Kharkiv, cinque militari uccisi: il mistero che resta sul soldato russo
Leonid Ryzhikov è accusato di aver eliminato cinque ucraini disarmati e un pescatore: la sua fuga e il movente restano al centro dell’indagine
Perché Leonid Ryzhikov sia entrato proprio in quella casa e abbia aperto il fuoco contro cinque militari ucraini resta ancora da chiarire. Nelle dichiarazioni rese durante l’interrogatorio non compaiono aggressioni, minacce o tentativi di identificare il soldato russo da parte delle vittime.
Anche la ricostruzione diffusa dalla SBU lascia irrisolta la ragione della strage. L’intelligence di Kiev sostiene che alcune delle persone colpite stessero dormendo e definisce l’azione priva di qualsiasi giustificazione.
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L’arresto dopo la fuga
Ryzhikov è stato fermato il 14 ottobre nel quartiere Saltivka, a Kharkiv. Gli agenti hanno trovato con lui il fucile automatico AK-74 che, secondo l’accusa, sarebbe stato utilizzato durante gli omicidi.
Il trentaseienne, originario di San Pietroburgo, è ora indagato per crimini di guerra e potrebbe essere condannato all’ergastolo. La Procura generale ucraina ha pubblicato anche un breve filmato relativo al suo interrogatorio.
Una storia segnata dal carcere
Prima di essere inviato al fronte, Ryzhikov aveva trascorso otto anni in prigione per lesioni personali gravi e furto. Alla fine di luglio era stato mobilitato nell’esercito russo e inserito nel secondo battaglione del 1009° reggimento fucilieri motorizzati, parte della 68ª divisione della fanteria motorizzata della 6ª armata.
Tra il 5 e il 6 ottobre si trovava nelle postazioni russe vicino a Starytsia, nel distretto di Chuhuiv, quando quelle aree furono colpite dal fuoco ucraino. L’uomo avrebbe quindi abbandonato la posizione, portando con sé l’AK-74, e si sarebbe incamminato verso Kharkiv attraversando zone boschive.
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Il pescatore ucciso lungo il canale
Durante la ritirata, il militare sarebbe entrato in un’abitazione disabitata, da cui avrebbe sottratto alcuni vestiti civili. Il 13 ottobre, nei pressi di Mykhailivka, avrebbe poi incontrato un pescatore di 60 anni lungo un canale.
Secondo gli investigatori, Ryzhikov gli avrebbe sparato e avrebbe trascinato il corpo nell’acqua. Interrogato sull’episodio, ha spiegato: «Avevo paura che mi denunciasse, tutto qui. L’ho ucciso e me ne sono andato». Ha inoltre confermato di aver nascosto il cadavere nel canale.
La strage nella casa di Momotove
Sempre il 13 ottobre, l’uomo sarebbe arrivato in una proprietà privata di Momotove, dove si trovavano cinque militari ucraini. La SBU afferma che non fossero impegnati in combattimento, che non avessero armi con sé e che indossassero abiti civili; per questo, secondo Kiev, rientravano nella tutela prevista dalla Convenzione di Ginevra per i civili durante i conflitti.
Nel racconto fornito agli investigatori, Ryzhikov ha detto di essere entrato nella casa e di aver sentito una persona allontanarsi. Ha poi descritto una sequenza di spari contro gli occupanti, aggiungendo: «Li ho uccisi, ho preso in fretta alcune cose». Un altro militare gli avrebbe ordinato di fermarsi; a quel punto il sospettato avrebbe fatto fuoco e sarebbe scappato.
All’interno dell’abitazione, ha riferito, c’erano munizioni, armi, giubbotti antiproiettile, elmetti e altro materiale militare. Ha sostenuto di aver preso soltanto alcune cartucce, lasciando il resto dell’equipaggiamento, prima di riprendere la fuga verso Kharkiv.
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