Caso Tupac, 40 anni a Keffe D: il verdetto dopo 30 anni
Duane Davis, già figura di spicco dei South Side Compton Crips, è stato condannato per la sparatoria che nel 1996 uccise il rapper a Las Vegas.
Per la morte di Tupac Shakur arriva una condanna destinata a tenere Duane “Keffe D” Davis in carcere per il resto della vita. La pena stabilita è di 40 anni e, considerando anche il tempo già trascorso in detenzione, l’uomo non potrà chiedere la libertà condizionale prima dei 100 anni.
La sentenza è stata pronunciata martedì 13 ottobre dalla giudice Carli Kierny. Davis, 63 anni, era stato dichiarato colpevole ad agosto di omicidio di primo grado con l’uso di un’arma letale per il suo ruolo nella sparatoria da un’auto in corsa che colpì Tupac vicino alla Las Vegas Strip nel 1996.
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La corte: una morte mai dimenticata
L’imputato, ex leader dei South Side Compton Crips, ha ascoltato il verdetto senza mostrare particolari emozioni. La giudice Kierny ha sottolineato che la vittima fu privata della vita, della famiglia e di ogni prospettiva futura, aggiungendo che la scomparsa di Tupac non è mai stata rimossa dalla memoria collettiva né da quella di Las Vegas.
In aula Davis ha preso la parola soltanto per chiedere la riconsegna di alcune fotografie e di altri oggetti sequestrati dagli investigatori nella sua abitazione. Quando gli è stato domandato se volesse aggiungere altro alla sua dichiarazione, ha risposto: “No, va bene così”.
L’unico incriminato per Tupac
Davis è l’unica persona formalmente incriminata per l’omicidio di Shakur. Secondo l’accusa, avrebbe orchestrato l’agguato dal quale partirono i colpi contro l’auto del rapper, morto dopo essere stato raggiunto dai proiettili.
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La difesa ha già fatto sapere che presenterà ricorso contro la condanna. Il procedimento, quindi, potrebbe non essere ancora arrivato alla sua conclusione definitiva sul piano giudiziario, a quasi tre decenni dall’assassinio.
La famiglia attendeva giustizia
Per i familiari di Tupac, il verdetto rappresenta un riconoscimento arrivato dopo 30 anni di attesa. La soddisfazione per la condanna, tuttavia, non cancella il dolore legato alla perdita del rapper, rimasto una figura centrale nella musica e nella cultura popolare.
La decisione della corte chiude almeno una parte dell’indagine su una delle morti più note della storia dell’hip-hop. Resta ora da vedere quale esito avrà l’impugnazione annunciata dall’avvocato di Davis.
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