844notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 5 min di lettura6 ore fa

Israele al voto, il rebus delle alleanze: chi può guidare la Knesset

Netanyahu ed Eisenkot sono i favoriti, ma nessuno dei due schieramenti sembra in grado di raggiungere da solo la soglia dei 61 seggi.

A decidere gli equilibri dopo il voto israeliano potrebbe essere ancora una volta un partito arabo. Mansour Abbas, guida di Ra'am e deputato della Knesset dal 2019, ha già dimostrato di poter diventare decisivo: nel 2021 la sua formazione fu la prima lista araba a partecipare a una coalizione di governo.

Offerta del giorno26 ottobre

Douglas

-20% su tanti prodotti da Douglas

Scade tra 2 giorni
*********


Abbas punta sulle esigenze locali

Cinquantadue anni, dentista e politico arabo-palestinese originario del nord di Israele, Abbas ha scelto di concentrare la campagna su problemi concreti delle comunità arabe, come il contrasto alla criminalità. Una strategia pensata per aumentare il peso parlamentare di Ra'am e rendere il partito un interlocutore per eventuali alleanze, senza mettere al centro soltanto il conflitto israelo-palestinese.

In questa direzione si colloca anche la scelta di Yoav Segalovitz come secondo nome nella lista elettorale. L'ex esponente delle forze dell'ordine e rappresentante centrista ebreo dovrebbe rafforzare il profilo trasversale della formazione guidata da Abbas.


Ben-Gvir spinge la destra

Su posizioni opposte si colloca Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale e leader di Otzma Yehudit, formazione ultranazionalista che dopo l'ultimo successo elettorale ha contribuito allo spostamento a destra del governo. Cinquant'anni, avvocato, è noto per aver difeso esponenti dell'estrema destra ebraica coinvolti in procedimenti per aggressioni contro palestinesi.

Ben-Gvir ha ricevuto diverse condanne, anche per il sostegno a un'organizzazione terroristica, e da adolescente rifiutò il servizio militare per le proprie convinzioni radicali. In passato fu vicino a Meir Kahane, rabbino apertamente razzista, e ha sostenuto l'idea di un trasferimento definito “volontario” di circa 2 milioni di palestinesi dalla Striscia di Gaza. Ha inoltre promosso il ritorno degli insediamenti ebraici nell'enclave.

Il politico è sotto esame anche da parte della Procura di Roma, che indaga sui presunti maltrattamenti e sulle condotte degradanti denunciati dagli attivisti italiani della Sumud Flotilla. Il gruppo, diretto verso Gaza, era stato fermato nel maggio 2026 in acque internazionali e successivamente condotto in Israele.


Eisenkot, l’alternativa centrista

Gadi Eisenkot, 66 anni, arriva alla sfida elettorale dopo una lunga carriera militare. Figlio di una famiglia di origine marocchina arrivata in Israele e cresciuto in un ambiente popolare, ha trascorso circa quarant'anni nell'esercito fino a raggiungere il vertice dello Stato Maggiore. Dal 2022 è impegnato nella politica e oggi dirige Yashar, il principale partito d'opposizione di area centrista.

La sua vicenda personale è segnata anche da gravi perdite: il figlio Gal, 25 anni, è morto combattendo nella Striscia di Gaza dopo gli attacchi del 7 ottobre, così come due nipoti. Eisenkot aveva inoltre preso parte, come osservatore, al gabinetto di guerra di Netanyahu, ma dopo otto mesi si è dimesso sostenendo che il primo ministro non disponesse di una linea strategica definita.

Da allora ha cercato di presentarsi come una soluzione moderata rispetto a Netanyahu, pur mantenendo posizioni rigide sulla sicurezza. A Eisenkot viene attribuita anche la cosiddetta “Dottrina Dahiyeh”, basata sull'uso di una forza sproporzionata contro le aree da cui partono gli attacchi dei militanti. Una sua eventuale vittoria potrebbe portare per la prima volta alla guida del governo un premier israeliano di origine mizrahi, cioè appartenente alle comunità provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente, a lungo penalizzate dall'élite di origine europea.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Netanyahu tra forza e contestazioni

Benjamin Netanyahu resta comunque il nome più pesante della competizione. A 77 anni è il capo di governo israeliano con il mandato più lungo e ha mantenuto la guida del Likud attraversando conflitti, crisi politiche, scandali e l'attacco del 7 ottobre 2023, il più letale nella storia recente del Paese.

I suoi sostenitori gli riconoscono risultati nel campo della sicurezza e dell'economia, oltre al rapporto stretto con Donald Trump, che lo ha sostenuto. I rivali, al contrario, lo ritengono politicamente responsabile delle carenze che precedettero l'attacco e criticano la conduzione dei successivi fronti militari, dall'Iran al Libano e allo Yemen.

Sul primo ministro pesa anche un mandato di arresto emesso nel 2024 dalla Corte penale internazionale, indicata nel testo come destinataria del Premio Sakharov alla vigilia delle elezioni, per presunti crimini di guerra e contro l'umanità. Netanyahu respinge le accuse anche nel procedimento giudiziario interno che da anni lo coinvolge per frode, abuso d'ufficio e presunta ricezione di denaro illecito.


Bennett può diventare decisivo

Tra i possibili protagonisti della formazione di una maggioranza c'è anche Naftali Bennett. Cinquantaquattro anni, ex primo ministro e leader della destra religiosa, guida Beyachad, lista comune con il centrista Yair Lapid.

Bennett è contrario alla nascita di uno Stato palestinese e appoggia l'espansione degli insediamenti nella Cisgiordania occupata. Prima dell'ingresso nella Knesset, avvenuto nel 2013, era stato capo di gabinetto di Netanyahu e aveva diretto il Consiglio di Yesha, organismo che rappresenta le autorità locali degli insediamenti israeliani.

Il suo partito Yamina aveva conquistato sette seggi alle ultime elezioni, abbastanza per consentirgli di costruire nel 2021 un esecutivo sostenuto da forze di sinistra e arabe. In base all'accordo di rotazione con Lapid, Bennett ricoprì per un periodo limitato l'incarico di primo ministro. Pur condividendo con Netanyahu una linea dura verso i palestinesi, continua a contestarne la gestione della sicurezza e lo scontro con il sistema giudiziario.


Il voto senza un vincitore netto

Le elezioni parlamentari sono fissate per il 27 ottobre in Israele. Netanyahu, leader del Likud, ed Eisenkot, alla guida di Yashar, sono i principali contendenti, ma i sondaggi non assegnano a nessuno dei due blocchi i 61 seggi necessari per controllare la Knesset.

Il risultato più probabile è quindi una nuova trattativa tra partiti, con alleanze indispensabili per arrivare alla maggioranza. In questo scenario, formazioni come Ra'am e i partiti guidati da Bennett potrebbero assumere un peso superiore alla loro consistenza numerica, mentre la presenza di Ben-Gvir potrebbe rendere più difficile qualsiasi intesa che coinvolga forze moderate o arabe.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere