerate affidabili rende complicata ogni previsione. Gli analisti collegano le chance dell’opposizione soprattutto al livello di partecipazione: un’affluenza elevata potrebbe favorire gli studenti. Resta inoltre il timore che un risultato contestato alimenti nuove piazze e tensioni.


Vučić cerca un nuovo mandato politico

Vučić ha lasciato la presidenza a settembre, prima della scadenza naturale, per aprire la strada alle elezioni anticipate. Dopo due mandati non potrà candidarsi alle presidenziali previste per dicembre, ma punta a restare centrale nella politica nazionale come candidato premier della coalizione che porta il suo nome.

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La sua carriera istituzionale comprende l’incarico di vicepremier e ministro della Difesa nel 2012, la guida del governo dal 2014 al 2017 e la presidenza dal maggio 2017 al settembre 2026. Dopo circa 14 anni di influenza dominante sul Paese, il leader serbo affronta una competizione che potrebbe ridimensionarne il controllo.

Durante la campagna ha organizzato un comizio in contemporanea con la grande manifestazione studentesca, promettendo una vittoria ampia ma riconoscendo la complessità della partita. Ha inoltre puntato sulla retorica nazionalista, ottenendo il sostegno di Milorad Dodik, figura dominante della Republika Srpska, l’entità serba della Bosnia, e mantenendo i rapporti con Mosca senza interrompere il dialogo con l’Occidente.


Media e campagna sotto pressione

La competizione elettorale è stata accompagnata da denunce di intimidazioni, arresti, aggressioni e uso delle risorse pubbliche a vantaggio del partito di governo. Anche osservatori internazionali e organizzazioni civiche hanno segnalato dubbi sulla regolarità del voto. Mercoledì la procura di Belgrado ha interrogato sei persone fermate con l’accusa di preparare violenze e disordini per la giornata elettorale.

Sul fronte dell’informazione, il controllo esercitato dal potere si è rafforzato. Il passaggio di proprietà di United Media, uno dei principali gruppi editoriali indipendenti del Paese, ha riacceso le preoccupazioni per il pluralismo. Dieci giornalisti di rilievo dell’emittente N1 si sono dimessi contestando nuove nomine editoriali considerate favorevoli al governo.

È stato inoltre cancellato «24 minuti con Zoran Kesic», popolare programma satirico, ufficialmente per motivi commerciali. Prima della sospensione, il conduttore aveva osservato che il voto avrebbe deciso «se i nostri figli rimarranno qui» e aveva poi denunciato: «Sappiamo che il potere vuole mettere a tacere ogni voce critica». Secondo l’organizzazione Crta, un recente comizio governativo è stato trasmesso in diretta da 46 emittenti televisive, in un Paese con circa 6,6 milioni di abitanti.


Il voto guarda anche all’Europa

L’esito non avrà conseguenze soltanto interne. Una possibile affermazione della Lista studentesca potrebbe inaugurare un diverso rapporto con l’Unione Europea e imprimere maggiore impulso al percorso di adesione di Belgrado, rallentato negli ultimi anni dalle ambiguità del governo serbo e dalla sua relazione con il Cremlino.

Gli studenti accusano Bruxelles di aver mantenuto un atteggiamento troppo prudente verso Vučić. L’Unione Europea considera tuttavia la Serbia un punto importante per la stabilità dei Balcani, area nella quale la Russia conserva una significativa capacità d’influenza. Prima delle ripercussioni internazionali, però, il passaggio decisivo sarà capire se la mobilitazione delle piazze riuscirà davvero a tradursi in voti.

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