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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Crisi climatica e proteste, appello a un fronte comune

Autotrasportatori e agricoltori denunciano costi, siccità e blocchi; la risposta proposta passa da energia pubblica e servizi universali.

La crisi climatica, il caro-energia e la protesta sociale stanno convergendo in un’unica emergenza. Per affrontarla, secondo l’analisi proposta, serve una programmazione pubblica capace di intervenire su energia, agricoltura e servizi essenziali.

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Più intervento pubblico

La soluzione non può consistere in una misura unica. Lo Stato dovrebbe tornare a progettare e realizzare direttamente impianti per l’energia pulita, creando anche una filiera nazionale per i componenti delle fonti rinnovabili.

Anche l’agricoltura, nella stessa prospettiva, andrebbe ripensata riconoscendo ai contadini il ruolo di custodi del territorio e di lavoratori al servizio della collettività. Tra gli obiettivi indicati figurano inoltre il ripristino dei servizi universali di base e una politica orientata alla giustizia sociale ed ecologica.


Giovani e lavoratori insieme

L’appello è rivolto a movimenti giovanili, agricoltori e autotrasportatori: la richiesta è costruire un’azione comune per riportare sotto controllo pubblico energia, servizi e diritti. Separare il costo della vita dalle guerre, dalla crisi energetica e dal consumo di suolo viene considerato un errore di analisi.

Le mobilitazioni, sostiene il testo, potrebbero aumentare nei prossimi mesi e anni se non verrà contestato il modello che concentra ricchezza e potere nell’1% più ricco, mentre il restante 99% vede restringersi le possibilità di una vita dignitosa.


Merci ferme e rabbia sociale

Nel Mezzogiorno lo sciopero degli autotrasportatori ha rallentato i rifornimenti. Alcuni supermercati di Puglia e Calabria non hanno ricevuto nuove consegne, mentre l’Università Federico II di Napoli ha trasferito le lezioni a distanza. Il blocco della logistica si è sommato alle difficoltà provocate dall’inflazione e dalla crisi agricola.

A Milano e in altre città, intanto, le tensioni urbane sono state affrontate dal Viminale con misure giudicate repressive dall’autore. Il governo guidato da Giorgia Meloni si avvicina al primato per numero di decreti sicurezza approvati in una sola legislatura, che non è ancora terminata.


Energia, clima e approvvigionamenti

Le proteste di agricoltori e camionisti vengono ricondotte al peso del carburante, ai raccolti danneggiati dal caldo e dagli eventi meteorologici estremi e alle difficoltà delle campagne. Le guerre e la speculazione sui combustibili fossili aggravano il problema; la situazione nello stretto di Hormuz viene indicata come uno dei segnali più evidenti.

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Un sistema fondato sui combustibili fossili rende più costose e vulnerabili sia la produzione sia la distribuzione di alimenti e merci. Quando i raccolti vengono distrutti e i camion restano fermi, la catena delle forniture si interrompe; la logistica globale, basata su estrazione e sprechi, mostra così tutta la propria fragilità.


La risposta alle piazze

Nel dibattito pubblico si è parlato di vetrine danneggiate, violenza e organizzazione delle proteste attraverso le reti sociali. Secondo l’autore, le accuse di presunte infiltrazioni mafiose rivolte alla mobilitazione degli autotrasportatori hanno contribuito a delegittimarla e hanno riproposto stereotipi radicati sul rapporto tra Nord e Sud.

La gestione dell’ordine pubblico ha incluso l’impiego di lacrimogeni, idranti, camionette e contenimento dei manifestanti in strade strette. L’autore richiama modalità che, a suo giudizio, ricordano quelle viste durante il G8 di Genova, mentre il ricorso a nuovi decreti sicurezza continua a essere presentato come risposta alle tensioni.


La crisi climatica al centro

Nel racconto politico e mediatico, la questione ambientale viene spesso descritta come una stagione di mobilitazione giovanile ormai superata. Il testo sostiene invece che i movimenti climatici siano ancora attivi e radicati nei territori, anche attraverso la collaborazione con comitati locali e vertenze legate ai problemi delle comunità.

La difesa del clima non viene limitata a comportamenti individuali come la raccolta differenziata o la tutela degli orsi polari. Il tema comprende il diritto alla casa, alla salute pubblica, a un salario equo e alla protezione dei servizi essenziali, oltre alla critica verso chi inquina maggiormente e trae profitto dall’aria e dalle risorse comuni.

Le periferie in rivolta, i fiumi prosciugati e le catene di rifornimento interrotte vengono così letti come manifestazioni della crisi del sistema fossile.

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