La foto di Amanda Knox a Perugia: «Cammino a testa alta
La 39enne americana è tornata davanti al tribunale del capoluogo umbro e ha ricordato gli anni della detenzione, l’assoluzione e le persone che le furono vicine.
Oggi Amanda Knox vive negli Stati Uniti, è madre e conduce un podcast dedicato agli errori giudiziari. Insieme al marito Christopher Robinson ha inoltre creato la Knox Robinson Productions e collabora con l’Innocence Project per sostenere chi viene accusato ingiustamente.
La sua attività pubblica continua così a intrecciarsi con il tema delle condanne errate, mentre il caso di Meredith Kercher resta legato alla sua storia personale. Knox ha scelto di raccontare il suo nuovo passaggio in Italia attraverso alcune immagini condivise su X.
Il ricordo degli anni più difficili
Tra le fotografie pubblicate compare anche quella con don Saulo, che all’epoca era il cappellano del carcere di Perugia. Knox lo ha ricordato come la persona che le rimase accanto durante la detenzione, quando i familiari non potevano starle vicino: «Il prete che mi ha tenuto per mano in quegli anni».
L’americana ha già visitato altre volte l’Italia dopo la conclusione del processo. In una precedente occasione era tornata anche a Perugia e aveva incontrato Giuliano Mignini, il magistrato che aveva seguito l’inchiesta fin dalle sue fasi iniziali.
Davanti al tribunale di Perugia
La nuova visita arriva quindici anni dopo l’assoluzione e la scarcerazione ottenute nel processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher. Knox ha pubblicato un’immagine scattata davanti al palazzo di giustizia in cui si erano svolti i procedimenti di primo e secondo grado.
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Nel messaggio collegato alla foto ha ricordato che lì era stata condannata a 26 anni e che, dopo l’assoluzione, alcuni presenti avevano scandito «Vergogna!». Ha poi descritto il suo passaggio attraverso Venezia, Milano e Roma come un percorso affrontato «a testa alta».
Il caso Kercher e la sentenza definitiva
Meredith Kercher, studentessa inglese e coinquilina di Knox, fu uccisa a Perugia la sera del primo novembre 2007. A quasi 19 anni di distanza, quella vicenda continua a riemergere nel dibattito pubblico, anche se sul piano giudiziario il procedimento si è chiuso dopo cinque processi.
Amanda Knox e Raffaele Sollecito, che all’epoca aveva una relazione con l’americana, sono stati definitivamente assolti. Rudy Guede, l’unico imputato ad aver scelto il rito abbreviato, è stato invece condannato a 16 anni di carcere e ha terminato di scontare la pena; Knox aveva trascorso quasi quattro anni in cella prima di essere liberata dopo la decisione d’appello.
La fotografia davanti al tribunale, datata 7 ottobre 2026, accompagna dunque un ritorno in un luogo centrale della sua vicenda giudiziaria. A distanza di anni, Knox ha scelto di affiancare all’immagine anche il ricordo del cappellano che le fu vicino durante la permanenza nel carcere perugino.
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