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Auto, l’allarme Renault: l’Europa rischia di perdere la sua industria

François Provost chiede meno burocrazia e regole più flessibili, mentre Renault e Dacia puntano su elettrico, Gpl e soluzioni accessibili

L’industria automobilistica europea si trova davanti a una doppia sfida: difendere la propria produzione e affrontare la concorrenza internazionale, soprattutto cinese. François Provost, amministratore delegato di Renault, chiede all’Unione europea decisioni rapide sulle regole ambientali e sulla semplificazione normativa, avvertendo che senza un cambio di passo il settore rischia di indebolirsi fino a scomparire.

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Renault chiede una svolta a Bruxelles

L’appello è arrivato durante il MondialParis, dove Provost ha discusso il futuro dell’auto europea insieme ad Antonio Filosa di Stellantis e Oliver Blume di Volkswagen. Al centro del confronto ci sono le norme sulle emissioni di CO2 previste per il 2035, che secondo Renault dovrebbero essere applicate con maggiore flessibilità sia alle automobili sia agli altri veicoli destinati al trasporto passeggeri.

Il manager ha indicato anche il peso della burocrazia. Entro la fine del decennio, ha spiegato, entreranno in vigore 108 nuove disposizioni: un insieme di obblighi che assorbe risorse tecniche rilevanti. In Renault, secondo Provost, quasi un ingegnere su quattro lavora su questi adempimenti invece di occuparsi di ricerca, sviluppo e investimenti utili a contrastare i rivali asiatici.

La situazione del comparto rende il tema ancora più urgente. Dal 2010 l’automotive europeo ha perso un terzo degli addetti e, rispetto al 2019, il mercato continentale conta tre milioni di veicoli in meno. La filiera continua però a rappresentare il 7% del prodotto interno lordo dell’Europa, una quota superiore a quella di ogni altro settore industriale. “Senza interventi l’industria europea andrà a morire”, ha sintetizzato Provost, sottolineando che non può esserci un’Europa forte senza una base industriale solida.


Elettrico, la domanda finalmente accelera

Provost continua a considerare l’elettrificazione una direzione corretta per il mercato. A suo giudizio, il costo annuale dell’energia per un’auto elettrica in Francia si aggira intorno ai 500 euro, contro i 2.000 euro necessari per i rifornimenti tradizionali. A rendere più favorevole il confronto contribuiscono anche gli incentivi pubblici, sebbene l’aumento delle richieste sia diventato evidente soltanto di recente.

La crescita è particolarmente visibile in alcuni Paesi. In Germania le vetture elettriche hanno raggiunto il 34% del mercato a settembre, mentre segnali analoghi arrivano dalla Francia e, più recentemente, dal Portogallo. Renault sostiene quindi che l’interesse dei clienti stia cambiando, dopo una fase in cui la presenza dei bonus non era bastata a spingere gli automobilisti verso le concessionarie.

Sébastien Guigues, amministratore delegato di Renault Italia, ha portato l’esempio della Twingo, oggi disponibile esclusivamente con motorizzazione elettrica. A settembre il modello è stato il terzo per numero di richieste di preventivo nel Paese, dietro Clio e Captur. “Disponiamo di una gamma elettrica super e dobbiamo essere pronti per quando lo saranno anche gli italiani”, ha affermato Guigues.

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Dacia punta su prezzi e tecnologie note

Nel mercato italiano il marchio Dacia continua invece a beneficiare soprattutto della domanda di vetture alimentate a Gpl. Gabriele Tocci, direttore del marchio, ha spiegato che queste immatricolazioni rappresentano l’80% del totale Dacia, quasi il doppio rispetto alla quota del Gpl sull’intero mercato, pari al 45%.

La casa non si definisce più un costruttore economico e preferisce valorizzare il rapporto tra qualità e prezzo. Il passaparola resta centrale, anche perché il valore residuo delle vetture usate Dacia è superiore del 14% alla media del mercato. Secondo Frank Marotte, responsabile delle vendite, questo elemento contribuisce a ridurre il costo complessivo di possesso, con un vantaggio a due cifre per i clienti.

L’elettrico, per ora, non è il principale interesse degli acquirenti Dacia. Il marchio propone tuttavia una soluzione a tre alimentazioni, basata su benzina, tecnologia ibrida e Gpl. Katrin Adt, amministratrice delegata, ha spiegato che l’azienda utilizza tecnologie già conosciute, combinandole in configurazioni differenti.


Spring europea e nuovi modelli in arrivo

L’obiettivo dichiarato da Dacia resta quello di mantenere l’accessibilità. La nuova Spring, prodotta in Europa e non più in Cina, viene proposta con un prezzo vicino ai 18.000 euro. Entro il 2030 la gamma a emissioni zero dovrebbe comprendere quattro modelli, tra cui anche la Sandero.

Non rientra invece nel programma il quadriciclo Hipster, presentato l’anno scorso. La sua eventuale evoluzione dipenderà anche dalle regole comunitarie, che sul segmento dei veicoli leggeri non hanno ancora definito un quadro sufficientemente chiaro.

Sul fronte industriale, Renault giudica positivo l’accordo europeo sulle automobili ibride importate dalla Cina, ma lo considera soltanto un tassello della strategia. La protezione, secondo Provost, non deve riguardare soltanto gli stabilimenti e i volumi produttivi: deve includere l’intera catena del valore, dalle competenze tecnologiche ai fornitori fino alla capacità di sviluppo.

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