Roma, l’auto occupa 62 minuti al giorno: cosa raccontano i nuovi dati
Meno spostamenti ma percorsi più lunghi nella Capitale, mentre il divario di velocità tra Nord e Sud si restringe nelle principali aree metropolitane
«Viviamo il paradosso dei dati senza informazione». Ennio Cascetta, nella prefazione al Manifesto dedicato alla mobilità, sottolinea che ogni giorno persone e veicoli producono una quantità enorme di tracce digitali, spesso difficili da trasformare in strumenti utili per le decisioni pubbliche. Il risultato, avverte, può tradursi in scelte inefficaci, occasioni economiche mancate e scarsa possibilità di verificare i risultati.
Una strategia per usare meglio i dati
Il documento propone sei linee d’azione: rendere le informazioni facilmente reperibili, collegare tra loro le diverse fonti, definire con chiarezza le modalità di misurazione, elevarne l’affidabilità, conservarle nel tempo e favorirne la condivisione. L’obiettivo è sostenere sia chi raccoglie i dati sia amministrazioni, imprese e ricercatori che devono utilizzarli.
Daniele Mancuso, amministratore delegato di GO-Mobility, chiede una cornice nazionale stabile attraverso una legge quadro sui dati dei trasporti. «Non possiamo ricominciare da zero ogni volta che un’amministrazione deve aggiornare un piano o verificare un servizio», ha detto. Per valutare correttamente dove intervenire, aggiunge, la velocità delle automobili va letta insieme alle informazioni sul trasporto pubblico, sull’accessibilità e sulla distribuzione delle attività.
A Roma l’auto si usa diversamente
Nella Capitale il cambiamento emerge dal confronto tra ottobre 2019 e ottobre 2025. Ogni veicolo compie mediamente 2,20 spostamenti al giorno, contro i 2,59 rilevati sei anni prima; nello stesso periodo, la quota dei tragitti inferiori a cinque chilometri si riduce dal 48,6% al 41,5%.
Parallelamente, la lunghezza media dei percorsi sale da 9,9 a 13,5 chilometri e il singolo viaggio passa da 20,3 a 28,3 minuti. Così il tempo trascorso quotidianamente al volante cresce da 52,6 a 62,1 minuti per automobile. I dati descrivono quindi meno partenze, ma itinerari più estesi; non consentono invece di stabilire da soli quale parte dell’aumento sia imputabile alla congestione.
Il Nord rallenta, Sud e Isole recuperano
L’indagine registra anche un riassetto delle velocità tra le aree metropolitane italiane. Il margine medio del Nord rispetto al Mezzogiorno e alle Isole passa da 5,1 km/h nel 2019 a 1,8 km/h nel 2025: nelle regioni settentrionali la velocità diminuisce dell’8%, pari a 2,4 km/h, mentre nel Sud e nelle Isole aumenta del 3,5%, cioè di 0,9 km/h.
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Le contrazioni più rilevanti riguardano Venezia, con il 12,1% in meno, Milano, al -9,8%, Bologna, al -7,7%, e Genova, al -7,6%. In controtendenza Palermo cresce del 7,7% e Messina del 6,4%. Nel 2025 Sassari guida la graduatoria delle aree metropolitane più rapide con 33,1 km/h, seguita da Bologna e Bari, entrambe a 31,5 km/h; Napoli chiude invece a 23,9, Catania a 24,1 e Genova a 24,4.
Nei capoluoghi la velocità cambia ancora
Il dato medio dell’intera area metropolitana non coincide con quello del capoluogo. Nei centri urbani Milano scende a 17 km/h, Firenze a 16,9, Palermo a 17,5, Torino a 17,7 e Napoli a 17,8; Roma raggiunge invece 24,3 km/h.
In media, i capoluoghi risultano 8,6 km/h più lenti rispetto ai territori metropolitani di riferimento. Il divario più ampio si registra a Torino, con 13 km/h, mentre Roma e Genova presentano quello più contenuto, pari a 4,3 km/h. Per questo, secondo lo studio, una graduatoria unica delle città più lente rischierebbe di confrontare contesti urbani e itinerari non omogenei.
Uno studio costruito su grandi volumi
I risultati provengono da “La velocità delle città”, ricerca dell’Osservatorio GO-Mobility basata sui dati delle automobili in movimento forniti da Targa Telematics-Viasat. Il campione comprende 15 città metropolitane e più di un milione di veicoli monitorati.
Nel complesso sono stati esaminati 158 milioni di viaggi e 5,7 miliardi di rilevazioni Gps distribuite su sette annualità. L’analisi è stata illustrata a Roma il 29 settembre, insieme al Manifesto “Connettere i dati e la mobilità”, che propone di trasformare queste informazioni in una base più continua e coordinata per le politiche del settore.
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