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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Kosovo, il comando passa all’Italia: la sfida del contingente Usa

Il generale Roberto Vergori prende il posto del turco Özkan Ulutaş alla guida di KFOR, in una fase segnata dalla riduzione della presenza militare americana.

La presenza italiana nei Balcani acquista nuovo peso con l’avvicendamento al vertice della missione KFOR. A Pristina il generale Roberto Vergori ha assunto la guida della forza multinazionale, chiamata a mantenere la stabilità in Kosovo e a gestire anche il ridimensionamento del contingente statunitense.

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Un passaggio delicato per KFOR

La cerimonia si è svolta nella base di Camp Film City, sede del quartier generale dell’Alleanza Atlantica. Vergori ha ricevuto l’incarico dal generale turco Özkan Ulutaş, davanti a militari provenienti da Germania, Grecia, Turchia, Romania, Stati Uniti e da altri Paesi impegnati nell’operazione.

La composizione internazionale dello schieramento riflette la natura di KFOR, istituita nel 1999 dopo i conflitti nell’ex Jugoslavia e autorizzata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 1244. Il dispositivo conta oggi circa 4.600 uomini; gli americani sono circa 500 e la loro riduzione rappresenta uno degli elementi con cui il nuovo comandante dovrà confrontarsi.


L’Italia rafforza il suo ruolo

Il contingente italiano è il più consistente tra quelli presenti nella missione, con circa 900 militari, 137 mezzi terrestri e un velivolo. Roma mantiene inoltre responsabilità operative di rilievo, consolidando la propria posizione nella sicurezza dell’area balcanica.

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La scelta di affidare a un generale italiano il comando di KFOR si inserisce nella linea di attenzione riservata dal governo Meloni ai Balcani occidentali. Tra gli obiettivi della politica estera italiana figura l’avvicinamento all’Unione europea dei Paesi della regione.


Kosovo e Serbia restano decisivi

Il Kosovo ha presentato la richiesta di adesione all’Unione europea nel dicembre 2022. Il suo percorso, così come quello della Serbia, rimane però legato ai progressi del dialogo tra Pristina e Belgrado, sostenuto da Bruxelles.

Il negoziato dovrebbe condurre a un’intesa completa e vincolante sulla normalizzazione dei rapporti bilaterali. Nel frattempo, dopo le proteste seguite alle recenti elezioni presidenziali in Serbia, la situazione sul terreno viene descritta come tornata alla normalità.

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