Israele al voto: nessuno ha i numeri, la sfida che può decidere tutto
Netanyahu ed Eisenkot partono senza una maggioranza certa, mentre partiti più piccoli e alleanze saranno decisivi per il futuro della Knesset.
Mansour Abbas potrebbe tornare a essere una figura decisiva nella formazione del prossimo governo israeliano. Il leader di Ra'am, 52 anni, punta su temi concreti per le comunità arabe, come il contrasto alla criminalità, e cerca di rendere il partito un interlocutore utile per eventuali coalizioni.
Abbas, politico e dentista arabo-palestinese originario del nord di Israele, siede nella Knesset dal 2019. Nel 2021 Ra'am è diventato il primo partito guidato da arabi a entrare in una maggioranza di governo. Per rafforzare il profilo trasversale della lista, Abbas ha indicato come secondo candidato Yoav Segalovitz, ex comandante della polizia e rappresentante dell'area centrista ebraica.
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Ben-Gvir spinge il governo a destra
Tra gli esponenti più controversi della politica israeliana c'è Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale e capo di Otzma Yehudit. Cinquant'anni, avvocato, ha alle spalle diverse condanne, compresa una relativa al sostegno a un'organizzazione terroristica, ed è noto per aver difeso estremisti ebrei accusati di aggressioni contro palestinesi.
Ben-Gvir è inoltre sotto indagine della Procura di Roma per i presunti abusi denunciati dagli attivisti italiani della Sumud Flotilla, fermati nel maggio 2026 in acque internazionali mentre si dirigevano verso Gaza e trasferiti in Israele. Le sue posizioni hanno contribuito a spostare ulteriormente verso destra l'esecutivo: sostiene infatti la ricostruzione degli insediamenti ebraici nella Striscia e ha parlato di un trasferimento “volontario” di circa 2 milioni di palestinesi da Gaza.
Un voto senza vincitori sicuri
Le elezioni parlamentari sono fissate per il 27 ottobre, ma le rilevazioni non assegnano a nessuno dei due principali schieramenti i 61 seggi necessari per controllare la Knesset. Il prossimo esecutivo potrebbe quindi dipendere da trattative con formazioni minori e da accordi tra partiti con orientamenti molto diversi.
Da una parte c'è Benjamin Netanyahu, 77 anni, leader del Likud e primo ministro israeliano più longevo. I suoi sostenitori gli riconoscono risultati nel campo della sicurezza e dell'economia, oltre al rapporto stretto con Donald Trump; gli avversari, invece, gli imputano le carenze politiche e di sicurezza che precedettero l'attacco del 7 ottobre 2023 e una gestione inefficace dei successivi conflitti con Iran, Libano e Yemen.
Netanyahu deve inoltre affrontare il procedimento giudiziario che lo vede accusato di frode, abuso d'ufficio e corruzione, contestazioni che respinge. Nel 2024 la Corte penale internazionale ha emesso nei suoi confronti un mandato di arresto per presunti crimini di guerra e contro l'umanità.
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Eisenkot cerca l'alternativa
Il principale sfidante è Gadi Eisenkot, 66 anni, ex capo di Stato Maggiore e oggi alla guida del partito centrista Yashar. Figlio di immigrati ebrei marocchini e proveniente da una famiglia operaia, ha trascorso circa quattro decenni nelle forze armate prima di entrare in politica nel 2022.
Il figlio Gal è morto a 25 anni combattendo nella Striscia di Gaza dopo gli attacchi del 7 ottobre; nello stesso contesto hanno perso la vita anche due nipoti di Eisenkot. L'ex generale ha partecipato come osservatore al gabinetto di guerra di Netanyahu, ma dopo otto mesi si è dimesso, accusando il primo ministro di non avere una linea strategica definita.
Eisenkot propone un'alternativa moderata sul piano politico, pur mantenendo una posizione rigida sulla sicurezza. A lui viene attribuita la cosiddetta “Dottrina Dahiyeh”, basata sull'impiego di una forza sproporzionata contro le aree utilizzate dai militanti per lanciare attacchi. Un'eventuale vittoria gli permetterebbe di diventare il primo primo ministro israeliano di origine mizrahi, cioè appartenente alle comunità ebraiche provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente.
Bennett resta l'ago della bilancia
Un altro possibile protagonista delle trattative è Naftali Bennett, 54 anni, ex primo ministro e leader di destra, religiosamente osservante, di Beyachad. La lista è nata dall'intesa con Yair Lapid e si oppone alla nascita di uno Stato palestinese, sostenendo al contrario gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata.
Prima dell'ingresso nella Knesset, avvenuto nel 2013, Bennett era stato capo di gabinetto di Netanyahu e presidente del Consiglio di Yesha, organismo che riunisce le autorità locali degli insediamenti. Nel 2021 ha guidato per un breve periodo un governo fondato sulla rotazione con Lapid, dopo che Yamina aveva conquistato sette seggi.
Bennett condivide con Netanyahu una linea severa verso i palestinesi, ma contesta la conduzione della sicurezza da parte del primo ministro e la sua offensiva contro il sistema giudiziario. In uno scenario senza maggioranza autonoma, queste distanze potrebbero pesare quanto le affinità ideologiche.
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