Petrolio, il conto della crisi cambia: 20 miliardi grazie alle auto elettriche
Tra marzo e agosto 2026 le vetture elettriche hanno ridotto la domanda di greggio nei Paesi importatori, mentre 49 nazioni hanno superato gli Stati Uniti nelle vendite di auto a batteria.
La crisi delle forniture petrolifere ha messo in evidenza un vantaggio concreto per i Paesi che hanno già una consistente presenza di auto elettriche: tra marzo e agosto 2026, le flotte composte da vetture completamente elettriche e ibride ricaricabili hanno evitato l’utilizzo di circa 200 milioni di barili di greggio. Il minor consumo si è tradotto in un risparmio complessivo stimato in 20 miliardi di dollari.
L’analisi, realizzata da Ember su 56 Paesi, arriva mentre le interruzioni delle forniture internazionali fanno salire il costo dei carburanti. Le nazioni esaminate rappresentano oltre il 90% delle vendite mondiali di auto elettriche e più dell’80% del mercato automobilistico globale.
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La Cina concentra gran parte dei risparmi
A determinare la quota più ampia del beneficio è stata la Cina, dove le auto elettriche hanno permesso di contenere la spesa per il petrolio di circa 14 miliardi di dollari. I Paesi dell’Unione europea, nel complesso, hanno invece ridotto i costi di circa 3,1 miliardi di dollari.
Germania e Francia hanno ottenuto i risultati più rilevanti all’interno dell’Ue, grazie alle dimensioni delle rispettive flotte elettriche. In Francia, il programma di noleggio agevolato per i nuclei familiari con redditi più contenuti ha contribuito a portare oltre il 30% la quota delle nuove auto elettriche vendute, per la prima volta. In Germania, la crescita è stata sostenuta da nuovi incentivi destinati agli acquirenti, introdotti all’inizio del 2026.
La Danimarca emerge invece per l’incidenza del risparmio rispetto ai propri consumi nazionali. La Norvegia mantiene il primato mondiale nella quota di mercato delle auto elettriche e si avvicina all’eliminazione quasi completa dei carburanti fossili nel trasporto privato dei passeggeri.
Secondo Euan Graham, analista senior del settore energetico di Ember, chi ha puntato prima sulla mobilità elettrica dispone oggi di una maggiore protezione dalle turbolenze del mercato petrolifero. “Ogni auto elettrica in circolazione riduce l’esposizione alla volatilità dei mercati petroliferi e, con la crescita delle flotte, aumenta anche la protezione contro futuri shock dell’offerta”, ha spiegato.
L’Italia supera gli Stati Uniti nelle vendite
Nel 2026 quindici Paesi hanno oltrepassato gli Stati Uniti per percentuale di nuove auto completamente elettriche vendute. Tra questi figurano Italia, India, Brasile, Malesia e Nuova Zelanda. Considerando tutti i mercati osservati, 49 dei 56 Paesi analizzati presentano ormai una quota superiore a quella statunitense.
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Negli Stati Uniti, nei primi otto mesi dell’anno, le auto elettriche a batteria hanno rappresentato il 6% delle vendite di veicoli leggeri. Il dato risente della riduzione del sostegno federale alla mobilità elettrica decisa nel 2025. In Giappone, al contrario, le vendite sono raddoppiate nel 2026 dopo l’introduzione di un aiuto pubblico per affrontare il costo iniziale dell’acquisto.
Le difficoltà negli approvvigionamenti petroliferi stanno favorendo la domanda di vetture elettriche anche in India, Cile, Australia e Nuova Zelanda. In India, nella prima metà del 2026, Tata e Mahindra hanno raccolto insieme oltre il 60% delle vendite di questo tipo di veicoli. Il Brasile sta rafforzando il proprio ruolo produttivo nell’area regionale, mentre la società vietnamita VinFast sta estendendo la produzione fuori dal Paese d’origine.
Una crescita globale ancora disomogenea
Nei primi otto mesi del 2026 le vendite mondiali di auto elettriche a batteria sono aumentate dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nello stesso confronto, le ibride ricaricabili hanno perso il 12% e le automobili con motore a combustione interna il 6%.
Escludendo Cina e Stati Uniti, l’incremento delle vetture a batteria raggiunge circa il 45%. La loro quota sul totale delle auto nuove vendute nel mondo è salita al 18%, contro il 16% registrato nei primi otto mesi del 2025. L’espansione, tuttavia, procede con velocità diverse a seconda delle politiche adottate nei singoli Paesi.
In Italia il passaggio resta lento e irregolare anche per ragioni economiche. Uno studio commissionato da Transport&Environment stima che 4,9 milioni di famiglie, pari al 18,46% del totale, destinino alla mobilità una quota del bilancio almeno doppia rispetto alla media nazionale.
Esther Marchetti di T&E Italia ha collegato questa situazione alla carenza del trasporto pubblico e alla forte dipendenza dai carburanti tradizionali: “Dove il trasporto pubblico è carente, l’auto è una necessità anche per le famiglie più povere, e con un parco circolante alimentato ancora al 99,3% da combustibili fossili, ogni rincaro del carburante è un aggravio pesantissimo sui loro bilanci”. Per l’organizzazione, la mobilità finisce così per ampliare disuguaglianze economiche e territoriali già presenti, mentre le crisi degli ultimi anni mostrano la fragilità di un modello ancora legato al petrolio.
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