Belgrado, gli studenti possono mandare in crisi il sistema di Vucic
La protesta nata dopo il crollo della stazione ferroviaria arriva alle urne, in un voto seguito con attenzione anche da Unione europea, Russia e Cina.
Per Milosh il risultato elettorale potrebbe diventare il regalo più significativo dopo la laurea in ingegneria conseguita due giorni fa al Politecnico di Milano. Il giovane è tornato in Serbia per sostenere la Lista degli Studenti, nata a Novi Sad, città da cui è partita una mobilitazione capace di mettere in discussione il dominio politico di Alexandar Vucic.
Il timore, però, è che il voto non chiuda la partita. «Temo che Vucic farà di tutto per evitare la sconfitta, mi aspetto brogli o peggio», ha detto Milosh prima di recarsi alle urne. I sondaggi indicano un confronto ravvicinato tra il Partito Progressista Serbo, noto con la sigla SNS, e la formazione sostenuta dal movimento universitario.
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La protesta nata dalla tragedia
Le manifestazioni proseguono da 24 mesi e hanno avuto origine negli atenei di Novi Sad, dopo il cedimento di una pensilina della stazione ferroviaria recentemente ristrutturata. Nell’incidente morirono 16 persone, tra cui alcuni studenti universitari, trasformando la tragedia nel simbolo delle accuse rivolte alle istituzioni.
La mobilitazione si è poi estesa oltre il mondo accademico, coinvolgendo insegnanti, docenti e ampi settori della società civile. Al centro della contestazione c’è soprattutto la corruzione pubblica: l’idea che un’opera rifatta con denaro statale sia crollata è diventata, per i manifestanti, la prova delle falle del sistema governativo.
Vucic tenta di restare centrale
L’ex presidente della Repubblica, già primo ministro, ha lasciato l’incarico tre mesi fa per convocare elezioni legislative anticipate e provare a tornare alla guida dell’esecutivo. Non potrà invece puntare a un terzo mandato presidenziale, poiché il prossimo anno i 6,5 milioni di elettori serbi saranno chiamati a scegliere il nuovo capo dello Stato.
Vucic mantiene comunque un ruolo dominante dopo 14 anni di potere attraverso l’SNS, forza di orientamento neoliberista e conservatore. Il partito è il perno della lista Serbia Unita e può contare, secondo il testo, sull’accesso alle risorse pubbliche, su una presenza favorevole nei mezzi d’informazione e su un marcato richiamo nazionalista. Tra le decisioni recenti citate figura anche l’organizzazione di funerali di Stato per Ratko Mladic, condannato per crimini di guerra e genocidio.
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Un risultato difficile da governare
La Lista degli Studenti ha scelto di non affidarsi a un leader unico né a una struttura gerarchica tradizionale. La sua organizzazione passa dalle reti universitarie e dalla candidatura di accademici e professionisti conosciuti nelle realtà locali, una formula che ha progressivamente sottratto spazio ai partiti d’opposizione.
Il consenso complessivo delle forze tradizionali, indicato in passato intorno al 30%, sarebbe sceso tra il 10% e il 15%. Alcuni gruppi si sono sciolti per aderire alla lista studentesca; Serbia Europea, considerata un alleato naturale del movimento, rischia invece di non raggiungere la soglia del 3%.
Perché l’Europa guarda a Belgrado
Il voto non riguarda soltanto gli equilibri interni. La corruzione denunciata dalla piazza è indicata tra gli ostacoli che hanno rallentato il percorso della Serbia verso l’Unione europea, mentre Belgrado conserva relazioni strette anche con Russia e Cina.
A rendere ancora più delicato il dopo-elezioni contribuiscono le accuse di parzialità dei mezzi d’informazione, pressioni sugli elettori e anomalie nelle liste. Se nessuna formazione conquisterà la maggioranza assoluta dei seggi, il sistema proporzionale potrebbe rendere complicata la nascita di un esecutivo e aprire la strada a nuove consultazioni. La prossima settimana, quindi, i risultati potrebbero lasciare spazio a trattative, alleanze e nuove proteste.
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