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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Lavitola, accuse pesanti: «Report usato per fare pressione

Fabio Mazzoni ricostruisce le telefonate ricevute durante il tentativo di uscire dall’accordo con Valter Lavitola e racconta il coinvolgimento di Sigfrido Ranucci.

Le telefonate, l’investimento quasi milionario e la paura di possibili ritorsioni: Fabio Mazzoni ha raccontato così la fase più delicata dei rapporti con Valter Lavitola. Secondo la sua ricostruzione, l’ex editore avrebbe evocato anche un possibile servizio di Report per spingerlo a rispettare l’accordo sottoscritto nel 2024.


La telefonata prima dell’uscita

A fine marzo 2026 Mazzoni stava valutando di interrompere la collaborazione con Lavitola. L’amministratore di Neutralia, società dei crediti di carbonio fondata insieme a Gianluca De Marchi, sostiene di aver ricevuto una chiamata mentre era in motorino, ormai vicino al luogo di lavoro.

Nel corso della conversazione, racconta, gli sarebbe stato intimato di firmare il contratto. Lavitola avrebbe inoltre minacciato di presentarsi a casa di De Marchi per costringerlo con la forza e avrebbe prospettato conseguenze giudiziarie legate ad attività in Zimbabwe e Camerun. «Per me erano minacce e pressioni chiare e, in realtà, non sono stato in grado di reagire», ha riferito Mazzoni.

L’imprenditore ricorda anche un episodio precedente: qualche settimana prima Lavitola gli avrebbe detto che avrebbe fatto realizzare a Report un servizio contro di lui. Mazzoni afferma di non aver presentato denuncia, nonostante la telefonata lo avesse profondamente turbato.


Un investimento da quasi un milione

Alla base del contenzioso c’era un’operazione economica che, secondo Mazzoni, aveva richiesto alla società un esborso vicino al milione di euro. L’obiettivo era recuperare almeno una parte della somma, ma l’imprenditore sostiene di essersi accorto di essere stato danneggiato dall’accordo.

«È vero, avevo capito che ero rimasto fregato, come società avevamo fatto un investimento da quasi un milione di euro e la speranza era di recuperare qualcosa», ha dichiarato. In seguito alla risoluzione dell’intesa, sarebbe rimasto un impegno da 400 mila euro nei confronti di Lavitola, mentre Neutralia avrebbe versato soltanto 25 mila euro.

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Mazzoni ha poi raccontato di aver incontrato nuovamente Lavitola dopo l’accusa relativa all’attentato. L’ex editore, presentatosi sul luogo di lavoro, avrebbe sostenuto che gli investigatori non disponessero di elementi sufficienti e che un arresto fosse comunque possibile; nella stessa occasione avrebbe chiesto di non licenziare il figlio.


Ranucci e l’ipotesi degli incontri

Pochi giorni dopo l’esplosione si sarebbe svolto un incontro al Cefalù Bistrò, al quale partecipò anche Sigfrido Ranucci. Lavitola, secondo quanto emerso, aveva prospettato l’organizzazione di appuntamenti pubblici dedicati ai crediti di carbonio e avrebbe chiesto al conduttore di prendervi parte.

Ranucci ha confermato di essere stato contattato, precisando però di aver sempre respinto l’idea di diventare un testimonial dell’iniziativa. «Non un vero e proprio testimonial però sì Lavitola mi aveva chiesto di partecipare a una serie di incontri pubblici, da realizzare, sul carbon credit. Io mi sono sempre rifiutato», ha spiegato.

Il giornalista ha aggiunto che Lavitola lo portava con sé in diversi contesti, descrivendo il ruolo assegnatogli con un paragone religioso: «Comunque mi portava ovunque come una Madonna di Pompei».

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