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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Lega, il simbolo cambia e Salvini resta favorito: cosa succede al congresso

Il partito si prepara a superare la formula “Lega Salvini premier”, mentre Giorgetti chiede di valorizzare i dirigenti più forti sul territorio.

Il prossimo simbolo della Lega potrebbe includere la dicitura “Italia federale”, richiamando un vecchio copyright di Umberto Bossi e conservando la sagoma di Alberto da Giussano. La modifica accompagnerebbe la chiusura della stagione della “Lega Salvini premier”, denominazione scelta da Matteo Salvini, alla guida del partito dal 2013.

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Il simbolo prepara il cambio di fase

La sostituzione del nome non sarebbe soltanto una scelta politica interna. A renderla necessaria contribuisce anche la nuova legge elettorale, che impone il superamento dell’attuale denominazione del partito.

Il possibile ritorno al riferimento all’Italia federale si inserisce così nel confronto sull’identità della Lega, tema destinato a pesare anche sugli equilibri dopo il congresso.


Nuovi incarichi e ruolo di Zaia

Tra le novità dello statuto, approvate ieri, figurano una segreteria politica composta da 9 membri e un coordinatore federale delle segreterie. Entrambe le strutture saranno nominate dal leader, che manterrà anche la facoltà di revocare gli incarichi.

Resta da capire quale spazio verrà assegnato a Luca Zaia. Il presidente del Veneto è tra i nomi più attesi nel nuovo assetto, mentre Salvini dovrà chiarire come intende organizzare gli organi dirigenti nella fase successiva alla votazione.


Giorgetti punta sui territori

Dal palco del congresso, Giancarlo Giorgetti ha riconosciuto le difficoltà elettorali della Lega e ha chiesto di coinvolgere nella squadra nazionale gli amministratori capaci di raccogliere consenso locale. «Va tutto bene? No, non va tutto bene. È evidente che abbiamo dei problemi», ha affermato il ministro dell’Economia.

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Per spiegare il divario tra aspettative e risultati, Giorgetti ha citato anche il caso di Bergamo: un partito abituato al 50% può considerare insufficiente un 20%, mentre per chi parte da zero l’8% avrebbe un significato diverso. La sua proposta è affiancare al segretario le figure che hanno dimostrato maggiore forza sul territorio.


Una Lega nazionale ma non nazionalista

Sul profilo politico del partito, Giorgetti ha preso le distanze sia dalla collocazione automatica a destra sia da quella a sinistra, rivendicando invece una posizione conservatrice. «Credo nella Lega nazionale, non in quella nazionalista: sono due cose diverse. Credo nella Lega delle identità», ha detto intervenendo al congresso.

Il ministro ha inoltre invitato a non perdere la capacità di opposizione, anche quando la Lega partecipa al governo. Secondo Giorgetti, una permanenza troppo lunga nelle istituzioni può indebolire il ruolo di “lotta” del partito; per questo servirebbe un equilibrio tra responsabilità di governo e presenza sul territorio.


Salvini avanti, Garavaglia cerca spazio

La conferma di Matteo Salvini alla guida della Lega non appare in discussione. L’attenzione è concentrata soprattutto sul risultato di Massimo Garavaglia: una quota compresa tra il 18% e il 20% viene considerata significativa per dimostrare che il dissenso interno ha consistenza.

Oggi sono previsti gli interventi dei due candidati alla segreteria. Sul confronto interno, Giorgetti ha indicato una precisa sequenza per esprimere le critiche: prima il dialogo diretto, poi il coinvolgimento di testimoni e, se necessario, il passaggio in assemblea. Sui temi di libertà, sicurezza e autonomia, ha però sostenuto che la linea comune resta condivisa.

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