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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

James Blunt ritrova se stesso nel nuovo album

Il disco uscirà il 6 novembre dopo un percorso tra Ibiza, Svizzera e ricordi del successo internazionale.

James Blunt pubblicherà “Airplane Mode” il 6 novembre. Il cantautore ha scritto il nuovo album tra Ibiza e la Svizzera, registrandolo ai Pig Music Studios di Banbury insieme alla band con cui collabora da anni.

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Un disco più personale

Intervistato a Ibiza, Blunt ha raccontato di avere scelto una modalità di lavoro lontana dagli studi londinesi e dalle esigenze dell’industria musicale. «Mi è sembrato di scrivere canzoni come da ragazzo, ma parlando del mondo reale, della mia vita e delle mie esperienze, invece di scrivere su commissione», ha spiegato.

L’artista trascorre parte dell’anno a Ibiza e parte a Verbier, sulle Alpi svizzere. In questi luoghi ha allestito due studi, uno dei quali nella sua camera da letto, per lavorare senza trattare la musica come un incarico da rispettare. Il risultato, secondo Blunt, è un album diverso dai precedenti e costruito soprattutto come un confronto interiore.

Dopo il successo mondiale di “Back to Bedlam”, il cantante ha raccontato di aver vissuto con difficoltà l’esposizione pubblica. Il disco successivo, “All the Lost Souls”, nacque durante un periodo di isolamento a Ibiza e rifletteva, già dal titolo, uno stato d’animo tormentato.

Negli anni seguenti Blunt ha scritto con l’obiettivo di soddisfare il pubblico, le radio e la casa discografica. Oggi, dopo la pubblicazione della sua raccolta dei maggiori successi, sostiene di non avere più nulla da dimostrare sul piano commerciale. In “Airplane Mode” affronta così pensieri, fragilità e paure con maggiore libertà, attraverso brani come “Circles” e “Weight Of It All”.


Le riflessioni sulla guerra

Ex soldato, Blunt ha parlato anche dei conflitti in corso, precisando di non considerarsi un modello o un esperto politico. A suo giudizio, le guerre vengono decise dai leader per ambizione, interesse personale o desiderio di lasciare un’eredità, mentre il costo ricade sui giovani mandati a combattere.

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Il cantante ha attribuito una parte delle divisioni odierne alla politica, ai mezzi di informazione e ai social network. Secondo la sua analisi, gli algoritmi premiano spesso lo scontro più del dialogo e rendono difficile comprendere le ragioni degli altri. «Se non capisci il punto di vista di qualcun altro, non puoi coesistere e finisci in guerra», ha detto.

La musica, al contrario, gli appare come uno spazio capace di riunire persone con storie e identità diverse. Durante i concerti in Paesi lontani, Blunt sostiene di incontrare lo stesso riconoscimento nelle emozioni espresse dalle canzoni, indipendentemente da origine, religione, sesso o orientamento sessuale.


Il rapporto con l’Italia

Nel colloquio ha citato anche il legame con il pubblico italiano, dalle lezioni di canto lirico alla collaborazione con Laura Pausini. Ha inoltre commentato il caso che ha coinvolto Ed Sheeran e l’esclusione di Macklemore dal tour legata al sostegno alla Palestina, invitando a non considerare automaticamente i musicisti come figure da seguire su ogni tema.

Blunt ha aggiunto che un artista può scegliere di non esporsi quando ritiene di non avere strumenti sufficienti per sostenere una posizione. «Se un artista sente di non avere gli strumenti per esprimere un’opinione forte su qualcosa, va rispettato», ha dichiarato, ricordando anche la pressione che può derivare dall’organizzazione di un tour.

Il cantautore tornerà dal vivo in Italia nel 2027. Sono previsti due appuntamenti: il 27 febbraio all’Unipol Forum di Milano e il 28 febbraio al Nelson Mandela di Firenze.

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